Cronaca Italia

Green Pass obbligatorio per gli insegnanti: respinto il ricorso: “La discriminazione è smentita”

Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso di alcuni insegnanti contro il Green Pass obbligatorio: non c'è violazione della privacy né discriminazione
green pass obbligatorio, respinto il ricorso degli insegnanti

Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato da alcuni insegnanti, contrari al Green Pass obbligatorio per la categoria. Secondo l’organo giurisdizionale, non c’è alcuna discriminazione nel provvedimento introdotto nelle ultime settimane e, anzi, il bene pubblico giustifica la misura.

Respinto il ricorso degli insegnanti contro il Green Pass obbligatorio

Niente da fare anche al Consiglio di Stato per gli insegnanti e la loro crociata contro il Ministero della Istruzione.

Proprio come successo al Tar, è stato respinto il ricorso contro il Green Pass obbligatorio per i lavoratori degli istituti scolastici. I docenti che hanno tentato il rovesciare la misura fortemente voluta da Mario Draghi e dal Governo hanno insistito su una presunta violazione della privacy e discriminazione verso coloro che non si vogliono vaccinare. Nulla di tutto ciò per il Consiglio: “Le dedotte censure di violazioni della privacy a danno di chi esibisca per la lettura elettronica il ‘certificato verde’ rilasciato dopo la vaccinazione sono contraddette dall’avvenuto pieno recepimento delle indicazioni del Garante della Privacy in proposito“.

In sintesi: il Garante si è già espresso sul Green Pass e non c’è alcuna violazione della privacy. Sulla questione discriminazione, secondo la decisione presa in sede monocratica riportata da Adnkronos, “appare certo smentita dalla circostanza che il lavoratore è abilitato, ove non intenda vaccinarsi, ad ottenere il certificato verde con test differenti quali l’antigenico rapido“.

Green Pass obbligatorio: il diritto individuale viene dopo il bene collettivo

Il punto fondamentale della decisione del Cds nel respingere il ricorso degli insegnanti sul Green Pass obbligatorio, è che il diritto individuale viene dopo il bene collettivo.

Viene riportato: “l’asserita priorità del diritto individuale alla salute quale fondamento del rifiuto di vaccinarsi non può avere valore assoluto“, soprattutto “a confronto con l’eguale diritto di una collettività di persone – nella specie gli studenti – il cui ‘diritto a scongiurare possibili contagi’ ha prevalenza perché espressione di una componente della ‘salute pubblica‘”. D’altra parte, il diritto del docente non è “per nulla negato viste le ammissibili misure alternative al vaccino“.

Si sottolinea inoltre la “responsabilità specifica e rafforzata verso i propri studenti, che costituisce componente essenziale della funzione (se non addirittura missione) di ogni docente“.

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