Politica

Conte: “Mantenere un dialogo con i talebani”. In ballo le mani di Cina e Russia sull’Afghanistan

Giuseppe Conte scatena la polemica con le dichiarazioni sui rapporti con i talebani, ma la realtà geopolitica muove interessi che vedono ora l'Afghanistan al centro di una partita internazionale
giuseppe conte

La crisi afghana sta mostrando tutta la debolezza di un’Occidente che assiste a 20 anni di missioni NATO in Afghanistan cancellati in una manciata di settimane. Tanto è servito ai talebani per riconquistare il Paese, mentre l’esercito nazionale fuggiva liquefacendosi come neve al sole, nonostante la fornitura di armi e addestramento da parte della coalizione. Le polemiche sulla gestione del ritiro statunitense e dei suoi alleati non si fermano, mentre le immagini degli afghani che tentano disperatamente di abbandonare l’Emirato islamico abbondano sugli organi di stampa.

La politica italiana non si trova meno colta alla sprovvista, con un profluvio di dichiarazioni e ben poche soluzioni.

Mentre PD e Lega litigano già su come e quali profughi accogliere, le parole dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte sulla necessità di cercare un dialogo con i talebani accendono la miccia. Immediata la reazione degli avversari politici dei pentastellati, in primis Italia Viva, a cui Conte ha replicato duramente. Una querelle che dimostra come, ancora una volta, la classe dirigente italiana sembra incapace di formulare un fronte unito di fronte a crisi internazionali come l’Afghanistan e che a contare sono solo i calcoli di parte.

Conte chiede un dialogo con i talebani: “Da soli non vanno da nessuna parte”

Giuseppe Conte ha aizzato una polemica per le sue parole a Salerno, in un incontro per sostenere la candidata sindaca del Movimento 5 Stelle. “L’unica possibilità che abbiamo per non distruggere il lavoro di 20 anni è assolutamente mantenere un dialogo serrato, costante, con il nuovo Emirato islamico, e soprattutto far capire loro che da soli non possono andare da nessuna parte“, ha dichiarato il capo politico pentastellato, “Non basta il commercio dell’oppio, non basta il commercio di miniere e minerali per poter mantenere un intero Paese.

Loro hanno bisogno ancora della comunità internazionale, hanno bisogno della rete anche delle ONG per quanto riguarda la salute, l’istruzione. Per fare tutto questo occorrono i sostegni finanziari economici e il know how delle organizzazioni non governative“.

Cosa c’è in ballo sull’Afghanistan

La linea di Conte si inserisce in un dibattito che infiamma la politica internazionale, cioè se chiudere definitivamente la porta e isolare l’Afghanistan, abbandonandolo del tutto a se stesso, o cercare di tenere sotto controllo il possibile.

Sul piatto non ci sono solo le vite di chi tenta di fuggire tramite i corridoi umanitari, ma anche il pericolo che il Paese torni a essere un santuario per il terrorismo internazionale. Senza contare che altre forze si stanno già muovendo, come Russia e Cina, pronte a sostenere il governo talebano in cambio dell’accesso alle ingenti risorse minerarie.

I piani della Cina per l’Afghanistan

Per Pechino, un Afghanistan relativamente stabile è funzionale al progetto della nuova Via della Seta, che vede già molto coinvolto il vicino Pakistan, i cui servizi segreti hanno sostenuto e foraggiato i talebani accogliendoli oltre i porosi confini tra i due Stati.

Senza contare le grandi risorse di terre rare nel Paese asiatico, materie prime indispensabili per l’industria tecnologica. Non è un caso che, poche ore dopo la caduta di Kabul, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Hua Chunying abbia dichiarato che la Cina “mantiene contatti e comunicazioni con i talebani afghani” e che gioca “un ruolo costruttivo” nella risoluzione della crisi.

Retweet di Hua Chunying sull'Afghanistan

L’Afghanistan confina inoltre con la Cina nella burrascosa provincia dello Xinjiang, dove il governo di Pechino tenta di piegare la resistenza degli uiguri tramite politiche molto vicine alla pulizia etnica (sostituendovi il gruppo etnico han, maggioritario in Cina).

Il Dragone non è mai stato molto attento ai diritti umani, e la collaborazione con i talebani non è vista come un male seppur necessario, ma anzi la loro presa di potere elimina dai loro confini occidentali l’ingombrante presenza americana.

I calcoli dell’Europa

Considerazione geopolitiche e strategiche sul come agire nella nuova realtà che vede l’Afghanistan in mano talebana si stanno facendo in queste ore nelle stanze dei bottoni di tutto il mondo, in particolare in Europa. L’Unione è stata una vittima della decisione statunitense, trovandosi abbandonata alla morte del multilateralismo americano. Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, in questo contesto ha sollevato domande a cui l’Europa dovrà dare una risposta.

La creazione di un Paese moderno, dove sono rispettati i diritti delle donne, è fallita“, ha dichiarato lo spagnolo, definendo quanto accaduto “una catastrofe“. Borrell ha poi sottolineato che “La Russia e la Cina non possono intervenire e sostenere Kabul e noi essere completamente messi da parte. Dobbiamo parlare con loro per cercare di evitare un deterioramento della situazione. Il che non implica che c’è un sostegno o un avallo dei talebani. Certo che dobbiamo parlare con i talebani, ma non vuol dire riconoscerli né assisterli militarmente. Dobbiamo però avere dei contatti, anche con i Paesi vicini, per limitare i rischi di terrorismo“.

Bufera su Conte: le critiche da Azione e Italia Viva

Una riflessione, quella di Borrell, su quale ruolo assumere da oggi in poi nei confronti dell’Emirato, che Conte ha riproposto scatenando una sequela di critiche. A scagliarsi contro l’ex premier è stata in primis Italia Viva, il cui segretario, Matteo Renzi, pur intrattiene personalmente rapporti molto stretti con le monarchie del Golfo Persico, che pure sui diritti umani avrebbero molto da spiegare.

Gennaro Migliore, Luciano Nobili e Raffaella Paita si sono scagliati contro Conte, accusandolo di voler “fraternizzare” con il brutale regime. Anche Carlo Calenda, leader di Azione, ha definito “piuttosto gravi” le parole dell’ex premier mentre una sferzante Maria Elena Boschi ha dichiarato che Conte capisce “poco di politica estera” rallegrandosi del fatto che “che a Chigi c’è Draghi e non Conte“. Come sempre in questi casi, però, le dichiarazioni sui diritti umani sono strumento per il consenso più che vera aderenza ai principi di solidarietà e universalismo europei. E in questa fattispecie vengono usati per attaccare il “nemico”, dimenticando che la mano di carte perdente, questa volta, è la nostra.

Tweet di Maria Elena Boschi

La replica di Giuseppe Conte

Giuseppe Conte ha risposto alle polemiche con un post su Facebook con parole dure. “Di fronte al disastro umanitario che è in corso in Afghanistan, dove sono in pericolo i più elementari diritti fondamentali, è vergognoso che in Italia ci sia chi gioca a strumentalizzare fatti e dichiarazioni per biechi fini di polemica politica“, scrive l’ex premier, “La polemica proviene dagli esponenti di quella stessa forza politica che ha inneggiato al ‘rinascimento arabo’ e che ha sostenuto fideisticamente che il percorso che si stava compiendo in Afghanistan fosse risolutivo e privo di errori. In realtà, adesso è prioritario che l’Europa e l’intera comunità internazionale si facciano promotrici di corridoi umanitari per salvaguardare la vita di chi in questo momento è in pericolo e sta scappando dall’Afghanistan“.

Replica di Conte su Facebook

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