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Pandora Papers, cosa sono i documenti di politici e personaggi pubblici con patrimoni in paradisi fiscali. I nomi

I Pandora Papers sono il nome di una inchiesta giornalistica basata su 11,9 milioni di documenti che riguarda beni registrati offshore. Chi sono le persone coinvolte e cosa viene a galla.
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Ad inizio ottobre il consorzio di giornalismo investigativo internazionale (Icij) ha pubblicato i Pandora Papers: una inchiesta su 11,9 milioni di documenti che riguardano dei beni registrati offshore da alcune delle persone più ricche del mondo. L’inchiesta è stata pubblicata sui giornali di 117 Paesi e coinvolge leader mondiali, imprenditori e politici, tra gli altri, analizzando gli ultimi 25 anni, per essere precisi dal 1996 al 2020. Sono passati solo 5 anni dalla diffusione dei Panama Papers, che aveva portato a galla i patrimoni affidati a società offshore di Panama e altri.

Pandora Papers: i primi nomi emersi

Non si conoscono ancora nemmeno tutti i nomi compresi nell’indagine del consorzio denominata Pandora Papers, ma nella lista compaiono i nomi dell’ex primo ministro britannico, Tony Blair; del presidente del Cile, Sebastián Piñera; del presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, e del presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky.

Stando a quanto riferisce l’Espresso, che ha partecipato all’indagine, il presidente cileno Piñera rischia l’impeachment.

L’opposizione, infatti, vuole chiarire le responsabilità del presidente presentando un’accusa parlamentare che potrebbe portare alla sua rimozione. Intanto però anche la procura cilena ha ordinato un’indagine per verificare la vicenda.

Piñera, stando a quanto riporta l’inchiesta, avrebbe gestito fin dal 2018 alcuni affari tramite alcune aziende che hanno sede nelle Isole Vergini britanniche. Le Isole sono note perché non esistono tasse né sui redditi personali né sui profitti aziendali. Nel 2010, riporta l’Espresso, il presidente se ne sarebbe servito per vendere una parte di una compagnia mineraria cilena a un imprenditore suo amico.

Il ministro delle Finanze olandese, i Pandora Papers e la reazione italiana

Nell’inchiesta è finito anche Wopke Hoekstra, ministro delle Finanze olandese, l’uomo che ha tentato di bloccare il Recovery Fund e a chiesto all’Unione europea un’indagine sui conti dell’Italia. Anche lui collegato proprio alle Isole Vergini britanniche. Proprio il ministro delle Finanze olandese è responsabile dell’approvazione dell’elenco dei paradisi fiscali dell’Ue. Le critiche a Hoekstra sono arrivate da diverse parti. L’eurodeputata francese Manon Aubry ha detto: “Stiamo parlando di una persona che evade le tasse“, ha voluto chiarire, “e invita le persone povere a rassegnarsi alla crisi, mentre lui investe il suo denaro nelle Isole Vergini britanniche“.

In una nota, l’eurodeputato del gruppo Verdi/Alleanza libera europea Piernicola Pedicini chiarisce: “Il ministro delle finanze olandese predica austerità, critica l’Italia e invoca controlli sui nostri conti pubblici. Poi, da privato cittadino, fa affari nei paradisi fiscali con una società fantasma, per eludere la tassazione. Non ci interessa giudicare i suoi affari, ci interessa però che certi ministri siano estromessi dai tavoli europei dove si discute di vincoli di bilancio, fiscalità e tassazione globale“, riporta l’Espresso.

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Roberto Mancini e GIanluca Vialli

Nell’inchiesta compaiono anche Roberto Mancini e Gianluca Vialli. Il ct della nazionale sarebbe l’azionista di Bastian Asset Holdings, che ha sede nelle Isole Vergini Britanniche; mentre Vialli sarebbe proprietario della società Crewborn Holdings. Mancini, nel 2009, “aveva segnalato a una fiduciaria italiana di essere intenzionato a chiedere lo scudo fiscale per regolarizzare la sua posizione con il Fisco“, riporta L’Espresso.

Vialli, che è cittadino britannico, avrebbe gestito una serie di finanziamenti ad attività italiane.

A cosa servono i paradisi fiscali

Se ne parla per i Pandora Papers e se ne è parlato per i Panama Papers. L’apertura di società con sede in paradisi fiscali permette di evitare la tassazione nei paesi di origine. Verso questi paradisi fiscali si fanno confluire denaro e si creano società che spesso non hanno dipendenti e nascondono i trasferimenti di di soldi. Gli stessi Paese considerati paradisi fiscali sfruttano questa caratteristica per attrarre denaro.

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