Le Picconate

Travaglio supera ogni limite: come può dare del figlio di papà a Mario Draghi che ha perso il padre a 15 anni?

Marco Travaglio dice pubblicamente che Mario Draghi non capisce u n ca**o su giustizia, sociale e sanità. Perché il direttore del Fatto ha torto
Travaglio: Draghi non capisce un ca**o

È incredibile il livello di mistificazione a cui può arrivare una parte del giornalismo italiano. Il direttore del “Fatto Quotidiano” Marco Travaglio, non sapendo con chi prendersela dopo il declino politico di Matteo Renzi, ha deciso di attaccare il presidente del Consiglio Mario Draghi.

Travaglio, strenuo difensore dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la cui avventura politica si è conclusa in modo mesto, con tentativi ridicoli di mantenere la cadrega attraverso maggioranze risibili, ha ben pensato di dedicare un volume – “I segreti del Conticidio” – alla fine politica dell’attuale presidente del Movimento 5 Stelle.

Marco Travaglio: Mario Draghi non capisce un ca**o

Domenica sera, durante un dibattito alla festa di Articolo 1 (partito politico fondato da alcuni fuoriusciti dal Pd, come Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema), Travaglio ha perso la brocca e si è espresso così: “Hanno buttato giù Conte. Avevano fatto degli errori, ma non li hanno mandati via per i loro errori, li hanno mandati via per i loro meriti e hanno messo al loro posto l’esatta antitesi, che è un figlio di papà, un curriculum ambulante, uno che visto che ha fatto bene il banchiere europeo ci hanno raccontato che allora è competente in materia di sanità, di giustizia, di vaccini eccetera.

Mentre in realtà, e mi spiace dirlo, non capisce un ca**o. Né di giustizia, né di sociale, né di sanità. Capisce di finanza, ma non esiste l’onniscienza o la scienza infusa. E non ha neanche l’umiltà a furia di leggere che è competente su tutti i rami dello scibile umano”.

Qualche tempo fa, nel 2006, Travaglio pubblicò un volume interessante, “La scomparsa dei fatti”, e ha quindi senso partire da qui per criticare i modi (maleducati è dire poco), ma soprattutto i contenuti delle sue affermazioni.

Di fronte a Mario Draghi, la persona in questo momento più stimata al mondo, come si fa ad esprimersi con veemenza con parole in libertà che si fanno fatica a commentare? 

Perché Marco Travaglio mente su Draghi

Analizziamo le dichiarazioni con un lavoro di esegesi:

  1. Hanno buttato giù Conte”. Ma chi? Draghi? È noto che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato disperato Mario Draghi per conferirgli l’incarico di formare un governo dopo il fallimento a livello di risultati del Conte II. Vogliamo tornare con Domenico Arcuri commissario per la campagna vaccinale? O i decreti che davano possibilità alle Regioni di vaccinare per primi gli avvocati o gli impiegati degli ospedali non a contatto con i pazienti, senza obbligare le stesse a partire con le vaccinazioni per gli over 70?
  2. Draghi figlio di papà”? Ma che faccia di tolla ha Travaglio a considerare una persona viziata il presidente del Consiglio che ha perso il padre a soli 15 anni? Che si è fatto un mazzo tanto, prima dai gesuiti, poi alla Sapienza di Roma (relatore della tesi Federico Caffè), poi al MIT (PhD, tesi finale con la supervisione del premio Nobel Franco Modigliani).  Mario Draghi è un vero “aristocratico 2.0” (vedasi volume di Roger Abravanel), un leader poliglotta dalle fortissime competenze distintive che è emerso solo grazie alle sue notevoli capacità. Di fronte a un Paese che vive di raccomandazioni, appena come per miracolo si intravede una persona fuori dal comune, la si vuole distruggere? Semplicemente imbarazzante. Se Carlo Azeglio Ciampi – che si avvalse dell’operato di Draghi al Ministero del Tesoro, fosse ancora vivo – sbranerebbe Travaglio, che non sa di cosa parla;
  3. “Curriculum ambulante”? Ma cosa significa? Forse curriculum precario, ondivago? Non c’è nulla di incoerente nell’incredibile cv di Mario Draghi, prima alla direzione generale del Tesoro, poi Governatore della Banca d’Italia – per ristabilire l’onore perduto dopo il pessimo governatorato di Antonio Fazio (colpito da avidità di potere) -, per poi sbarcare, sostenuto da Angela Merkel alla presidenza della Banca centrale europea, dove ha avuto modo (così, per dire) di salvare l’euro e l’Unione Europea (“Whatever it takes”, Londra, luglio 2011).
  4. “Non capisce un ca**o. Né di giustizia, né di sociale, né di sanità”. Draghi si affida a chi sa, in ogni ambito. Ha scelto un bravo generale – Francesco Figliuolo – per la campagna vaccinale, che si sta svolgendo con buonissimi risultati. Ha delegato la riforma della Giustizia a Marta Cartabia, docente di diritto costituzionale e già membro della Corte Costituzionale. Non ha problemi a prendere i problemi di petto, a dire quello che pensa, anche a chi sostiene il suo governo: “L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire”.

Sono veramente in pochi a rimpiangere Giuseppe Conte, che si è rivelato un leader mediocre, incapace di prendere una posizione netta su qualsiasi tema. Il populismo alla prova dei fatti ha fallito. Carlo Azeglio Ciampi, nel ricordare Paolo Baffi, scrisse: “La sua sola presenza scoraggiava qualsiasi superficialità”. Per Mario Draghi vale la stessa cosa. Peccato che Marco Travaglio non lo frequenti di persona, perché altrimenti eviterebbe brutte figure.

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