Angela da Mondello Covvidi non ce n'è

Con la speranza di lasciarci alle spalle una volta per tutte e definitivamente l’incubo del Covid, le sue varianti e le odiose mascherine, sarebbe cosa buona e giusta eliminare anche una volta per tutte i dubbi sulla grafia che indica la presenza o meno di qualcosa o di qualcuno in un determinato luogo, fisico o figurato.

È questo il caso del ce n’è e della lezione di cui parleremo oggi. Qualcuno, arrivato a questo punto, potrebbe dirmi, ma il caldo ti ha dato alla testa? Cosa c’entra il Covid con il ce n’è? C’entra eccome.

Angela da Mondello: Non c’è n’è Coviddi

Quanti di noi ricordano l’esternazione di quella signora che, l’estate scorsa, nella spiaggia di Mondello, difendeva con le unghie e con i denti il suo diritto e la sua libertà di potersi godere in santa pace una giornata al mare senza nessuna restrizione?

A parte l’incoscienza e quel modo folcloristico di negare l’esistenza del Covid, anteponendo l’avverbio di negazione non, che in questa sede non affronteremo visto che ci occupiamo d’altro, quello che mi colpì da amante dell’italiano furono i meme e i commenti su tutti i social che seguirono quell’episodio, alcuni dei quali riportavano il virgolettato della signora in maniera errata: *Non c’è n’è Covid!

(con variante dialettale Coviddi).

Lasciamo stare le responsabilità del correttore automatico che, se non in rari e autentici casi di distrazione e fretta, non può e non deve essere una giustificazione valida: non può esserlo perché, se si conosce la regola, limpida, semplice e lineare, e se si sa di che cosa si sta parlando, non si sbaglia mai nella vita. Andare avanti con la lettura per credere.

Ce n’è o non ce n’è: questo è il dilemma

Quando si parla di qualcosa che è presente o che non è presente (persona, animale, cosa astratta o concreta, ecc.), come già accennato agli inizi di questa lezione, la forma corretta è ce n’è o non ce n’è.


Va bene, mi direte, la grafia corretta è questa, ma perché dovremmo dare retta a te e non a quell’infame del correttore automatico che ci suggerisce un’altra grafia?

Vediamo subito il perché. La parola ci davanti ai pronomi atoni lo, la, li, le e ne diventa ce. Secondo passo. Prendiamo il ne dalla lista, e abbandoniamo gli altri pronomi che in questa lezione non ci interessano. Salutiamoli calorosamente. Abbiamo ce + ne, e concludiamo il trenino di parole con il nostro caro verbo essere.

Cosa abbiamo? Ce + ne + è. A questo punto il più è fatto, dobbiamo solo mettere un apostrofo, che nasce dalla scomparsa della vocale «e» vicino alla «n», dovuta all’incontro con il verbo essere, e il gioco è fatto.

Risultato? Ce n’è. Una volta che si conoscono tutti i passaggi non si può davvero sbagliare.

Quindi, la grafia corretta non può essere né *ce né*c’è n’è. Ora che sapete il perché e il come, non ce n’è davvero per nessuno, e soprattutto non c’è correttore automatico o negazionista che vi potrà indurre all’errore.