Cronaca Italia

Marò, la corte dell’Aja chiude il contenzioso tra Italia e India. Una controversia internazionale durata 9 anni

Il caso dei Marò ha rappresentato una battaglia diplomatica e legale tra Italia e India lunga 9 anni. Ora anche il Tribunale arbitrale dell'Aja chiude il capitolo sul caso. L'annuncio
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II caso Marò è chiuso anche dal fronte del Tribunale dell’Aja. Un nuovo elemento si aggiunge a quello del giugno scorso, quando Massimiliano Latorre e Salvatore Girone hanno visto la chiusura di tutti i procedimenti contro di loro da parte della Corte Suprema indiana, dopo 9 anni di controversie internazionali. In breve, ecco la loro vicenda nel corso degli anni e le ipotesi su cosa accadde quel giorno fra la petroliera Enrica Lexie e il peschereccio indiano St. Antony.

Il tribunale dell’Aja chiude il contenzioso tra Italia e India

Il Caso Marò è formalmente chiuso.

È questa la decisione presa dal tribunale arbitrale dell’Aja che ha ordinato la chiusura del contenzioso tra Italia e India. Come riferisce AdnKronos, resta però aperto il fascicolo di indagine della Procura di Roma in merito alla morte dei due pescatori morti al largo delle coste di Kerala.

Marò, cosa è successo tra l’Enrica Lexie e il peschereccio indiano

Il “casus belli” si verifica il 15 febbraio 2012, a circa 20 miglia nautiche dalla costa indiana del Kerala. L’Enrica Lexie è una petroliera partita da Galle, in Sri Lanka, verso Gibuti, e naviga con 34 passeggeri e 6 fucilieri di marina.

La presenza dei fucilieri è necessaria perché quelle acque sono ad alto rischio di pirateria. Secondo le ricostruzioni, intorno alle 16.30 la petroliera avvista un’imbarcazione che si avvicina sempre di più, e si inizia a temere un attacco di pirati. Latorre e Girone, in base alla versione dei fatti dell’Italia, sparerebbero tre serie di colpi di avvertimento in direzione dell’altra imbarcazione, la quale cambierebbe quindi rotta.

Poco dopo questo fatto, il peschereccio St. Antony si reca presso la guardia costiera del distretto di Kollam dichiarando di aver subìto un attacco da armi da fuoco e di aver riportato l’uccisione di due membri dell’equipaggio, il 20enne Ajeesh Pink e il 44enne Valentine Jelastine.

A questo punto, la guardia costiera identifica quattro navi nell’area in cui si è svolto l’incidente (l’Enrica Lexie, la Kamome Victoria, la Giovanni e la Ocean Breeze) che contatta intorno alle 19 per capire se abbiano subìto attacchi pirata. L’Enrica Lexie conferma e asseconda la richiesta di attraccare nel porto di Kochi. Pochi giorni dopo, il 19 febbraio, i fucilieri di marina Latorre e Girone sono arrestati con l’accusa di omicidio e tenuti in custodia presso la guesthouse della Central Industrial Security Force indiana.

Marò, l’inizio di una prova di forza fra Italia e India

Il 22 febbraio 2012 l’Italia presenta all’Alta Corte del Kerala una petizione per l’annullamento dell’accusa: alla base della richiesta ci sono l’immunità funzionale dei militari italiani e il difetto di giurisdizione dei tribunali indiani, perché l’incidente è avvenuto in acque internazionali. Una perquisizione della polizia del Kerala trova a bordo della petroliera delle armi e conduce l’analisi balistica il 28 febbraio, in presenza di esperti italiani: l’analisi sembra accertare che a uccidere i due pescatori siano stati colpi sparati dai fucili Beretta in dotazione ai due marò.

Durante i primi di marzo, i marò vengono trasferiti nel carcere ordinario di Trivandrum, mentre il governo italiano incarica il diplomatico Staffan De Mistura di seguire il caso. Il 20 aprile 2012 il governo italiano paga una compensazione di 142.000€ a ciascuna famiglia delle vittime, per “motivi umani e caritatevoli”, e 24.000€ al proprietario del peschereccio St. Antony, ma il caso è ancora lontano dalla risoluzione.

La compensazione, infatti, viene prima autorizzata dal Governo indiano e poi dichiarata illegale.

