Cronaca Italia

Eutanasia: approvato il testo base alla Camera. L’associazione Luca Coscioni raccoglie firme per un referendum

Un passo avanti sull’eutanasia. È stato approvato il testo base in commissione alla Camera. L'associazione Luca Coscioni, intanto, raccoglie firme per un referendum
cappato

Nella giornata di martedì, la commissione Giustizia della Camera ha approvato il testo base della nuova legge sull’eutanasia. Un primo passo arrivato dopo mesi di attesa, anche se resta da sottolineare come la discussione in aula non sia ancora stata calendarizzata. Il testo è stato approvato con i voti a favore del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle. Intanto l’Associazione Luca Coscioni ha avviato una raccolta firme per dare il via al referendum sull’eutanasia.

Eutanasia, approvato il testo base alla Camera

I capigruppo delle commissioni congiunte Giustizia e Affari costituzionali di Montecitorio hanno dato il primo ok al testo base della legge per l’eutanasia.

A favore si sono schierati Pd-M5s-Leu-Iv, Azione e +Europa, voti contrari invece dal centrodestra insieme a Fratelli d’Italia. “Con la decisione di oggi della riunione Capigruppo delle commissioni congiunte giustizia e affari sociali della Camera, il Parlamento italiano finalmente batte un colpo sul tema dell’aiuto alla morte volontaria. È il primo segnale di vita a quasi tre anni dal primo richiamo della Corte costituzionale, ribadito poi un anno dopo in occasione della sentenza “Cappato-Dj Fabo”.

“, hanno commentato Marco Cappato e Filomena Gallo, promotori del referendum, tramite la pagina Facebook Associazione Luca Coscioni.

Abbiamo finalmente un buon testo che chiarisce perplessità e appiana differenze. Invitiamo le forze politiche che oggi non lo hanno votato a ripensarci, andando incontro alle drammatiche richieste di coloro che sono malati senza alcuna speranza e che rifiutano una vita di sofferenze“, riferiscono Mario Perantoni e Marialucia Lorefice, presidenti della commissione Giustizia e Affari sociali, deputati M5S, riporta LaPresse.

Referendum per l’abrogazione dell’art. 579 del codice penale

L’Associazione Luca Coscioni, intanto, ha annunciato la richiesta del Referendum. Questo vuole abrogare l’art. 579 del codice penale per abolire il reato di omicidio, punito da 6 a 15 anni, per chi aiuta a morire una persona. Con questo intervento referendario l’eutanasia attiva sarà consentita nelle forme previste dalla legge sul consenso informato e il testamento biologico, e in presenza dei requisiti introdotti dalla Sentenza della Consulta sul “Caso Cappato”, ma rimarrà punita se il fatto è commesso contro una persona incapace o contro una persona il cui consenso sia stato estorto con violenza, minaccia o contro un minore di diciotto anni, si specifica sul sito ufficiale della raccolta firme per il Referendum.

A meno di due anni dalla scadenza naturale della legislatura, non sappiamo se le Camere faranno in tempo a migliorare ed approvare il testo base. Va comunque tenuto presente che la sentenza della Consulta e il disegno di legge licenziato dalla capigruppo, escludono dall’aiuto alla morte volontaria i pazienti che non siano tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale (ad esempio i malati di cancro) ed escludono l’eutanasia attiva da parte del medico su richiesta del paziente“, si legge ancora sul profilo Facebook dell’Associazione Luca Coscioni.

E allora, “Per legalizzare l’eutanasia in questa legislatura l’unico strumento che dà garanzie di una scelta prima della fine della legislatura è il referendum per l’eutanasia legale“, spiegano ancora. “Se anche il testo base fosse approvato nell’attuale versione, il referendum si terrebbe comunque perché agisce su un diverso articolo del codice penale, abrogando parzialmente l’articolo 579 codice penale (omicidio del consenziente), mentre il testo approvato oggi interviene unicamente sull’art.

580 codice penale (aiuto al suicidio)“.

La raccolta firme andrà avanti fino al 30 settembre per raggiungere la cifra di 500mila che andranno poi presentate alla Corte di Cassazione: nel caso ci riuscisse, e la Corte Costituzionale ritenesse poi legittimo il quesito, il voto si terrebbe nel 2022.

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