la senatrice Monica Cirinnà

Il Ddl Zan è arrivato al Senato per il primo giorno di discussione in Aula. Un cammino travagliato per il disegno di legge contro la violenza e la discriminazione omotransfobica, sessista e abilista e che ora rischia di essere affossato dagli emendamenti delle forze politiche contrarie, tra cui Italia Viva. Il partito di Matteo Renzi, dopo aver contribuito a far approvare il Ddl a Montecitorio, cerca adesso una mediazione con la Lega per modificarne il testo, che in quel caso tornerebbe alla Camera. The Social Post ne ha parlato con Monica Cirinnà, senatrice del Partito Democratico con una lunga storia di battaglie per i diritti civili, promotrice della legge sulle Unioni Civili.

Ddl Zan, una battaglia contro la violenza e la discriminazione

Il Ddl Zan è arrivato a Palazzo Madama tra contrasti e polemiche, dopo una lunga battaglia per la calendarizzazione in Commissione Giustizia, osteggiato da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Ora l’approvazione al Senato viene messa in dubbio da un passo indietro importante, quello di Italia Viva, che pure ha contribuito a scrivere il disegno di legge e a farlo passare alla Camera.

Il Ddl su “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità” è stato al centro di un intenso dibattito, che ha visto una polarizzazione della politica e dell’opinione pubblica.

Al centro dei contrasti i concetti di genere, identità di genere e libertà di espressione. Abbiamo quindi chiesto a Monica Cirinnà, senatrice e attivista per i diritti civili, perché questa battaglia sia così importante e a che punto è l’Italia sul tema di diritti e lotta alla discriminazione.

Identità di genere e fake news sul Ddl Zan

Il Ddl Zan introduce alcune definizioni, tra cui il concetto di identità di genere, che nel disegno viene definita “l’i­dentificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corri­spondente al sesso, indipendentemente dal­l’aver concluso un percorso di transizione“.

Uno dei motivi principali di contrasto al Ddl Zan è proprio il riferimento all’“identità di genere”, comunque già presente nel nostro ordinamento giuridico. Senatrice Cirinnà, perché questa resistenza di chi si oppone al disegno di legge a un concetto che viene già applicato comunemente nella maggior parte dei Paesi europei e in uso comune nelle nuove generazioni?

“Purtroppo, attorno al concetto di identità di genere vengono agitate da mesi vere e proprie fake news, che hanno il solo scopo di ingenerare falsi timori nelle persone. Al di là di questo, credo che al fondo di queste resistenze ci sia l’incapacità di accettare che i corpi possano essere attraversati dalla libertà e che ogni persona debba essere libera di essere se stessa, con pari dignità e soprattutto senza dover per questo subire discriminazioni, odio e violenze. Ci vedo un segno forte della resistenza del modello patriarcale nel nostro Paese.

La condizione delle persone trans nel nostro Paese è davvero drammatica, sia per l’elevato tasso di violenze di cui sono oggetto sia, più in generale, perché il nostro ordinamento giuridico non si è aggiornato alle nuove esperienze di vita delle persone trans, che spesso non possono essere ridotte alla sola rettificazione anagrafica e che, soprattutto, non possono più essere trattate alla stregua di una patologia”.

il pride di milano
Il Pride a Milano

l’Italia ha un problema con l’omotransfobia?

Secondo Gay.it, che tiene traccia delle aggressioni omotransfobiche in Italia, si sono registrati almeno 64 episodi discriminatori o violenti nel 2020, 5 ogni mese.

L’Italia è un Paese che ha un problema con la comunità LGBT+, come dimostra anche la polarizzazione del dibattito sul Ddl Zan? Molto contrastato a questo proposito è stato anche l’articolo 7, che introduce la Giornata nazionale contro l’omotransfobia, che dal centro-destra viene accusata di propagandare la “teoria gender” nelle scuole. 

