matteo renzi a vision 2030

Matteo Renzi, senatore e leader del partito politico Italia Viva, dopo aver aperto la crisi di governo è volato in Arabia Saudita, per partecipare alla “Davos del deserto“. Si tratta di un incontro annuale che vede conferenze partecipate da leader politici, CEO e imprenditori, organizzata dal Future Investment Initiative (FII) Insititute.

La presenza di Renzi è finita nell’occhio del ciclone non a caso, essendo note le trasgressioni del regime di Riyadh in merito ai diritti umani. In gioco però ci sono, come spesso accade, interessi economici transnazionali e riallineamenti geopolitici in corso, soprattutto dopo la nomina di Joe Biden come nuovo presidente degli Stati Uniti.

Renzi al servizio dei Sa’ud: “Nuovo Rinascimento”

È stato il quotidiano Domani a portare a galla il viaggio di Matteo Renzi a Riyadh. Il senatore, mentre in Italia andavano avanti le consultazioni, ha partecipato al forum Future Investment Initiative, organizzato dalla Fondazione di cui risulta essere anche un membro del consiglio. L’iniziativa è diretta espressione del fondo sovrano di investimenti, il Public Investment Fund, uno dei più grandi al mondo. Il patrimonio stimato del fondo è di 399 miliardi di dollari, e fa capo direttamente alla famiglia regnante saudita.

Alcuni membri del consiglio del FII Institute
Alcuni membri del consiglio del FII Institute

Matteo Renzi in questa occasione è apparso in un video insieme al principe ereditario Mohammed bin Salman. I due hanno avuto una conversazione sul “nuovo Rinascimento“, argomento della quarta edizione del forum, che ha visto Renzi rivendicare il suo passato da sindaco di Firenze, epicentro culturale del periodo storico “classico”. Il senatore si è spinto a dichiarare “che l’Arabia Saudita possa essere il luogo per un nuovo Rinascimento” al principe bin Salman, il quale si rivolgeva a lui chiamandolo “primo ministro”.

Lo specchio del regime saudita

Mohammed bin Salman è l’uomo risultato vincente nella lotta per la successione ad Abdul Aziz Al Sa’ud, al momento sul trono, scatenatasi in seno alla famiglia che dal 1932 guida con una monarchia assoluta l’Arabia Saudita. Nonostante il piglio decisionale e i proclami di apertura del Paese sotto la sua guida, i risultati del principe ereditario sono al momento tutt’altro che positivi. MBS, come viene chiamato, ha inaugurato la sua ascesa epurando dai ruoli chiave gli altri membri della famiglia che minacciavano la sua posizione.

In Arabia Saudita, il potere, come l’economia, si regge su rapporti clientelistici e reti di patronage che fanno riferimento alla famiglia reale, al vertice tutti i ruoli istituzionali.

Il regime si è sempre fondato su altri due pilastri: il wahabismo, una forma integralista dell’Islam, e le rendite del petrolio, interconnessi così tanto da far coniare il termine “Petro-Islam”. Bin Salman, nel 2016, ha impresso una sterzata ai progetti finanziari del Paese del Golfo, la più grande economia mediorientale.

Tramite Vision 2030, un ambizioso piano di investimenti da 500 miliardi di dollari, il principe ereditario vorrebbe diminuire la dipendenza dell’economia saudita dal petrolio.

Da qui l’utilizzo del fondo di investimenti per finanziare iniziative come la “Davos del deserto” e fondazioni non-profit globali.

Tragitto che finora si è rivelato più una trovata di marketing che un effettivo desiderio di diversificare l’economia, creando posti di lavoro in altri settori oltre il petrolio. L’Arabia Saudita ha causato lo sconcerto degli investitori internazionali di fronte a continue e gravissime violazioni dei diritti umani.

Matteo Renzi con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman
Matteo Renzi con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman

Renzi tra mille contraddizioni

La chiacchierata tra Matteo Renzi e il principe bin Salman è stata incentrata sullo “sviluppo”, sulla realizzazione di faraoniche città nel deserto per pompare investimenti e posti di lavoro e ripulire l’immagine a livello internazionale.

