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Recepimento della RED II: le novità sulle rinnovabili

La cosiddetta Red II (Renewable energy directive) entrerà in vigore il 15 dicembre e introduce diverse novità in tema di fonti rinnovabili
RED II

Con la pubblicazione in Gazzetta del Dlgs RED II, l’Italia ha completato il processo di attuazione della direttiva europea 2018 sulla promozione delle rinnovabili. Un passaggio particolarmente atteso, il cui testo introduce nell’ordinamento nazionale diverse novità. Tra cui: gli incentivi rivisti per le FER (Fonte di Energie Rinnovabili), le norme per l’individuazione delle aree idonee d’installazione. E la rimozione del limite di 200 kW di potenza per gli impianti installati.

Le novità sulle comunità energetiche rinnovabili (CER)

Uno temi forse più attesi dal grande pubblico è quello inerente le comunità energetiche rinnovabili (CER) e i gruppi di autoconsumo condiviso.

Il percorso regolatorio delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), considerate un tassello fondamentale nel percorso di decarbonizzazione, è partito dall’Europa con l’emanazione della RED II (Renewable Energy Directive II), parzialmente recepita nel decreto milleproroghe del 2019. Il decreto legislativo recentemente approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri risolve alcune delle criticità presenti nella prima stesura. Fra i principali miglioramenti troviamo:

  • aumento della potenza massima degli impianti di produzione di energia rinnovabile da 200 kW a 1 MW.
  • superamento del vincolo che imponeva ai partecipanti della comunità di appartenere a una stessa cabina di media tensione.
  • possibilità di adesione al meccanismo incentivante anche a impianti rinnovabili esistenti. Purché non beneficiari di altre forme di incentivo e per una potenza complessivamente non superiore al 30% del totale.

Sono elementi importanti che daranno nuovi spunti per lo sviluppo delle comunità energetiche, che in Italia ad oggi sono ancora poco diffuse. Sono indicativamente meno di trenta, nate attorno a impianti di produzione rinnovabile, fotovoltaici o idroelettrici con una potenza media di qualche decina di kW.

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Le criticità

Permangono purtroppo alcune criticità. Fra cui la mancata definizione di un ruolo per figure che non siano membri beneficiari della comunità. Ad esempio gli operatori del settore energia, che con le loro competenze ed esperienze possono avere un ruolo fondamentale nel coordinamento e nello sviluppo. A questo proposito la normativa, ormai nella sua versione definitiva, non prevede un ruolo centrale e attivo dell’aggregatore. Né di un gestore della comunità in grado di dirimere aspetti tecnici, amministrativi e fiscali, non semplicissimi.

“Anche le comunità sviluppatesi su iniziativa di amministrazioni locali, imprese e/o singoli cittadini, cercheranno inevitabilmente un partner del settore energetico che li accompagni in questo percorso di gestione e sviluppo” ha spiegato Giacomo Cantarella, Business Development Manager di EPQ, in occasione del convegno di presentazione dell’“Electricity Market Report” dell’Energy&Strategy Group del Politecnico di Milano. “Una differenza sostanziale dal punto di vista normativo fra le aggregazioni industriali e le comunità energetiche è che in queste ultime non è previsto il ruolo dell’aggregatore”, prosegue Giacomo Cantarella.

“Nell’ultimo anno abbiamo visto diverse iniziative, alcune nate in ambito Pubblica Amministrazione, altre in poli di PMI, altre ancora in centri commerciali. L’interesse nasce da singoli cittadini, imprese o piccoli comuni. Ma spesso questi si arenano di fronte a difficoltà di carattere tecnico e/o amministrativo”.

RED II
Il decreto RED II regola gli incentivi per gli impianti di produzione elettrica verde (foto: Pixabay)

L’abolizione dello scambio sul posto contribuirà allo sviluppo delle comunità energetiche

Con l’approvazione della RED II, inoltre, verrà meno il meccanismo dello scambio sul posto.

Che attualmente è il meccanismo maggiormente utilizzato per la valorizzazione dell’energia elettrica eccedente i fabbisogni. In particolare, fra 60 giorni non potranno più essere siglate nuove convenzioni di questo tipo. E il meccanismo sarà definitivamente abbandonato nel 2024. Le Comunità Energetiche diventeranno pertanto uno strumento fondamentale per dare valore a energia prodotta e non consumata istantaneamente dai piccoli impianti, anche domestici.

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