come costruire una frase

Quando qualcosa non viene più praticata, quando non ha più la nostra attenzione, per vari motivi, perché un ciclo è terminato, perché il nostro interesse si è spento, perché semplicemente la nostra vita ha preso una strada diversa: anche l’attività più banale, se non viene più esercitata, comincia a sbiadirsi.

Quando affronto le basi della grammatica in qualche mio video, a volte, mi si rimprovera il fatto che, le cose che propongo, sono argomenti apparentemente semplici o troppo banali e che tutti conoscono. Invece, spesso, non lo sono affatto, per il motivo con il quale ho aperto questo articolo.

Sono scontati per gli appassionati, per gli addetti ai lavori, per gli insegnanti o per gli studenti che hanno affrontato da poco l’argomento e hanno una mente fresca e allenata. Per tutti gli altri non lo sono. Per questo nei miei video spesso ritorno alle basi, perché senza quest’ultime le informazioni successive, se non poggiano su solide fondamenta, per ovvie ragioni, traballerebbero. Ma soprattutto sarebbero inutili.

Quando fare ordine e quando saper fare disordine

E l’argomento che affronteremo oggi è proprio uno di quei temi che merita, secondo me, un ritorno in superficie. Saper costruire una frase e conoscerne i “gradi” è importante per una serie di motivi: ripassi gli elementi che compongono la frase, sai come si chiamano e che ruolo ricoprono all’interno della stessa.


E, banalmente, quando scrivi, sai qual è l’ordine base degli elementi della frase e quando quest’ordine può essere scombinato per imprimere magari un significato diverso a quello che si scrive e che si dice.

Come si costruisce una frase

Una frase per avere senso deve contenere almeno un verbo: Diluvia; Piove; Nevica; ecc. Se il verbo non è impersonale, deve contenere un soggetto, sotto forma di nome o pronome, e la presenza dell’uno o dell’altro deve comunque esserci anche se non viene espresso nella frase: (Lui/Luca) mangia.

In quest’ultimo caso, quando il soggetto non viene scritto o detto, si dice che è sottinteso.

Un pronome più un verbo o un nome più un verbo danno vita alla frase minima: Marta cucina; Lui dorme; ecc.

Se alla frase minima, contenente solo un soggetto e un verbo, volessimo aggiungere altre informazioni per far capire meglio al nostro interlocutore che cosa combina il soggetto, dovremmo chiedere aiuto ai complementi (o espansioni), i quali trasformano la frase minima in frase semplice: Marco mangia la carbonara (complemento oggetto); Martina dorme da un’amica (complemento di stato in luogo).

Quello che trasforma una frase semplice in una frase complessa, invece, è il numero dei verbi. La frase complessa, per essere definita tale, deve contenere due o più verbi, e ogni verbo equivale a una frase: Marco, mentre mangia, guarda la partita dell’Italia (due verbi: mangia e guarda); Martina, dopo essere uscita dal lavoro, è andata al ristorante con due amiche (due verbi: essere uscita ed è andata).

Ora che hai rafforzato le basi e sai come si formano le diverse frasi, magari, la prossima volta scriverai con più consapevolezza i messaggi ai tuoi amici o alle tue amiche.

Anche perché, è bene ricordarlo e ribadirlo, l’italiano è una lingua che ci identifica, è il nostro biglietto da visita online e offline, e proprio per questo bisognerebbe averne cura, soprattutto nell’era in cui bisogna scrivere, in cui tutti scriviamo in continuazione. Per questo e per tanti altri motivi, non possiamo più permetterci il lusso di fregarcene.