Cronaca Italia

Codice verde a un paziente che muore dopo 7 ore di attesa al Pronto soccorso: infermiere a processo

Per 7 ore avrebbe aspettato di essere visitato al Pronto soccorso, dopo aver ricevuto per 3 volte un codice verde: infermiere a processo per la morte di un paziente a Orbassano
codice verde a un paziente che poi muore: infermiere a processo

Per 7 ore avrebbe atteso di essere visitato in Pronto soccorso, destinatario di un codice verde confermato per 3 volte in fase di triage, e sarebbe morto in seguito a un aneurisma dell’aorta addominale. Sul caso di un paziente deceduto a Orbassano (Torino) la Procura avrebbe aperto un fascicolo per omicidio colposo e ora un infermiere è a processo.

Codice verde a un paziente che muore dopo 7 ore di attesa: infermiere a processo

Un infermiere del San Luigi Gonzaga di Orbassano sarebbe prossimo al processo con l’accusa di omicidio e lesioni colpose.

Lo riferisce il quotidiano La Stampa, secondo cui sarebbe stato indagato nell’ambito di un’inchiesta sul decesso di un paziente a cui, per 3 volte, era stato assegnato un codice verde in fase di triage.

L’uomo, che per 7 ore avrebbe aspettato di essere visitato al Pronto soccorso della struttura, sarebbe morto per uno shock emorragico conseguente alla rottura di un aneurisma dell’aorta addominale. Secondo le indagini, coordinate dal pm Giovanni Caspani, non sarebbe stata valutata correttamente l’urgenza e questo avrebbe impedito di agire tempestivamente con accertamenti diagnostici e trattamenti che, di fatto, si sarebbero rivelati tardivi.

La Procura contesterebbe all’infermiere, difeso dagli avvocati Pietro e Gino Obert, una condotta negligente.

Muore dopo 7 ore di attesa al Pronto soccorso: codice verde confermato per 3 volte

Il caso risalirebbe al marzo 2019, quando il paziente si sarebbe presentato al Pronto soccorso intorno alle 14.30 lamentando forti dolori inguinali. A quel punto, gli sarebbe stato assegnato un codice verde, classificazione che indica il minore livello di gravità confermata poi alle 16.42 e alle 19.36, riporta Repubblica.

Le condizioni dell’uomo sarebbero state ritenute erroneamente stazionarie, e il codice d’urgenza non avrebbe mai subito variazioni durante l’attesa. Intorno alle 21, il paziente sarebbe stato visitato e trasferito al reparto di Chirurgia vascolare. Troppo tardi, secondo l’accusa, per scongiurare l’esito infausto.

Il figlio dell’uomo, assistito dall’avvocato Alessandro Bellina, avrebbe riferito agli inquirenti di aver sollecitato l’infermiere alla luce della situazione vissuta dal genitore, reduce da un delicato intervento di chirurgia vascolare.

Una condizione che avrebbe dovuto indirizzare verso l’assegnazione di un codice giallo e un’accelerazione nella valutazione del caso.

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