Cronaca dal Mondo

Le minacce a Krystsina Tsimanouskaya: “Così vanno i casi di suicidio, sai?” Diffusa la telefonata

Richiesta di denaro, minacce, e allusioni ad un pericolo di morte. Questo il contenuto agghiacciante della telefonata
Krystsina Tsimanouskaya l'atleta che si è opposta al regime di Lukashenko

Si continua a parlare di Krystsina Tsimanouskaya, la velocista bielorussa fuggita da Tokyo con un visto umanitario concessole dalla Polonia. Sono stati infatti diffusi gli stralci della telefonata tra lei, l’allenatore e il vicedirettore della federazione sportiva di atletica, durante la quale Krystsina Tsimanouskaya è stata minacciata.

L’atleta avrebbe dovuto gareggiare la scorsa domenica nei 200 metri, ma all’ultimo minuto è stata ritirata dalla competizione. Come lei stessa aveva denunciato, due funzionari governativi erano andati a prelevarla con forza per portarla in aeroporto e rimpatriarla, dopo che lei aveva criticato i suoi allenatori.

Krystsina Tsimanouskaya era stata iscritta ad un’altra gara, la staffetta dei 400mt, per la quale non era allenata. Dopo aver definito incompetenti i suoi allenatori sui social, è arrivata la telefonata e la decisione del rimpatrio in Bielorussia, dove ad attenderla ci sarebbero stati (come da minaccia) conseguenze peggiori. Krystsina Tsimanouskaya ha 24 anni, e ieri pare essere sbarcata a Vienna, e non a Varsavia come si pensava all’inizio. Nel 2019 aveva vinto le Universiadi nella sua disciplina, ed è considerata una delle migliori atlete al mondo tra i velocisti.

Le minacce a Krystsina Tsimanouskaya

Sono state diffusi gli stralci dell’agghiacciante telefonata tra Krystsina Tsimanouskaya, il capo allenatore Yuri Moiservich e il vicedirettore della federazione atletica leggera Artur Shumak. Gli stralci sono stati condivisi sui canali social di Nic_and_Mike, gruppo che si occupa di svelare quello che accade nel regime di Lukashenko, il”Dietro le Quinte” che ha un canale Youtube, Telegram… Gli stralci della conversazione mostrano come il regime bielorusso non tolleri nessuna forma di contestazione, anche quella dettata dalla rabbia del momento di un atleta durante una competizione sportiva del livello delle Olimpiadi.

Krystsina Tsimanouskaya è stata minacciata senza troppi giri di parole, le è stato anche chiesto denaro e le è stato fatto capire che avrebbero potuto esserci conseguenze anche mortali per lei.

Krystsina Tsimanouskaya, la telefonata: “Sei fuori controllo”

Sono arrivate le seguenti istruzioni: tu oggi te ne torni a casa, non scrivi niente da nessuna parte, non fai dichiarazioni.

Te la dico così come me l’hanno detta, parola per parola. Se vuoi di nuovo gareggiare per la Bielorussia, vai a casa o dai tuoi o dove ti pare”. Inizia così Artur Shumak nella sua telefonata a Krystsina Tsimanouskaya e fin da subito la prima minaccia: “Più ti agiti… Hai presente una mosca nella ragnatela? Più si dimena, peggio è. Ecco, la vita è così. Facciamo cose stupide. Tu hai fatto una cosa stupida” inizia così Artur Shumak nella sua telefonata a Krystsina Tsimanouskaya.

L’atleta cerca di rispondere, ribadendo la sua posizione e chiedendo perché non sia stata informata della nuova gara.

A quel punto Shumak le risponde che: Qui tu rappresenti la Repubblica di Bielorussia. Non è tua la colpa se non ti hanno informata, però resti responsabile di quel che dici. Stai accusando gente qua e là nel paese senza sapere nemmeno perché e percome. Sai cosa potrebbe provocare la tua stupidità? Che ci sia chi perde il lavoro. Gente che ha famiglie. Con la tua stupidità potresti distruggere vite intere.(…)Oltretutto, sai benissimo che non potresti competere in questo stato emotivo. (…) Ora sei fuori controllo” e Moisevich ha aggiunto: E mi dispiace, ma non lascerai un buon ricordo di te se non ti calmi“.

La minaccia: “Così vanno i casi di sucidio, sai?

Dopo averle chiesto una somma di denaro di 350 dollari di diaria prima e poi 150, con la minaccia prima di non restituirglieli e poi di ridarglieli, Moisevich ha aggiunto: “Non è che siano soldi miei. Non capisci? Ho sessant’anni, non mi spaventa più nulla, ma se arriva uno di questi funzionari e dice ‘Eseguirò gli ordini’?

Potrebbe farci una purga tale che non resterebbe più nulla della squadra. E tu resterai nella storia: diranno, tutto è iniziato con la Tsimanouskaya. Mi ascolti?

A quel punto la drammatica realizzazione dell’atleta: “Non penso che questa storia finirà bene per me”. E Moisevich ha calato la scure: “No. Hai sentito il ministro? Beh, poi mi ha parlato: è insubordinazione. (…) Mi ha detto: parlale tu… Se tu te ne vai le cose andranno avanti, ci saranno medaglie, tutto sarà dimenticato; se resti, contro la sua volontà, sarà un precedente che interferisce col futuro della squadra. Non puoi farlo per la squadra? (…)È così che vanno i suicidi, sai? Il diavolo spinge uno sul davanzale e gli dice: salta, dimostraci che lo sai fare. E sai cos’è la cosa peggiore? Che alla fine non avrai dimostrato niente a nessuno. E potevi vivere“. Una minaccia questa che fa venire i brividi se si pensa che solo il giorno dopo, Vitaly Shishov, attivista per i diritti umani, spariva nel nulla dopo essere andato a correre, per poi essere ritrovato il giorno dopo impiccato ad un albero.

La telefonata si è poi conclusa con Krystsina Tsimanouskaya in lacrime dopo la decisione, già presa del suo ritiro, “Ora diremo al Comitato che ti sei fatta male, la risolviamo così, e tu te ne vai. Quando poi tutto si è calmato ti prometto che resterai nell’atletica leggera(…) lo sai che l’alternativa è peggio. Sai cosa si dice delle cancrene, no? Se non tagli mezza gamba poi muori. Sei una ragazza sveglia. Sai che ho ragione. (…) Dai, piangi un altro po’ e vado a dire che siamo d’accordo“.

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