Cronaca Italia

Eitan, polemica sul bimbo sopravvissuto alla strage della funivia di Stresa. I familiari: “È in ostaggio”

È in corso una battaglia legale per il piccolo Eitan, sopravvissuto alla strage della funivia Stresa-Mottarone: per la zia materna è tenuto in ostaggio
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Eitan è l’unico sopravvissuto alla tragedia di Stresa, che il 23 maggio 2021 è costata la vita a 14 persone tra cui i genitori, il fratellino e i nonni. Dimesso dall’ospedale a inizio giugno, ha iniziato una nuova vita segnata da un terribile lutto, ma è delle ultime ore la notizia che alcuni familiari contestano la sua nuova collocazione. Da Israele, la zia materna di Eitan afferma che il bambino sarebbe in ostaggio.

Eitan è tenuto in ostaggio“: la denuncia della zia del sopravvissuto alla strage di Stresa

Si chiama Gali Peri ed è la zia materna di Eitan Biran, il bimbo di 5 anni sopravvissuto alla caduta della funivia di Stresa-Mottarone.

Dopo essere uscito vivo da quel disastro, è stato affidato alla zia paterna, Aya Biran, residente in Italia. Una situazione, questa, contestata: il legale Ronen Dlayahu, riportano le fonti, avrebbe infatti avviato un procedimento d’adozione per Eitan. Da Israele, infatti, contestano il fatto che Eitan sia stato affidato ad una famiglia lontana dalla terra in cui, affermano gli zii materni, i genitori Amit e Tal avrebbero voluto crescesse.

Secondo le parole riportate da numerose fonti, la zia Gali non ci è andata leggera nel denunciare la situazione: “Eitan è stato sottratto da una famiglia che non lo conosceva – avrebbe detto – Il diritto di Eitan è che dovrebbe avere una casa dove i suoi genitori volevano che crescesse; come ebreo in una scuola ebraica, e non in una scuola cattolica in Italia. È tenuto prigioniero“.

La situazione di Eitan, conteso tra la zia materna e paterna

Per Gali Peri, Eitan è tenuto in ostaggio in Italia: “Tre mesi fa, la famiglia Peleg ha vissuto un’orribile tragedia. Eitan è stato portato da sua zia, Aya.

Da allora, gli è stato impedito di avere un legame stabile e coerente con noi. Hanno preso il controllo del suo corpo, della sua mente e della sua anima, esattamente così, per tenerlo in Italia” sono le sue parole riportate da TgCom24. La zia materna sottolinea che Eitan sarebbe in un Paese “in cui i suoi genitori non volevano che vivesse, certamente non nel modo in cui dovrebbe essere educato“.

Di mezzo c’è anche l’educazione ebraica che gli zii materni e pare i genitori avrebbero voluto infondere nel ragazzo, il quale avrebbe dimostrato perplessità sul modo in cui vengono tenuti i rapporti tra loro, che per volere del tribunale avvengono con 2 visite la settimana di 2 ore e mezza l’una.

Quanto il tempo scade – avrebbe detto la zia – Eitan si dispera, chiede perché lo lasciamo così presto, domanda se ha fatto qualcosa di male“. Un quadro fortemente contestato dai legali della zia tutrice di Eitan, che parlano di frasi surreali: “Non si comprende sinceramente il perchè tanta acrimonia e falsità“. Il caso di Eitan è seguito dal tribunale dei minori di Torino, che gli hanno affiancato medici e psicologi sin da dopo l’incidente.

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