“Quella della ‘teoria gender’ è un’altra fake news, tenace e persistente nel tempo. Se ne parlava molto già durante l’iter di approvazione della legge sulle Unioni Civili e ancora in questi giorni viene agitato – proprio con riferimento all’articolo 7 – lo spauracchio di chissà quali strumentalizzazioni delle bambine e dei bambini nelle scuole. La sua domanda ha messo in luce il punto centrale: l’Italia è un paese che deve fare ancora molta strada sul cammino della piena inclusione e della piena eguaglianza delle persone LGBT+, un Paese in cui ci sono ancora sacche di omolesbobitransfobia molto resistenti e diffuse, come dimostra anche il dibattito di questi giorni. Per questo, è fondamentale l’educazione al rispetto, nelle scuole: se non si contrastano in quella sede i pregiudizi che alimentano discriminazione e violenza, non si riuscirà davvero a fare molto per arginare l’odio”.

Libertà d’espressione e difesa dalla violenza nel Ddl Zan

Il DDL Zan si propone di costruire cultura e inquadramento giudico per arginare la violenza, non solo per la comunità LGBT+ ma anche per donne e diversamente abili. Perché, secondo lei, non riesce a passare il messaggio nell’opinione pubblica che si tratta di difendere i cittadini da violenza basata sulla discriminazione, ma si evidenzia invece la questione della libertà di opinione?

“Perché in Italia c’è una tendenza molto radicata alla deresponsabilizzazione. Io non ti odio, ma voglio essere libero di dire quello che penso senza essere stigmatizzato per questo. Inutile ribadire che nel Ddl Zan non c’è nessun attacco alla libertà di espressione, ma solo la repressione dell’istigazione alla discriminazione e alla violenza. Qualcosa di perfettamente coerente con la libertà di opinione che, in una democrazia, non è priva di limiti: anzi, incontra proprio quei limiti che derivano dalla pacifica convivenza e dal rispetto dell’altro. Senza rispetto per la dignità delle persone, come può esserci una buona qualità della democrazia?”.

L’opposizione del centro-destra e il passo indietro di Italia Viva

Visto che il percorso in Senato sarà accidentato e probabilmente non mancheranno i tranelli, ci si chiede: quanto sarà efficace l’ostruzionismo promesso dal centro-destra nel sabotare l’approvazione del Ddl Zan, con la presentazione di emendamenti a valanga? Quanto peseranno i voti di Italia Viva?

“La situazione in Senato è sempre molto complessa. La Lega ha dato già prova di voler affossare questo Ddl con gli strumenti dell’ostruzionismo: basta leggere i resoconti delle sedute della Commissione Giustizia per rendersi conto di quanti stratagemmi sono stati messi in campo dal presidente Ostellari, con il solo scopo di ritardare l’inizio della discussione del Ddl. Una posizione coerente con la fascinazione della Lega per il modello Orbán, direi. Adesso però si va in Aula, è il momento della responsabilità: chi vorrà continuare a fare ostruzionismo, lo farà a viso aperto davanti a tutto il Paese. E chi vorrà subordinare la tutela delle persone a motivi tattici, egualmente dovrà assumersene la responsabilità. Io dico questo: con i voti di Italia Viva il Ddl Zan ha i numeri, li ha avuti sempre e lo dimostra l’approvazione del calendario nella seduta del 6 luglio scorso. Se Italia Viva sarà coerente, avremo molta più forza per superare gli ostacoli”.

Le manovre di Renzi sul Ddl Zan

Matteo Renzi, dopo aver contribuito con la deputata Lucia Annibali alla scrittura, ha voltato le spalle al testo votato alla Camera. Pensa che il segretario di Italia Viva stia usando il Ddl come moneta di scambio per accordi con il centro-destra?

“Le motivazioni di Italia Viva mi interessano poco, ci vedo molta voglia di protagonismo, di riposizionarsi al centro dello scenario politico. Quel che mi interessa è che tutto questo avviene sulla pelle di persone in carne e ossa, che attendono da ormai troppi anni una legge che le tuteli da odio discriminazione e violenza”.

matteo renzi
Matteo Renzi

L’Italia civile: dal Ddl Zan una speranza per i diritti?

Il suo Disegno di Legge del 2018 in materia di contrasto alle discriminazioni mutuate da orientamento sessuale e identità di genere è stato bloccato in Commissione Giustizia al Senato, come accaduto al Ddl Zan. L’approvazione dello Zan potrebbe rappresentare un passo avanti e semplificare l’iter per progetti di legge come il suo, in materia di diritti civili?

