Cronaca Nera

Lea Garofalo la donna che ha sfidato la ‘Ndrangheta: la vera storia dietro il film in onda questa sera

Lea Garofalo è morta nel 2009 per mano dell'ex compagno, Carlo Cosco, boss della 'Ndragheta. Di Lea sono stati ritrovati solo 2000 frammenti ossei, il suo corpo è stato bruciato per tre giorni
Lea Garofalo

Lea è il titolo del film con protagonista Vanessa Scalera in onda oggi in prima serata su Rai1. Il film di Marco Tullio Giordana racconta la storia di Lea Garofalo, donna che con estremo coraggio e per amore della figlia si è opposta alla ‘Ndrangheta. Lea è stata uccisa a Milano il 24 novembre 2009, ripercorriamo insieme la sua storia che, come lei stessa aveva confidato, sapeva sarebbe diventata nota dopo la sua morte. A riferirlo è stato Enzo Rando, legale dell’associazione Libera: “Di me si parlerà quando non ci sarò più“.

Chi era Lea Garofalo: la fuga dalla ‘Ndrangheta e Petilia Policastro

Lea Garofalo è stata una donna-coraggio, dal 2002 testimone di giustizia e dal 2009 vittima della ‘Ndragheta.

Nata il 24 aprile 1974 a Petilia Policastro, suo fratello era il boss Floriano Garofalo, arrestato nel 1996 e morto in un agguato il 7 giugno 2005. La storia di Lea Garofalo riguarda però la sua opposizione al clan Cosco, in faida famigliare contro i clan Comberiati-Garofalo (a questo si ricollega l’arresto del fratello di Lea).

Nel 2002 quindi Lea Garofalo decide di parlare con la magistratura condividendo tutte le informazioni in suo possesso, comprese quelle sulla famiglia dell’ex compagno, dal quale aveva avuto una figlia, Denise.

Proprio per lei Lea sognava una vita migliore, così dalla provincia di Crotone si trasferisce a Campobasso.

La tragica morte di Lea Garofalo

Nei primi anni lei e sua figlia vivevano sotto il programma di protezione testimone, nel 2009 decide di lasciarlo e proprio allora scatta la trappola mortale che l’ha condotta alla morte. Lea viene attirata dall’ex Carlo Cosco a Milano, il motivo è un chiarimento sul futuro della figlia Denise.

Una volta nel capoluogo, lui l’ha condotta n un appartamento che si era fatto prestare, dove c’era anche Vito Cosco, è lì che si consuma il suo omicidio.

Dopo l’omicidio, il corpo di Lea Garofalo è stato portato nel quartiere di Monza San Fruttuoso, dove è stato dato alle fiamme per tre giorni, fino alla completa distruzione. Una drammatica verità emersa durante il processo in appello, quando Carmine Venturino, uno dei tre uomini che insieme a Rosario Curcio e Massimo Sabatino, ha portato via il corpo. Nel corso del processo d’appello Venturino ha permesso il rinvenimento di ben 2000 frammenti ossei e della collana della donna.

Il procedimento giudiziario sulla morte di Lea Garofalo: le condanne

A processo per la morte di Lea Garofalo sono finite sei persone: Carlo Cosco, Massimo Sabatino, Giuseppe Cosco, Vito Cosco, Carmine Venturino e Rosario Curcio.

La figlia di Lea, Denise, ha deciso di testimoniare contro il padre, costituendosi anche parte civile.

La prima condanna arriva nel 2012, con il riconoscimento delle accuse di sequestro di persona, omicidio e distruzione di cadavere, senza l’aggravante mafiosa. In primo grado i giudici condannano all’ergastolo con isolamento diurno per due anni Carlo Cosco e suo fratello Vito, all’ergastolo e ad un anno di isolamento Giuseppe Cosco, Rosario Curcio, Massimo Sabatino e Carmine Venturino, ex fidanzato di Denise.

In appello Venturino permette il rinvenimento dei pochi resti di Lea Garofalo, il 28 maggio 2013 la condanna in secondo grado che conferma 4 dei 6 ergastoli (si tratta di Carlo e Vito Cosco, Rosario Curcio e Massimo Sabatino), viene anche stabilito il risarcimento per la figlia e per le altre parti civili (la madre, la sorella di Lea e il comune di Milano). Confermata poi il 18 dicembre 2014 in Cassazione.

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