Le Picconate

La riforma del catasto: rivedere le rendite catastali senza aumentare le tasse. Si può

La riforma catastale spaventa gli italiani perché si pensa possano aumentare le tasse sulla casa. Ma non è così
Riforma catastale

È da molto tempo – circa trent’anni – che si parla di riforma del Catasto, ma la politica non trova mai i tempi giusti per metterci mano. Ogni qual volta si parla di casa e di imposte, il cittadino diventa nervoso. “La casa per gli italiani è un mito, uno status e quindi anche un tabù: guai a chi la tocca” (Giuseppe De Rita, fondatore del Censis, cit.).

Partiamo dal principio. Il Catasto è stato creato nel 1886 ed è l’inventario dei beni immobili presenti nel territorio italiano, dalle abitazioni agli uffici, dalle carceri agli ospedali, passando per i negozi e i cascinali.

Il sistema catastale è stato pensato con l’obiettivo di dare un reddito al singolo immobile: la cosiddetta “rendita catastale”, che non è altro che il valore reddituale che il Catasto attribuisce a un immobile che genera reddito.

Rendita catastale in vani o in metri quadri

La rendita catastale quindi dipende dalla grandezza dell’immobile (oggi misurata in vani, si dovrebbe passare ad una misura più equa, i metri quadri), dall’ubicazione e dalla destinazione d’uso. Le ultime modifiche alle rendite catastali risalgono agli anni Cinquanta, e quindi hanno perso contatto con la realtà.

Siccome le imposte vanno pagate su una base imponibile realistica, è giusto procedere alla riforma catastale.

La revisione sarebbe un modo per riequilibrare il gettito fiscale a favore delle classi meno agiate. Infatti le rendite catastali del centro città – dove abitano generalmente coloro che hanno redditi più alti – sono rimaste quelle di 70 anni fa, mentre le periferie costruite più recentemente hanno spesso una rendita catastale aggiornata. Succede quindi che colui che abita a Milano in piazza Duomo abbia una rendita catastale – per gli stessi metri quadri – quanto colui che abita a Quarto Oggiaro.

Come ha sostenuto la sottosegretaria all’Economia Maria Cecilia Guerra: “Chi ha una casa nel centro storico di una grande città, che è stata ristrutturata e raggiunta dai servizi, si troverà a pagare di più. Chi ha un immobile in un’area interna che ha subito una caduta di valore, giustamente dovrà pagare meno”.

Tasse sulla casa, come funziona oggi e cosa ci chiede l’Europa

Visto che la base imponibile è lontana dai valori di mercato, oggi per calcolare il valore sul quale applicare l’aliquota d’imposta sulla casa (Imu, imposta municipale unica sugli immobili), si moltiplica la rendita catastale rivalutata del 5% per 160 (prima di Monti era 100).

Ma in questo modo le iniquità tra case simili rimangono in piedi.

La domanda da porsi è la seguente: si possono rivedere le rendite catastali senza aumentare la tassazione? Certo, la scelta è squisitamente politica.

A livello macroeconomico – per favorire la crescita economica – avrebbe senso spostare la tassazione dal lavoro ai consumi (le aliquote Iva sono basse per diverse categorie di beni), e alla rendita immobiliare. Gli organismi internazionali – Unione Europea, OCSE, Fondo Monetario Internazionale – hanno raccomandato da tempo di ridisegnare la composizione del prelievo in Italia, senza alzare il gettito.

Aumenteranno le tasse? No, e sta alla politica spiegare chi sono i ricchi e cosa succederà

Il timore degli italiani è che non ci siamo diminuzioni d’imposta, bensì solo aumenti. Se vogliamo favorire l’aumento della partecipazione al mercato del lavoro, occorre agire sul cuneo fiscale (contributi e tassazione) di modo da far arrivare nelle tasche dei lavoratori un reddito netto disponibile più alto.

La riforma del Catasto equivale nella testa degli italiani a una patrimoniale.

Sta alla politica smentire questo pregiudizio, puntando su razionalità ed equità. E spiegando che sono i “ricchi” a beneficiare di questo stato di cose.

Draghi come Angela Merkel

Considerando la voracità delle casse dello Stato (l’economista Sergio Ricossa, in una lettera a Paolo Baffi del 1983 scrisse che “la sete di sangue del settore pubblico è sempre attuale”), ricordando che già il governo Monti, non sapendo dove prendere le risorse in tempi brevi, aumentò l’Imu sulle seconde case, sarà dura per Draghi portare avanti la revisione degli estimi catastali. La destra ha chiesto l’ennesimo rinvio a dopo i ballottaggi. Ma Draghi si comporta come Angela Merkel (il nostro plauso dopo 16 anni da Cancelliera), non molla la presa, ha concesso un breve rinvio ma a ottobre la legge delega per la revisione del Catasto arriverà alla Camera. Sarà cosa buona e giusta. 

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