La lente di TSP

Afghanistan, anno zero: cosa è successo e cosa succederà ora, raccontato da chi è stato in missione

Un ex tenente Pilota della Marina Militare in missione Nato in Afghanistan spiega come si sia arrivati alla conquista dei Talebani e quali possono essere le sorti del Paese asiatico
afghanistan in mano ai talebani: intervista a un ex tenente della marina

La caduta di Kabul e la fuga del Presidente Ghani hanno consegnato l’Afghanistan nelle mani dei Talebani. Un nome, quello dell’organizzazione politica e militare animata da un’ideologia fondamentalista islamica, che è strettamente intrecciato alla storia del mondo degli ultimi 40 anni. Per capire le cause e le colpe di ciò che sta succedendo in questi giorni in Afghanistan, The Social Post ha intervistato un ex soldato italiano che in Afghanistan c’è stato, che col suo lavoro con la Missione Nato ISAF ha vissuto da vicino il Paese asiatico al centro dell’attenzione mondiale.

Afghanistan ieri e oggi: 20 anni di lavoro distrutti in soli 2 mesi

Alla fine degli anni ’80, gli Stati Uniti hanno iniziato a finanziare segretamente la guerra di resistenza di un piccolo Stato asiatico dalla posizione estremamente strategica.

Così, grazie all’aiuto americano, è stato possibile respingere i russi e svolgere un ruolo di primo piano nel disfacimento dell’Unione Sovietica. Poi, però, gli States si sono voltati dall’altra parte e hanno lasciato che il fondamentalismo religioso divenisse linfa vitale per gruppi come Al Qaida.

Dopo l’11 settembre, eccoli ritornare, questa volta in veste di vendicatori in cerca dei terroristi che hanno colpito il cuore dell’America. 20 anni dopo, il ritiro delle truppe USA ha portato ad una rapida riconquista dell’Afghanistan, ritrovatosi punto e a capo nelle mani dei Talebani.

Per capire le complesse dinamiche interne e cosa è accaduto negli ultimi 20 anni e nel recente periodo abbiamo parlato con un tenente Pilota Militare della Marina, 4°Gruppo Elicotteri Eliassalto di Grottaglie che ha richiesto di rimanere anonimo. Presente in Afghanistan nel 2008, ha partecipato alla Missione Nato denominata ISAF (International Security Assistance Force), inquadrato nella JATF (Joint Air Task Force) con un gruppo elicotteri della Marina Militare che supportava le forze Speciali Nato e faceva parte degli assetti adibiti a missioni di QRF (Quick Reaction Force) per dispiegamento truppe e recupero di feriti in caso di scontri a fuoco.

Il primo punto all’ordine del giorno, serve proprio a capire cosa stia succedendo in questi giorni.

20 anni di lavoro, distrutti in due mesi. Cosa è successo in Afghanistan?

Noi non eravamo là ad esportare la democrazia che intendiamo in Occidente, questa è la frase ad effetto che si usa in questi casi, eravamo sul suolo Afghano per aiutare e accompagnare verso un modello più civile e “moderno” il nuovo governo afghano, tutto questo cercando di annullare il sistema terroristico che in quella regione del mondo trovava tranquillità indisturbata addestrando cellule terroristiche.

Quindi il compito della Nato era bivalente, supportare il Neo Governo Democratico ed eliminare il terrorismo.

L’Afghanistan di ieri: la missione italiana e gli errori dell’Occidente

Per il periodo in cui l’Italia è stata impegnata in Afghanistan, quale era esattamente la missione?

L’Italia presente in Afghanistan con le sue forze Armate ha fatto il proprio dovere, se si può usare questo termine, lo ha fatto all’Italiana cioè ha dato profondo supporto, aiuto e sostegno alle comunità locali, costruendo ospedali, scuole, strade, infrastrutture. Il soldato Italiano non è solo il classico marine armi e zaini, ma ha questa peculiarità di aiutare i locali con il lavoro capillare, aiutando le persone. L’Italia ha fatto tanto per il popolo afghano. La missione è riuscita? Usare la parola fallimento sarebbe ingiusto, perché ci sono stati dei trattati firmati dai Talebani e dagli USA, dobbiamo attendere i prossimi mesi e vedere se le promesse dei Talebani saranno mantenute oppure no, solo allora si potrà dire fallimento o riuscita.

Dove ha sbagliato l’Occidente nel gestire la situazione afghana?

L’errore è stato dare delle scadenze e segnali di un’uscita di scena. Tutto è partito dopo l’uccisione di Bin Laden con l’amministrazione Obama, con i trattati di Doha Trump ha sancito la fine di tutto e Biden non ha potuto far altro che prendere atto e rispettare questi trattati. Questa è la prova che l’Occidente non ha imposto nulla all’Afghanistan se non il sostegno a trovare una via più moderata, ma i Talebani non sono mai stati estirpati totalmente e grazie alla loro capacità di guerriglia hanno sempre dato fastidio e sono sempre stati presenti, non tanto nei grandi centri ma nelle zone periferiche e rurali, sulle montagne.

Perché l’esercito afghano, addestrato apposta per cavarsela da solo, ha deposto così facilmente le armi?

