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L’uso (o l’abuso) del che polivalente: il multitasking della grammatica smart

Sai tutti gli usi del CHE? Lo usiamo spesso in modo improprio, ma se in qualche caso è perdonabile, in altri no
L'italiano e l'uso del che

Molto spesso, soprattutto nel parlato, ci lasciamo andare consapevolmente o inconsapevolmente a delle licenze (definiamole così) che andrebbero limitate il più possibile. L’importante però è esserne consapevoli, perché quando si è coscienti di quello che si dice e di quello che si scrive, significa che si conosce bene la propria lingua. E, soprattutto, significa che si è in grado di cambiare il proprio registro a piacimento, a seconda delle situazioni e dell’interlocutore.

Uso e abuso del che polivalente

Uno di quei casi che possono essere accettati all’interno di registri colloquiali, e che oggi affronteremo per conoscerne tutti i possibili aspetti, è l’uso (o l’abuso) del che polivalente, che, nell’era degli smartphone, potremmo definire simpaticamente anche come un che multitasking.

Un che che fa gli straordinari, che fa più di quello che in realtà dovrebbe fare e che gli compete.
Sì, perché viene usato praticamente ovunque e spesso occupa posti che non gli spettano, non per colpa sua, intendiamoci. Oltre a ricoprire i ruoli corretti e legittimi di congiunzione (È chiaro che Marco ha una cotta per Maria) e di pronome relativo (La ragazza che ho conosciuto ieri è tedesca), a volte, nella distrazione e nella rapidità del parlato, il che prende anche il posto illegittimo di altre parti del discorso.

Perché, con cui, in cui e di cui, fate largo: arriva il CHE

Viene usato al posto di una congiunzione causale come perché: Mangia i legumi che ti fanno bene!, anziché Mangia i legumi perché ti fanno bene!; viene infilato con forza al posto dei pronomi relativi con cui o con i quali: Gli amici che sono uscito vengono dalla Sicilia, anziché Gli amici con i quali/con cui sono uscito vengono dalla Sicilia.

Questa è davvero orribile e cacofonica, lo so, e non la userei neanche se dovessi scrivere in chat a una zia che vive a New York e che conosce a stento l’italiano; la stessa cosa vale anche per i pronomi come a cui, in cui e di cui: L’amico che gli hai prestato i libri ha cambiato casa, anziché L’amico a cui gli hai prestato i libri ha cambiato casa; Vivo nella città che sono nato, anziché Vivo nella città in cui sono nato; Il ragazzo che si è innamorata Anna non è di Roma, anziché Il ragazzo di cui si è innamorata Anna non è di Roma.

Maledetto il giorno che ti ho incontrato!

Per non parlare poi del che con valore temporale, che tutti gli ex e le ex feriti e ferite hanno usato almeno una volta nella loro vita contro chi ha avuto un comportamento non limpido e poco rispettoso e per sottolineare il fatto di essersi pentiti e pentite della loro scelta amorosa: Maledetto il giorno che ti ho conosciuto/a, anziché Maledetto il giorno in cui ti ho conosciuto/a!
Opzione, la prima, che perdonerei e che comprenderei, visto che quel che è frutto di una rabbia giustificata. 

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