Marò, il primo rientro in Italia e il ritorno forzato in India

Per tutto il 2012, i due marò Latorre e Girone vedono consolidate le accuse del governo indiano, senza però entrare ancora in un carcere ordinario, e possono rientrare in Italia per le vacanze di Natale su permesso concesso dall’Alta Corte del Kerala.

I due militari rientrano in India il 3 gennaio 2013 e poche settimane più tardi la Corte Suprema indiana stabilisce che lo stato del Kerala non ha giurisdizione sul caso, perché questo è avvenuto in acque internazionali. Girone e Latorre vengono allora trasferiti a Nuova Delhi e alloggiati presso l’Ambasciata italiana. Il 22 febbraio rientrano in Italia per 4 settimane per le elezioni politiche. Il mese di marzo 2013 vede una prova di forza tra Italia e India, con il governo italiano che non intende rimandare in India i marò e il governo indiano che impone limitazioni sull’ambasciatore italiano Daniele Mancini.

Questa prova di forza si risolve il 22 marzo, quando i marò ritornano in India dopo che l’Italia ottiene la certezza della non applicabilità della pena di morte. Ad aprile, il caso viene affidato dall’India alla National Investigating Agency, agenzia federale indiana per la lotta al terrorismo, che conferma le accuse già mosse ai marò. A novembre 2013, la National Investigation Agency sente in videoconferenza gli altri 4 fucilieri presenti al momento della sparatoria.

Marò, il ritorno di Latorre in Italia

Il 2014 è caratterizzato dalla lotta tra l’India, che intende portare avanti le proprie accuse, e l’Italia che invece mira a disconoscere la giurisdizione indiana sul caso. Il 24 aprile la Ministra degli Esteri Federica Mogherini annuncia il ritiro di Staffan De Mistura e consente il ritorno a Nuova Delhi dell’ambasciatore italiano, costituendo inoltre una commissione a carattere giuridico per lo “scambio di punti di vista tra le autorità indiane e italiane.

A settembre 2014, Massimiliano Latorre viene ricoverato a Nuova Delhi per un’ischemia transitoria e il 12 dello stesso mese, dopo una lunga trattazione diplomatica, Latorre ottiene il permesso di rientrare in Italia per 4 mesi. Questo permesso viene esteso fino al 15 luglio 2015, perché il militare ha necessità di sottoporsi a un’operazione per un difetto cardiaco congenito. Il 26 giugno 2015 l’Italia si rivolge al Tribunale Internazionale del Diritto del Mare di Amburgo, richiedendo un arbitrato internazionale sul caso e anche la permanenza dei due marò in Italia per tutta la durata del procedimento. Salvatore Girone però resta in India, mentre Latorre vede rinnovato il proprio permesso di permanenza in Italia fino al 30 settembre 2016.

Marò, gli ultimi anni “sospesi” e la conclusione del processo

Le udienze per i processi vengono rinviate fino al 20 settembre 2016. Nel frattempo, il 3 maggio dello stesso anno, l’Arbitrato Internazionale dell’Aja stabilisce la cooperazione di Italia e India per mitigare le misure cautelari su Girone, così che possa fare ritorno in Italia pur restando sotto l’autorità della corte indiana. Il 28 maggio Salvatore Girone torna effettivamente in Italia, con obbligo di firma e con il divieto di lasciare il Paese senza il permesso della Corte Suprema indiana. Le stesse condizioni sono estese anche a Latorre, e i due militari ottengono il diritto a restare nel nostro Paese fino alla fine dell’arbitrato internazionale.

Da questo momento, la vicenda giudiziaria appare come sospesa: il 27 settembre 2018 muore il giudice scelto dall’India per seguire il caso, e la sostituzione avviene il 26 novembre. Il processo deve quindi ricominciare e l’Arbitrato Internazionale dell’Aja fissa l’udienza finale a luglio 2019. Questa udienza trova un conclusione solo a luglio 2020, quando i giudici della Corte permanente di arbitrato riconoscono l’immunità funzionale dei soldati italiani e condannano l’Italia e risarcire l’India per la morte dei due pescatori e per i danni morali a cui sono stati soggetti gli altri ospiti del peschereccio.

Infine, il 15 giugno 2021 la Corte Suprema indiana chiude i procedimenti contro Girone e Latorre, dopo il versamento di 1.100.000€ di risarcimento dall’Italia.

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