I due punti

Caro Presidente, le spiego io cos’è un femminicidio e cosa vuole dire avere paura di essere donna

Il femminicidio non può essere considerato atto isolato ad opera di un folle, ma risultato di una cultura di discriminazione e di violenza, complice lo Stato che si macchia così di un crimine contro l'umanità
Femminicidi 2021, i numeri di una strage

Il femminicidio non è un atto disperato di chi non vuole essere lasciato.
Il femminicidio non è un raptus.
Il femminicidio non è un atto isolato.
Il femminicidio è figlio di una cultura della discriminazione di genere.
È figlio di uno Stato che non sa proteggere e non sa educare.
Ed è frutto di chi, ancora oggi, si gira dall’altra parte.

Femminicidio, non è solo un atto di violenza, ma un omicidio di Stato e un crimine contro l’umanità

La cultura maschilista e misogina è portata avanti, a volte in modo velato, altre fin troppo palese per non suscitare ribellione in un popolo ormai sopito, dalle nostre istituzioni e dalle culture religiose.

Troppo facile pensare solo alla dottrina talebana, ma se non per intensità e ancora insufficienti aperture non vedo molta differenza in Vaticano, il cui accesso è ancora negato alle donne, alle quali è concesso essere vergini, ma non vicarie di Cristo, o succeditrici di Pietro, e soprattutto non Santo Padre. Questa cultura di discriminazione, non solo nei confronti delle donne, ma nei confronti di tutti quelli che non sono maschi etero, è difficile e subdola da smontare fintanto non ci sarà l’intenzione di farlo davvero.

E le opposizioni rette su presupposti falsi e demagogici al DDL Zan ne sono la prova.

Dove nascono i femminicidi

Non è vero che oggi le donne hanno gli stessi diritti, stipendi e possibilità di carriera degli uomini. E soprattutto non è vero che le donne sono “viste” come gli uomini. È solo di qualche giorno fa l’addio ai social di Loretta Goggi, donna dal talento straordinario, insultata per il suo apparire non conforme agli standard femminili, dettati da non si sa bene chi. E purtroppo non è neppure la prima volta che una professionista viene commentata non per il suo lavoro, ma in base ad uno stereotipo di come dovrebbe essere una donna: giornaliste, ministre, sindache, attrici, nessuna esclusa.

197 omicidi in 6 mesi, questa è l’Italia

Mario Draghi, nel suo primo discorso da Presidente, spezza la tradizione delle quote rosa e parla, finalmente, di un cambio culturale, ma poi cosa si sta facendo?

Una vera parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi. Intendiamo lavorare in questo senso, puntando a un riequilibrio del gap salariale e un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei loro colleghi uomini, superando la scelta tra famiglia o lavoro.

Bene Presidente, la parità di genere, vuol dire anche diffondere una cultura di genere, vuol dire educare fin da piccoli alla parità, vuol dire insegnare a scuola il rispetto e la gentilezza.

Ma questo piano oggi mi sembra molto più che visionario e oltre allo stupore e all’indignazione che accompagnano sempre i casi di femminicidio da parte delle istituzioni e dell’opinione pubblica, cosa si sta facendo per cambiare?

Dal 1° gennaio al 12 settembre 2021 ci sono stati 197 omicidi, con 81 vittime donne di cui 70 uccise in ambito
familiare/affettivo; di queste, 50 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner.

Report settimanali sulla violenza sulle donne a cura del Governo

Una donna si deve considerare fortunata se resta viva: questo il messaggio di Bruno Vespa e della Rai

Come posso credere a questo suo piano di rivoluzione culturale quando nella tv di Stato è ancora a stipendio Bruno Vespa che, sorridente davanti a Lucia Panigalli, sotto scorta dopo essere scampata al suo femminicidio, chiama “AMORE” un tentato omicidio, giustificando un’aggressione premeditata: “Quell’uomo era follemente innamorato di lei, al punto da non volerla dividere se non con la morte” e fermo delle sue idee continua sostenendo che la Panigalli è una donna fortunata perché viva, altre donne non lo sono più.


E questo diventa anche il messaggio dello Stato: una donna è fortunata quando resta viva. Già la nostra vita è legata alla fortuna, non ai diritti.
E dov’è l’Ordine dei giornalisti che non radia dall’albo chi sputa non solo sulla deontologia e sull’etica del nostro mestiere, ma soprattutto sulla morale della nostra società?

Caro Presidente, le spiego io cos’è un femminicidio e cosa si prova ad avere paura

È inutile gridare e piangere alla prossima donna che morirà per mano di un uomo.

Non è un delitto passionale, è un delitto di Stato!
È un crimine contro l’umanità e per questo dovrebbe essere punito chi non avvalla la libertà di genere e le pari opportunità. Perché gli stermini di guerre fanno rumore, un morto alla volta molto meno. Per questo la morte è lenta e silenziosa. Ogni donna sente su di sé il dolore di ogni ferita inflitta a un’altra donna. Ogni donna sente il dolore di quell’acido bruciare sulla pelle, perché in fondo non si può spiegare ad un uomo cosa di prova ad essere donna e ad avere paura per esserlo.

È responsabilità dello Stato e della cultura che diffonde, e pure di quella che ignora. E fintanto sarà così questi saranno omicidi di Stato e le mani sporche di sangue saranno quelle di tutti noi che non siamo in grado di far crescere nel rispetto i nostri figli e nella sicurezza le nostre figlie.
Stato, Ordine dei giornalisti e politici oppositori alla libertà: io vi condanno! E vi auguro di avere, almeno una volta nella vita, quella paura della morte, morire per essere semplicemente quello che siete.

1522 numero antiviolenza e stalking
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