Linguafondaio

Non siate sciatti, quello che scrivete vi rappresenta!

Molte persone, a volte, prese dalla fretta scrivono senza fare attenzione, ma quello che scriviamo ci rappresenta
Non essere sciatto

Non so voi, ma io quando vedo dei post o dei messaggi un po’ sciatti (scritti distrattamente, con superficialità, con più spazi del previsto, con un numero infinito di puntini di sospensione, ecc.), penso automaticamente a due cose: l’autore o l’autrice del messaggio non sa come si scrive, allora è giustificato/a; oppure conosce la grafia corretta di quella parola, solo che è troppo pigro/a o annoiato/a per controllare e cercare l’accento giusto e per inserirlo.

Nessuna giustificazione per i pigri e gli sciattoni

Se fate parte della prima categoria, niente paura, si può sempre imparare.

Mentre se fate parte della seconda categoria, quella dei pigri-sciattoni, dovreste dare più importanza a quello che scrivete. Anche perché, ricordatevelo, siete voi quel messaggio che inviate, è l’estensione del vostro sapere, della vostra preparazione e della vostra educazione. Sì, perché non preoccuparsi dell’interlocutore è una mancanza di rispetto.

Alcuni, per fare “prima”, mettono gli apostrofi al posto degli accenti (*E’). Altri come abbiamo accennato, riempiono la loro prosa di puntini di sospensione, credendo che il numero dei puntini possa variare a seconda dell’umore, mentre in realtà sono solo e sempre tre (…).

Poi c’è chi non accenta il affermativo, limitandosi a rispondere con un blando si, che ha un’altra funzione grammaticale, è un pronome riflessivo di terza persona singolare, che non usiamo di certo per rispondere in modo affermativo a una domanda:

Luca si è perso per strada.

I livellatori di monosillabi

E poi ci sono i livellatori di monosillabi, che ne usano uno con valore di tre, come da, da’, dà; e di, di’, dì.
Se sono scritti in maniera diversa, se uno ha l’accento e l’altro ha l’apostrofo, forse un motivo ci sarà, e forse avranno dei compiti diversi.

Forse.

Di e da sono due preposizioni semplici: Sono di Roma!; Vengo da Napoli.

Da’ e di’, con l’apostrofo, sono due imperativi, il primo è il troncamento di dai, il secondo è il troncamento di dici: Da’ una mano a tua sorella con quei pacchi!; Di’ tutto quello che pensi!

L’ultima coppia, e , devono essere scritti con l’accento grave. è la terza persona dell’indicativo presente di dare; , invece, è un sostantivo maschile, e si usa con il significato di ‘giorno’:

Maria non dà mai ragione a Luca; Il dottore mi ha detto di prendere questo farmaco tre volte al dì.

Facciamo un po’ di chiarezza

E per ultimo, anche se di sciatterie ce ne sarebbero molte, ma questo è solo un articolo, non un saggio sulla sciatteria e sulla pigrizia, c’è po’ scritto con l’accento, anziché con l’apostrofo, e, a volte, capita di vedere il poveretto completamente nudo e sguarnito (*pò, *po).

Po’ è il troncamento della parola poco; forse questa cosa confonde, perché di solito l’apostrofo segnala l’elisione, ma in questo caso, come in altri (a mo’ di esempio, va’ al diavolo, ecc.), può segnalare anche un troncamento:

Un po’ di amore per la nostra lingua, per favore!

Prendete l’abitudine di rileggere prima di inviare, di cercare e di riguardare ciò che non sapete o che non conoscete bene. Lo so, è faticoso, è stressante, ma fa la differenza, ve lo garantisco.

E poi è una cosa che fate per voi stessi e per nessun altro, perché quello che scrivete e come lo scrivete, ripeto, vi rappresenta.

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