Cronaca Nera

Federico Aldrovandi, 16 anni fa la morte: la storia, il processo, la condanna per 4 poliziotti e l’indulto

Federico Aldrovandi è morto a 18 anni, il 25 settembre 2005, dopo un controllo di polizia a Ferrara: la sua storia e il processo, dalla condanna di 4 poliziotti all'indulto
federico aldrovandi

Federico Aldrovandi è morto 16 anni fa, il 25 settembre 2005, dopo un controllo di polizia. Alla sua tragedia sono seguiti un lungo processo e la condanna definitiva a carico di 4 poliziotti. Una pena di 3 anni e 6 mesi di carcere mai scontata del tutto grazie all’indulto. La storia del 18enne di Ferrara, le tappe della vicenda e la conclusione in sede giudiziaria.

Federico Aldrovandi, chi era il ragazzo morto a 18 anni durante un controllo di polizia

Federico Aldrovandi è nato a Ferrara il 17 luglio 1987, e nella stessa città è morto 18 anni dopo, ill 25 settembre 2005, dopo un controllo di polizia.

Poche ore prima della fine, Federico Aldrovandi ha trascorso la serata con alcuni amici a Bologna e, come avrebbero poi confermato gli esami, avrebbe assunto modeste quantità di droga e alcol. Prima dell’alba, tornato a Ferrara, si sarebbe separato dal gruppo per tornare a casa, secondo gli amici lucido e tranquillo. Una normale passeggiata prima di andare a dormire, un breve tragitto in cui avrebbe incontrato la morte.

In quel momento, il 18enne è stato fermato in via Ippodromo da una pattuglia con 2 poliziotti a bordo, Enzo Pontani e Luca Pollastri, che avrebbero successivamente chiesto rinforzi perché, a loro dire, aggrediti dal giovane.

Sul posto l’arrivo di un’altra volante, con a bordo gli agenti Monica Segatto e Paolo Forlani. Poi la colluttazione e l’alba di un dramma che ha segnato le cronache.

A terra, sul luogo dei fatti, verranno poi ritrovati due manganelli, in dotazione alle forze dell’ordine, spezzati. Intorno alle 6 del mattino l’intervento di un’ambulanza sollecitato, troppo tardi, dagli stessi agenti. I sanitari avrebbero trovato il ragazzo “riverso a terra, prono con le mani ammanettate dietro la schiena”.

Inutile ogni tentativo di rianimazione: i soccorritori ne avrebbero accertato la morte per “arresto cardio-respiratorio e trauma cranico-facciale”. I genitori di Federico Aldrovandi, dopo vari tentativi di rintracciare il figlio, sarebbero stati avvisati solo alle 11 del mattino, circa 5 ore dopo l’accaduto. La versione del malore non ha convinto la famiglia, complici 54 tra lesioni ed ecchimosi sul corpo del 18enne.

Federico Aldrovandi, gli accertamenti dopo la morte

Una consulenza medico-legale disposta dal pm avrebbe affermato che Federico Aldrovandi sarebbe morto per una “insufficienza miocardica contrattile acuta dovuta all’aumentata richiesta di ossigeno indotta dallo stress psicofisico per la marcata agitazione psicomotoria e gli sforzi intensi posti in essere dal soggetto durante la colluttazione e per resistere alla immobilizzazione, all’ipotetica depressione respiratoria secondaria alla assunzione di oppiacei e alle turbe della ventilazione polmonare prodotte dalla restrizione fisica in posizione prona con le mani ammanettate dietro la schiena”.

I consulenti dei familiari hanno con forza portato avanti la tesi che il decesso del giovane sia stato dovuto allo schiacciamento del torace.

Gli agenti gli avrebbero tolto il respiro salendogli sul dorso con le ginocchia. Gli accertamenti chiesti dalla famiglia per quanto attiene all’assunzione di stupefacenti, inoltre, avrebbero rilevato che la quantità di sostanze era assolutamente insufficiente a causare l’arresto respiratorio.

Federico Aldrovandi: il processo, le condanne e l’indulto

Nel 2006, i 4 agenti intervenuti in via Ippodromo il 25 settembre dell’anno precedente – Enzo Pontani, Luca Pollastri, Monica Segatto e Paolo Forlani – sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo.

Ad aggravarne la posizione, la testimonianza di una residente nella zona teatro dei fatti. La signora avrebbe raccontato di aver assistito ad alcune fasi della colluttazione e avrebbe dipinto un profilo di responsabilità a carico degli agenti. Nel 2007, il rinvio a giudizio per i poliziotti, a processo per il caso Aldrovandi.

La sentenza di primo grado del Tribunale di Ferrara è datata 2009: tutti gli imputati condannati a 3 anni e 6 mesi di carcere per “eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi. Nel 2011, sentenza confermata dalla Corte d’Appello di Bologna. Nel giugno 2012, la Cassazione rende definitiva la condanna. Federico Aldrovandi è morto “per il trauma a torace chiuso”, provocato dalle “percosse da schiacciamento quando era già ammanettato”. I poliziotti coinvolti hanno “trasceso colposamente i limiti consentiti al loro intervento”. All’esito dei 3 gradi di giudizio per il massacro di Federico Aldrovandi, però, nessuno dei condannati ha scontato totalmente la pena in carcere.

Gli agenti hanno beneficiato dell’indulto e, nel 2013, il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha stabilito che avrebbero trascorso in carcere solo 6 mesi. Dopo 60 giorni, Monica Segatto è stata scarcerata grazie al decreto svuota-carceri ed è passata ai domiciliari.

Trascorsi 6 mesi, sono stati reintegrati dalla polizia. All’alba del 2014, 3 di loro sono tornati in servizio, impegnati nella sezione amministrativa fuori da Ferrara. Solo uno non lo ha fatto, a causa di una cura per “nevrosi reattiva”. Per Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, sono il “simbolo dell’impunità”.

Il padre, Lino Aldrovandi, così ha ricordato la storia del suo ragazzo: “Nato a Ferrara il 17 luglio 1987, terminò forzatamente la sua breve vita ad appena diciotto anni, alle ore 6.04 di un assurdo 25 settembre 2005, sull’asfalto grigio e freddo di via Ippodromo, di fronte all’entrata dell’ippodromo, in Ferrara, in un luogo forse troppo silenzioso, ucciso senza una ragione all’alba di una domenica mattina da 4 persone con una divisa addosso“.

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