Il senatore paragona il piano di sviluppo urbano alla creazione di una “civitas” con un articolato pensiero espresso in inglese: “In greco è ‘polis’, da ‘civitas’ viene civilizzazione, da ‘polis’ viene politica, questo significa che dalla città, dalla storia della città viene la crescita“.

Il senso ampio di civitas, come comunità attiva di cittadini che danno forma alla società civile, è molto lontana dalla realtà dell’Arabia Saudita. Proprio Mohammed bin Salman si è reso protagonista di un’efferata repressione ai danni della fragile opposizione, degli attivisti di diritti umani, dei giornalisti e di qualsiasi espressione si discosti dalla cieca fedeltà al paternalistico regime.

L’Arabia Saudita reale

Il declino della reputazione saudita si è acutizzato con l’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi all’ambasciata saudita in Turchia. Khashoggi è stato fatto a pezzi all’interno dell’ambasciata, dove era andato a ritirare dei documenti. Secondo alcuni il mandante sarebbe proprio MBS, e tra questi c’è la compagna del giornalista, Hatice Cengiz, che ha fatto causa al principe ereditario.

Manifestazioni per la morte di Jamal Khashoggi davanti l'ambasciata saudita a Istanbul
Manifestazioni per la morte di Jamal Khashoggi davanti l’ambasciata saudita a Istanbul

Sul fronte dell’amministrazione interna, è esemplificativo il caso di Loujain al-Hathloul. Attivista per i diritti delle donne, è stata arrestata con la fumosa accusa di “contatti con organizzazioni internazionali” per aver promosso una campagna a favore del diritto di guidare per le donne. Insieme a lei sono state arrestate altre attiviste che in carcere, come denunciano le ong per i diritti umani, hanno subito torture, isolamento e violenze sessuali.

L’Italia e la questione dello Yemen

Il principe ereditario è noto soprattutto per aver iniziato le ostilità contro i ribelli huthi e trascinato lo Yemen in una guerra civile che ha portato a circa 100mila vittime e a 4 milioni di sfollati dal 2015. Bin Salman aveva promesso una risoluzione rapida della disputa, ma ha impantanato l’Arabia Saudita nel conflitto. Mentre dallo Yemen partono offensive sotto forma di razzi da parte dei ribelli, dal palcoscenico internazionali si moltiplicano gli appelli alla pace di fronte alla strage dei civili, colpiti anche dalla carestia e da un’epidemia di colera.

L’appoggio incondizionato di Trump (che ha grossi interessi immobiliari collegati a Riyadh) è venuto meno con l’avvento di Biden. Il neo presidente, 2 giorni fa, ha sospeso la vendita di armi all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti.

E al ritorno di Matteo Renzi, il governo italiano ha seguito i suoi passi, bloccando “le autorizzazioni per l’esportazione di missili e bombe” verso questi Paesi, come annunciato dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Un gesto accolto dalla Rete italiana pace e disarmo come “di portata storica – che avviene per la prima volta nei 30 anni dall’entrata in vigore della Legge 185 del 1990 sull’export di armi“. Rimane a questo punto da attendersi la medesima decisione per quanto riguarda l’Egitto, non meno invischiato dell’Arabia Sauditi nei conflitti regionali, come sottolineato dai genitori di Giulio Regeni.

Il problema degli interessi in gioco

Il problema che emerge da questa storia non riguarda solo la decisione di Renzi di prestarsi alla propaganda di un regime autoritario tra i più repressivi al mondo. Molti politici a fine carriera diventano conferenzieri specializzati, prendendo parte a incontri e think tank. La questione sorge nel momento in cui lo fa un senatore in carica, che è anche membro della Commissione Difesa del Senato, e che prende 80mila euro per partecipare al panel.

La sua posizione può creare un’ombra su tutto ciò che ha fatto e continua a fare in quanto leader politico del partito fondamentale per la maggioranza di governo. Che dire della pressante richiesta a Giuseppe Conte di cedere la delega ai servizi segreti? Matteo Renzi agirà nell’interesse nazionale, ma le sue azioni evidenziano quantomeno la mancanza di attenzione per l’etica istituzionale. In questo momento così delicato, la sua opacità diviene quindi una questione della massima importanza.

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