Perché la corruzione non ha nazionalità, i comandanti e politici del sistema afghano hanno fatto di tutto pur di tenersi i soldi che l’occidente gli passava. I soldati non prendevano lo stipendio dal almeno 6 mesi e con i rumors di uscita di scena degli USA e della Nato, hanno perso l’amor di patria che, a differenza degli anziani, non hanno.

La ritirata accordata da Trump si è rivelata un boomerang? L’Afghanistan era pronto?

Dobbiamo aspettare che il caos si calmi e vedremo se si tratta di un boomerang oppure di una scelta azzeccata, di sicuro l’Afghanistan non era pronto e non aveva la stabilità necessaria, ma quanto poteva andare avanti ancora un sistema del genere? 2.300 miliardi di dollari spesi e 170 mila vittime, quanto si poteva andare avanti ancora?

L’Afghanistan, nuova Saigon: i ricorsi storici e quelle immagini dei Falling Men

La fuga dalla ambasciate statunitensi, richiama alla memoria quanto accaduto in Vietnam, altra celebre sconfitta americana. È davvero una nuova Saigon?

Ha il sapore di una nuova Saigon. Ma noi occidentali abbiamo la presunzione di vincerla sempre, forse perché abbiamo esempi di vittoria tipo la Seconda Guerra Mondiale contro i nazisti, ma la realtà delle cose è che si può anche perdere e la storia ci offre tanti esempi oltre a Saigon. Penso per esempio alla Somalia, un altro paese dove l’Occidente ha fallito. Per il tempo trascorso sì, dopo 20 anni, la similitudine è forte se si guarda alla fase di ritirata, ma a differenza del lontano Oriente, in Afghanistan i Talebani erano ridotti all’osso e hanno resistito fino alla data di scadenza per poi riacquisire territorio mentre in Vietnam, a Nord della zona demilitarizzata della linea McNamara, gli americani non sono mai riusciti ad andare. Dopo l’uccisione di Bin Laden agli Americani non interessava più stare lì e hanno dato le chiavi del proprio destino agli Afghani, i quali non sono stati in grado di dare un futuro stabile al Paese e per la corruzione e per l’incapacità della generazione politica che hanno.

Cosa succederà ora e quale sarà il destino degli afghani che si erano adattati a questo nuovo “Afghanistan occidentalizzato”?

Pensare che l’Afghanistan sarebbe stato una Las Vegas ai piedi dell’Hindukush, vuol dire essere fuori strada: è sempre un paese Islamico, dove la componente religiosa è politica e legge. Un stabilità la troveranno, non sarà un Paese occidentale, non avranno il modello di vita che abbiamo in Europa ma penso che i Taliban di Omar [il Mullah Emiro dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan dal 2006 al 2011, ndr] fossero diversi da questa versione. Pensiamo solamente come si sono presentati al mondo: stanno usando gli strumenti che utilizzano i capi di governo, web, dirette TV, account Twitter… Quindi non ci resta che aspettare. A chi ritiene che sia un nuovo Iran, dico che non penso sarà così perché a differenza dei Persiani, che sono sciiti, i Talebani sono sunniti e sono stati sempre protetti da Stati come il ricchissimo Qatar, dove per altro vige la legge della Sharia. Si sono definiti Emirato dell’Afghanistan, e gli emirati di solito sono ricchi e con forti accordi commerciali.

Ci preoccupiamo delle donne e dei diritti umani? Oltre all’Occidente dove sono rispettati i diritti umani e le donne? Il futuro non sarà per forza buio e penso che le nuove generazioni potranno cambiare quel Paese, perché a differenza dei giovani afghani degli anni ’70, questi vivono in un mondo globalizzato dove le informazioni viaggiano alla velocità di un click, dove tutto è raggiungibile via social. Dopo le primavere arabe anche i talebani si sono evoluti per continuare ad esistere.

Proprio le foto e i video dopo la caduta di Kabul finiranno sui libri di storia. I falling men afghani ricordano quelli dell’11 settembre 2001.

Visivamente si, richiamano i falling men delle Torri. Ma gli uomini delle Torri hanno preferito morire perché il fuoco ti uccide comunque di sicuro. I falling men Afghani sono stati disperati si ma, passatemi il termine, “codardi” se si paragona il coraggio che non hanno avuto rispetto alle donne afghane. Nella tragedia che stanno vivendo attualmente, le donne hanno una dignità fuori dal comune e un coraggio impressionante, se si considerano i video di quelle ragazze che manifestavano il diritto a continuare a studiare.

Afghanistan: anni di missioni e morti, con l’atroce dubbio sia stato per niente

L’Italia, in tutto questo, come ha agito?

L’Italia ha agito molto bene, ha fatto quello che doveva e come poteva , inquadrata nel Patto Atlantico.
Gli americani influenzano l’occidente sempre.

In tutti questi anni sono caduti anche soldati italiani. Dà molto fastidio, pensare che siano morti per niente…

Si, sono morti perché credevano in qualcosa. Ma anche i nostri alpini sul Carso sono morti contro gli austriaci e oggi non andiamo in vacanza a mangiare schnitzel in Karinzia. Se ci penso mi rende triste.

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