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Al Bano, polemica per aver cantato in Chiesa ad un matrimonio: la replica del cantante al vescovo di Andria

Il cantante di Cellino San Marco, Al Bano, risponde all'accusa del vescovo di Andria di aver cantato in Chiesa ad un matrimonio. L'episodio aveva scatenato polemiche
al bano risponde alla polemica sulla chiesa di andria

Settimane dopo la polemica tra Al Bano e la Diocesi di Andria, il cantante ha finalmente rotto il silenzio e detto la sua sulla vicenda. Al Bano era stato ripreso dal vescovo per aver cantato ad un matrimonio: ne era seguita una dura lettera in cui si invitata a non spettacolarizzare l’altare. Il diretto interessato però rigetta tutte le accuse.

Al Bano, ripreso per aver cantato in Chiesa, non ci sta e risponde

La notizia era emersa lo scorso 9 luglio: con una dura lettera, la Diocesi di Andria aveva preso posizione “in merito alla esibizione di artisti nel corso delle cerimonie nuziali“, questo perchè “L’altare non è un palcoscenico e i sacramenti non sono uno spettacolo“.

A far infuriare il vescovo Luigi Mansi sarebbe stato un brano intonato da Al Bano durante il matrimonio di un amico, presso la cattedrale di Andria.

Ora, durante un’intervista al settimanale Voi riportata da numerose fonti di settore, il leone di Cellino San Marco alza la voce e rigetta tutte le accuse mosse nei suoi confronti. Al Bano avrebbe così replicato: “Come diceva Sant’Agostino: ‘Chi canta, prega due volte’.

Sono stato invitato alle nozze di un mio caro amico e ho intonato un canto sacro“. Il dettagli del tipo di brano non era emerso in precedenza e cambia le carte in tavola. Poi il cantante prosegue: “Se avessi fatto qualcosa di sbagliato mi sarei bacchettato da solo. Ma così non è stato“.

Al Bano canta in Chiesa: vescovo di Andria furioso

Già qualche giorno fa, secondo quanto riportato da altre fonti, Al Bano si era espresso sulla vicenda, dicendosi “Indignato e profondamente amareggiato per la ramanzina che mi ha appena fatto Monsignor Luigi Mansi, vescovo di Andria.

L’accusa di aver ‘usato’ l’altare per esibirmi mi ha davvero addolorato“. Lo stesso alto prelato non ci era andato leggero nella sua lettera, pubblicata sul sito della Diocesi di Andria. Aveva detto: “A nessuno è concesso di usare la liturgia come palcoscenico per organizzare esibizioni di artisti di qualunque natura. Sarebbe una grave offesa alla celebrazione e al luogo sacro“.

Poi, se l’era presa anche coi sacerdoti che avevano permesso la performance di Al Bano durante il matrimonio: “Hanno il compito di verificare il rispetto di tali norme, visto che gli organizzatori potrebbero anche non conoscerle, perché non si ripetano più episodi di questo genere“.

Aver tollerato, per buon senso, alcuni comportamenti che poi si son rivelati irrispettosi per il luogo sacro – proseguiva il comunicato – non vuol dire aver fatto dei favoritismi, ma semplicemente aver evitato situazioni che potevano divenire grottesche. Al prossimo matrimonio, ora, forse Al Bano si guarderà attorno circospetto prima di intonare un Ave Maria di Schubert.

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