Linguafondaio

Gli aggettivi qualificativi: regolari, irregolari e invariabili

Non tutti gli aggettivi qualificativi sono uguali. Ci sono quelli regolari, quelli irregolari e quelli invariabili. A fare chiarezza arriva il Linguafondaio
Gli aggettivi come si declinano

Non tutti gli aggettivi qualificativi sono uguali, e fin qui niente di strano. Da che mondo è mondo, sono sempre esistite le persone belle e quelle brutte; le persone alte e quelle basse; le persone magre e quelle grasse; le persone buone e quelle cattive, ecc. Morfologicamente, però, gli aggettivi possono non essere tutti uguali, perché alcuni posseggono più desinenze e altri meno. Non menzioneremo gli infiniti aggettivi determinativi, non finiremmo mai, e questa diventerebbe una lezione lunga e noiosa, ma menzioneremo solo quelli che ogni tanto, nei momenti di distrazione, allungano la gambetta e cercano di farci lo sgambetto.

La declinazione degli aggettivi

Solo conoscendoli, come dico sempre, potremo evitare le loro insidie. Analizzando un aggettivo mondialmente noto, come bello, se lo declinassimo, scopriremmo banalmente che può indicare un lui singolare: bell-o; una lei singolare: bell-a; una pluralità maschile: bell-i; una pluralità femminile: bell-e. Sono le quattro desinenze regolari di un aggettivo. Ovviamente, anche se non li abbiamo menzionati, l’aggettivo può riferirsi anche ad animali, cose, sentimenti, ecc., per determinarli meglio.

Ma la nostra lingua, l’abbiamo imparata a conoscere, e chi la studia davvero lo sa, come gli stranieri, non è sempre lineare e disciplinata e, anche in questo caso, ci regala delle belle sorprese. Sì, perché non tutti gli aggettivi qualificativi (come quelli che abbiamo conosciuto all’inizio e che indicano una qualità o un modo di essere del nome al quale si riferiscono) sono regolari, come il classico bravo (-o, -a, -i, -e): Luca è un bravo ragazzo. Maria altrettanto (brava), visto che lo sopporta.

Ma ci sono anche degli aggettivi che, ad esempio, hanno solo tre desinenze e che danno spesso qualche grattacapo agli italiani, come entusiasta.

Entusiasta, quando l’aggettivo qualificativo non si declina

Entusiasta ‒ termine di derivazione greca che ha un significato bellissimo, ‘ispirato da Dio’ ‒ mantiene la stessa forma sia per il maschile singolare sia per il femminile singolare: entusiast-a; quindi *entusiasto non esiste, anche se per qualcuno non è così, mentre per il plurale abbiamo le regolari forme entusiast-i per il maschile, ed entusiast-e per il femminile. Per uno straniero che vuole studiare la nostra lingua, capite bene che è complicato da comprendere, perché due aggettivi qualificativi si comportano in maniera diversa: bello sì, *entusiasto invece no.

Entusiasta, tra l’altro, non è l’unico ad avere questa particolarità, ma è in buona compagnia, perché anche pessimista, egoista e idiota funzionano allo stesso modo, hanno sempre tre desinenze, ma non si sa perché non danno gli stessi problemi e dubbi che dà entusiasta. Se a qualcuno potrebbe scappare un *entusiasto, l’ho sentito in tivù all’interno di un programma trash con le mie orecchie, difficilmente allo stesso potrà scappare un *idioto o un *pessimisto.

Per non parlare di quegli aggettivi che hanno solo due desinenze. Ad esempio, giovan-e per il singolare maschile e femminile; giovan-i per il plurale maschile e femminile. Lo stesso ragionamento vale per la coppia di aggettivi gentil-e e gentil-i.

Aggettivi invariabili

L’ultima categoria che merita un’attenzione particolare è quella degli invariabili, che in grammatica sta a significare che una parte del discorso resta sempre uguale a sé stessa: il nome può essere maschile, femminile, singolare o plurale, ma questa categoria se ne frega e resta così com’è.

In essa rientrano aggettivi come rosa, viola, blu, perbene, arrosto, pari, ecc.

Quest’ultima famiglia di aggettivi non dà grossi problemi. Anche se il parlante ne è all’oscuro, o non sa che cosa significa invariabile, non si sognerebbe mai di entrare in una rosticceria e di chiedere *Due polli arrosti, grazie!; o non si sognerebbe mai di dire *Ho dipinto le pareti della camera di viole (parliamo ovviamente del colore e non del genere di pianta).

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