“Il Ddl a mia prima firma sul contrasto dell’omolesbobitransfobia – uno dei primi ddl che ho depositato appena rieletta – è stato pienamente recepito nel corso dei lavori alla Camera, in sede di redazione del testo unificato del Ddl Zan. Un esempio virtuoso di come far lavorare bene il bicameralismo: lungo tutto l’esame alla Camera, c’è stato un continuo confronto tra deputati e senatori di maggioranza, nelle due Commissioni Giustizia. E questo ha portato anche all’assorbimento delle tante proposte presentate al Senato: accanto alla mia, penso a quella della collega Maiorino. Un motivo in più per procedere in modo spedito all’approvazione del Ddl in Senato”.

Le battaglie in sospeso

A questo proposito, l’approvazione del DDL Zan potrebbe aprire una porta anche per altre battaglie in sospeso come l’adozione per single e coppie dello stesso sesso o lo Ius Soli?

“Devo essere sincera. Non so se, una volta approvato come auspico il Ddl Zan, ci sarà ancora spazio in questa legislatura per ulteriori avanzamenti sui diritti. Vedo ad esempio che alla Camera si sta muovendo qualche passo avanti in tema di tutela della dignità alla fine della vita, e questo mi rende felice. Speriamo che almeno su quel tema si riesca a dare al Paese una legge di civiltà. In ogni caso, è fondamentale che questa legislatura non si concluda senza essersi pronunciata in modo chiaro dei diritti: in un momento storico come questo, è davvero molto importante dare il segno di una continuità e di un impegno costante su questo fronte. Sia la questione delle adozioni – e più in generale del riconoscimento alla nascita delle bambine e dei bambini delle famiglie arcobaleno – sia la questione dello Ius Soli sono importantissime, e sono nel mio cuore. Farò tutto il possibile per avviare almeno una discussione su questo nel Partito Democratico che, per fortuna, sta assumendo anche grazie al segretario Letta posizioni di grande chiarezza e fermezza sui temi legati ai diritti”.

Famiglia arcobaleno

Le sfide della politica: l’inclusione delle donne

Una domanda su Roma: lei ha ritirato la sua candidatura per favorire Roberto Gualtieri. Visto l’esito incerto dei sondaggi, e la bassa affluenza rispetto alle primarie del passato, ritiene che sia stata una scelta sbagliata del Partito Democratico? Il suo partito, in cui lei è stata una delle voci discordanti durante la nomina di tutti ministri uomini nel governo Draghi, nonostante le esternazioni di impegno per la parità di genere, ha un problema con la rappresentanza femminile?

Roberto Gualtieri è un ottimo candidato e sarà un sindaco determinato, competente e di grandissima umanità. Ho dichiarato fin da subito che lo avrei sostenuto e sono già impegnata nelle prime battute di questa lunga campagna elettorale. Detto questo, un problema di rappresentanza femminile esiste, e non è solo colpa degli uomini: le donne democratiche non devono più aspettare che siano gli uomini a sceglierle e collocarle ma devono tessere reti e alleanze tra loro, agire il proprio protagonismo politico ed essere centrali nella vita del partito. Questo già avviene in molti territori, grazie anche alla Conferenza delle donne. Sono fiduciosa che anche a Roma le nostre liste per l’Assemblea capitolina e per i Municipi saranno piene di donne, giovani e meno giovani, di grande preparazione e passione”.

Il destino del Movimento 5 Stelle

Come vede la crisi interna del Movimento 5 Stelle, e questa avrà un peso nel voto per il Ddl Zan e sugli equilibri all’interno della maggioranza? In caso deflagrassero i pentastellati, potrebbe diventare a trazione centro-destra?

“Osservo con grande rispetto il travaglio del Movimento 5 Stelle. Ho avuto con loro, da sempre, un rapporto burrascoso, ma negli ultimi anni non sono mancate in Parlamento occasioni di collaborazione e lavoro comune. Il Ddl Zan è stata una di queste: e il Movimento 5 Stelle ha mostrato e sta mostrando una grande coerenza nel sostenere questo testo. Auguro al Movimento di uscire presto da questo momento difficile. Per la tenuta del governo Draghi e per evitare che il paese vada a destra, è fondamentale che l’asse tra PD, M5S e LeU resti saldo, seppur nelle differenze che ci caratterizzano”.

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