Sostenibilità

Giacimenti di gas nell’Artico: il progetto della russa Novatek che potrebbe essere finanziato dall’Italia

L'Italia potrebbe finanziare lo sfruttamento dei giacimenti di gas situato nell'Artico, un sistema molto fragile e già minacciato dalla crisi del clima: ecco i dettagli emersi finora
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Nonostante gli accordi di Cop26, la conferenza annuale sui cambiamenti climatici, sarebbe emerso il coinvolgimento dell’Italia in un progetto russo di sfruttamento dell’Artico. Ecco quali dettagli sono stati resi noti e cosa implicherebbe il coinvolgimento del nostro Paese.

Gas nell’Artico, il coinvolgimento dell’Italia nel progetto della russa Novatek

L’italiana SACE, agenzia di credito all’export italiano e di proprietà di Cassa Depositi e Presiti, potrebbe finanziare con oltre 500.000.000€ il progetto della russa Novatek per lo sfruttamento dei giacimenti al Polo Nord: è quanto ha riportato l’agenzia Reuters negli scorsi giorni.

Il finanziamento dovrebbe essere finalizzato da Cassa Depositi e Presiti, controllata dal Ministero dell’Economia, e da Intesa Sanpaolo, secondo quanto avrebbe spigato l’ambasciatore italiano in Russia Giorgio Starace. Le fonti sentite dall’agenzia avrebbero anche menzionato un secondo finanziamento, pari a 2.200.000.000€ tra Saipem, controllata da Eni, e Rönesans Holding A.S. L’intenzione del nostro Paese sarebbe stata già nota al Parlamento europeo da tempo: secondo Reuters, infatti, l’Europa aveva già espresso preoccupazione in una lettera di maggio 2021 per il possibile supporto economico al progetto da parte di Italia, Francia e Germania.

Supporto che non sarebbe compatibile con gli obiettivi prefissati per la lotta ai cambiamenti climatici, discussi e sottoscritti nella conferenza Cop26 conclusasi da poco a Glasgow.

Che cos’è il progetto di Novatek nell’Artico e quali potrebbero essere le conseguenze sull’ambiente

Il finanziamento non sarebbe ancora stato finalizzato e riguarderebbe il progetto denominato Arctic LNG 2, un impianto che arriverà a produrre fino a 20.000.000 tonnellate di gas naturale liquefatto (LNG) all’anno, a partire dal 2026.

L’impianto sarà situato nella penisola di Gydan, nell’Artico siberiano, e dovrebbe iniziare a estrarre e liquefare gas fossile a partire dal 2023.

Quello dell’Artico è un sistema tra i più delicati al mondo, già colpito duramente dalla corsa al petrolio, al gas e al carbone.

Sotto la sua calotta si celerebbero i giacimenti da cui estrarre il gas, che Novatek intenderebbe trasportare su nave verso i mercati europei e asiatici, sfruttando le nuove rotte marittime dovute allo scioglimento sempre più rapido dei ghiacci.

Lo sfruttamento del gas liquefatto, secondo lo US Geological Survery, può risultare più inquinante del carbone perché i processi di lavorazione e trasporto provocano perdite di metano, che si aggiungono ai gas serra nell’atmosfera. Inoltre, le condizioni ambientali estreme della regione artica possono portare a elevati rischi di incidenti e rendere molto difficoltose, se non impossibili, le operazioni di bonifica che si renderebbero necessarie in caso di incidente. La Siberia, inoltre, è sempre più flagellata dal fenomeno degli incendi, i quali producono a loro volta enormi quantità di anidride carbonica e indeboliscono ulteriormente il fragile ecosistema.

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