Sostenibilità

Fukushima, il governo conferma il rilascio dell’acqua contaminata e il riavvio delle centrali nucleari

L’acqua contaminata della centrale di Fukushima verrà rilasciata in mare e successivamente si procederà con il progressivo riavvio degli impianti nucleari, fermati in seguito al disastro del 2011
Fukushima, Tokyo approva il rilascio in mare delle acque contaminate. La reazione della Cina: "È irresponsabile al massimo e nuocerà gravemente alla salute"

Secondo Fumio Kishida, nuovo primo ministro del Giappone, il rilascio dell’acqua contaminata di Fukushima non verrà posticipato. Lo sversamento delle acque della centrale nucleare nell’oceano Pacifico dovrebbe quindi avere luogo a partire dalla primavera del 2023, nonostante la preoccupazione manifestata dalle nazioni confinanti, cittadini e associazioni ambientaliste.

L’annuncio si inserisce nel dibattito su costi e benefici del nucleare, che vede il governo giapponese favorevole a riattivare progressivamente le centrali bloccate dopo il terremoto del 2011.

L’acqua della centrale di Fukushima nell’oceano Pacifico

Sono fermamente convinto che il problema dell’acqua sia cruciale e che non debba più essere rinviato”, ha dichiarato Kishida all’Associated Press, in occasione della sua visita all’impianto di Fukushima.

La centrale nucleare necessita di enormi quantità di acqua per raffreddare i reattori danneggiati nell’incidente di 10 anni fa, causato dal terremoto e dal successivo tsunami. L’acqua contaminata nel processo viene pompata all’interno di centinaia di serbatoi, che nel corso del 2022 raggiungeranno la massima capacità consentita.

Si richiede quindi una soluzione definitiva al problema, quantomai delicato visti gli interessi economici e sanitari in gioco: “Forniremo le spiegazioni da un punto di vista scientifico in merito alla sicurezza del rilascio dell’acqua e la nostra trasparenza consentirà di fugare i dubbi esistenti”, ha aggiunto il premier Kishida.

L’acqua contaminata non verrà rilasciata nell’oceano così com’è, ma sarà sottoposta ad uno speciale trattamento per ridurne la pericolosità. Si tratta di circa 1,3 milioni di metri cubi di acqua, privata di tutti gli elementi radioattivi ad eccezione del trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno.

Secondo la World Nuclear Association, il trizio sarà diluito a circa un quarantesimo della concentrazione massima consentita dagli standard di sicurezza giapponesi e ad un settimo di quanto stabilito dalle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’acqua potabile.

Nonostante queste rassicurazioni, sono molte le perplessità delle nazioni confinanti, a partire da Cina e Corea del Sud. Già ad aprile Greenpeace Giappone aveva accolto con durezza la prospettiva di un sversamento in mare dell’acqua di Fukushima, parlando di una decisione ingiustificata che non terrebbe conto degli interessi di popolazione ed ambiente.

L’operazione durerà per vari decenni, attraverso un tunnel di 1 km che immetterà l’acqua in maniera controllata a distanza dalla costa.

Dopo Fukushima: il Giappone verso il riavvio delle centrali nucleari

L’annuncio del premier Kishida si inserisce in una nuova strategia energetica del Giappone.

Nel 2011 il Paese del Sol Levante produceva il 30% della propria energia elettrica attraverso impianti nucleari, ma il disastro di Fukushima aveva fortemente ridimensionato queste cifre.

Dei 54 reattori nucleari disponibili, solo 10 hanno ripreso le operazioni dal 2011 ad oggi. Il crescente fabbisogno energetico spinge ora il governo a riconsiderare come prioritaria l’energia nucleare: “Vorrei promuovere la massima adozione delle energie rinnovabili, il risparmio energetico e il riavvio delle centrali nucleari con la massima priorità della sicurezza”, ha dichiarato all’agenzia Reuters il ministro dell’Economia Koichi Hagiuda.

La decisione del Giappone di riavviare progressivamente i reattori si spiega anche con la necessità di tenere fede ai programmi di riduzione delle emissioni a livello globale.

Il Paese si è impegnato a raggiungere entro il 2050 la cosiddetta “net-zero”, cioè la condizione di equilibrio fra emissioni di Co2 e ambiente circostante. Per conseguire questo importante risultato e contenere sensibilmente la dipendenza da gas e petrolio, il governo giapponese ritene che il nucleare possa giocare ancora un ruolo fondamentale.

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