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Pedofilia, il Vaticano ha l’immunità: non può essere processato. La decisione della Corte Europea dei Diritti

La Corte Europea dei Diritti si è espressa in merito alla possibile denuncia dei cittadini nei confronti del Vaticano in casi di abusi. Si tratta di una decisione che sta già facendo discutere
Il Vaticano non potrà essere processato nei casi di abuso

Il Vaticano gode di immunità e quindi non può essere citato in giudizio. È questa la decisione della Corte Europea dei Diritti di Strasburgo espressa in una sentenza in merito a 24 accuse di pedofilia commessi da preti cattolici. I giudici di Strasburgo hanno rigettato la richiesta dei querelanti che si erano rivolti al tribunale europeo dopo essere stati respinti da quelli belgi.

La decisione fa discutere, soprattutto a margine dell’esito dell’inchiesta autonoma avviata in Francia che ha portato alla scoperta di 216mila casi di pedofilia negli ultimi 70 anni.

L’immunità del Vaticano nei casi di pedofilia

È la prima volta che la Corte Europea si esprime in merito ai casi di pedofilia legati alla Chiesa, e la decisione presa non era di certo quella sperata dai 24 querelanti che si sono visti sbarrare davanti agli occhi le porte della giustizia.

La Corte dei Diritti Europea ha sancito l’immunità del Vaticano di fronte ai casi di pedofilia e abusi, rifacendosi al “Principio di Diritto Internazionale”.

La Santa Sede quindi non può essere chiamata a giudizio per i casi di abusi sessuali commessi dai sacerdoti nei vari Paesi perché, si legge su Repubblica, “La Corte ritiene che il rigetto (…) non abbia deviato dai principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti in materia di immunità dello Stato”.

Inoltre, in quanto Paese extraeuropeo, la Santa Sede non è stata direttamente interessata dal procedimento davanti alla Cedu; Conferenza Episcopale del Belgio e Vaticano erano però stati autorizzati ad intervenire alla procedura scritta in qualità di terzi interventi.

La causa contro il Vaticano respinta dalla Corte Europea dei Diritti

La sentenza della Corte Europea dei Diritti riguarda una class action avviata in Belgio nel 2011 contro il Vaticano e i vertici della Chiesa Cattolica in Belgio e le associazioni cattoliche, si legge “Per il danno causato dal modo strutturalmente carente in cui la Chiesa cattolica ha affrontato il problema degli abusi sessuali al suo interno“.

L’accusa era stata presentata presso il Tribunale di Gand contro i sacerdoti della Chiesa Cattolica in Belgio e contro la Santa Sede. La richiesta era quella del riconoscimento della responsabilità in solido per i danni subiti e un risarcimento anche in considerazione di quella che è stata definita politica di silenzio della Chiesa in merito agli abusi.

Nel 2013 il responso dei giudici belgi, i quali avevano dichiarato di non avere giurisdizione nei confronti della Santa Sede che godeva già dell’immunità diplomatica in quanto Stato Sovrano straniero. Un risarcimento c’è stato, ed è arrivato dal centro di arbitrariato per gli abusi sessuali della Chiesa Cattolica, ma i querelanti hanno comunque deciso di rivolgersi alla Corte Europea dei Diritti.

Il riconoscimento dell’immunità al Vaticano crea un pericoloso precedente

Il Vaticano ha caratteristiche paragonabili a quelle di uno Stato (…) per questo riteniamo legittimo che la giustizia belga abbia reputato la Santa Sede come un ente sovrano straniero, con gli stessi doveri ma anche diritti di uno Stato”.

Una presa di posizione netta e che crea un pericoloso precedente, dato che ora la Santa Sede gode di una immunità sovrana che non prevede eccezioni.

Con il riconoscimento dell’immunità non solo i casi di abusi anche la dubbia gestione di questi da parte di chi di dovere potrebbe così non trovare mai giustizia. E questo emerge proprio ora che un report autorizzato dalla Commissione indipendente della Chiesa in Francia ha scovato ben 216mila casi di abusi perpetuati da circa 3mila pedofili tra preti e religiosi dal 1950 ad oggi; una stima definita al ribasso dal promotore dell’indagine, Jean-Marc Sauve.

Il riconoscimento dell’immunità del Vaticano di fronte ai casi di abusi nella Chiesa crea un pericoloso precedente che potrebbe ridurre le denunce delle vittime se non addirittura farle sparire. Se i Paesi in cui questi casi di abusi avvengono non riconoscono crimine subito, come può la vittima ottenere giustizia? Sulla vicenda il Vaticano ancora non si è espresso, c’è però un fatto, oltre alle parole pronunciate da Papa Francesco in merito all’indagine scandalo in Francia, il Pontefice sta continuando a portare avanti l’operazione di pulizia e trasparenza che contraddistingue il pontificato di Francesco. Il Papa ha recentemente nominato un nuovo amministratore apostolico destinato a fare chiarezza su un altro scandalo di abusi registrato a Colonia, tra il 1975 e il 2018.

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