Le Picconate

Perché Mario Draghi al Quirinale è un bene per il Paese

Iniziato il toto-presidente sembra esserci un unico grande nome, al pari di quello di Mattarella: Mario Draghi. L'economista Beniamino Piccone ci spiega perché è un'ottima scelta
Mario Draghi al Quirinale: un bene per il Paese

Il segretario di Stato americano di lungo corso Henry Kissinger ha sempre preso in giro l’Europa, sostenendo che alla Casa Bianca, nei momenti decisivi, non sapessero chi chiamare. Adesso un nome c’è, bello e forte: Mario Draghi, presidente del Consiglio italiano e leader dell’Unione Europea, in assenza di Angela Merkel, che ha lasciato dopo ben 20 anni come Cancelliera della Germania.

Proprio qualche giorno fa l’Economist ha premiato l’Italia come “Country of the year” per aver saputo risollevarsi economicamente e per l’efficacia della campagna vaccinale, tutti e due punti sui quali l’operato di Mario Draghi è stato dirimente.

Il nuovo Presidente della Repubblica

Adesso il nostro Paese si trova davanti ad una scelta, che spetta al Parlamento: la nomina in gennaio del nuovo presidente della Repubblica. Abbiamo sostenuto su queste colonne come Sergio Mattarella abbia ben operato ma che sia giusto non costringerlo a un bis (come accadde per Giorgio Napolitano).

Il presidente della Repubblica è il garante della Costituzione, deve essere super partes, avere una credibilità internazionale, capacità di mediazione. Non ci sono dubbi. L’uomo giusto è Mario Draghi, che è l’uomo più credibile che abbiamo a disposizione.

Avrebbe ancora un anno da presidente del Consiglio, ma sarebbe una strada tortuosa, i partiti lo stanno indebolendo ogni giorno, la sua vita residua è a rischio.

In presenza di un fuoriclasse assoluto, cosa è meglio fare? Tenerlo in panchina o farlo lavorare – per ben sette anni – sul Colle più alto a governare un Paese “dalle strutture fragili e dalla passionalità intensa” (Aldo Moro, cit.)? Il Financial Times ha parlato di una scelta di “second best”, nel senso che sarebbe meglio avere Draghi a Palazzo Chigi per altri cinque anni. Ma ciò non è possibile. Quindi deve valere la massima “il meglio è nemico del bene”.

Quali sono i poteri del Presidente della Repubblica

Alcuni sostengono che il presidente della Repubblica ha poteri limitati. Non è vero: nomina il presidente del Consiglio, interviene sulla scelta dei ministri; è presidente del Consiglio superiore della Magistratura; fa opera continua di “moral suasion”, rappresenta il Paese tutto. Come ha scritto Giuliano Amato, ha poteri “a fisarmonica”: se il presidente del Consiglio è debole, diventa automaticamente forte. E con Draghi al Quirinale, chiunque al suo cospetto è debole in termini relativi.

Negli ultimi 40 anni (dai tempi craxiani della “nave va”) ci siamo indebitati in modo eccessivo.

Siamo arrivati alla pandemia col fiato corto. Solo grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) stiamo riacquistando fiducia. Ma dobbiamo pensare anche al prossimo futuro. Dobbiamo riconoscere che abbiamo vissuto sopra i nostri mezzi. 

Nel prossimo futuro il debito pubblico italiano – pari a oltre il 140% del Pil – dovrà essere ridotto. Chi sarà in grado di accompagnare il percorso di riduzione del debito senza che il Paese vada a carte quarantotto?

Chi potrà convincere con buone argomentazioni i cittadini che l’epoca dei bonus (bici, monopattini, eco, 110%, etc.) deve esaurirsi?

Che la crescita deve essere inclusiva e non corporativa? SuperMario.

Mario Draghi è l’uomo giusto al posto giusto

A livello storico la situazione di oggi può essere paragonata a quella del 1947, quando il governatore della Banca d’Italia Luigi Einaudi – consigliato da Paolo Baffi e Donato Menichella – si fece portatore della manovra di restrizione creditizia diretta a contenere il fenomeno inflattivo (per i feticisti, invito a documentarsi sul Rapporto Jacobsson, scritto a quattro mani a Basilea insieme a Baffi).

Oggi Draghi costituisce la bandiera credibile di un Paese malmesso. È importante che questa bandiera venga issata affinché il mondo possa fidarsi di noi. L’Italia rappresenta di fatto un Paese troppo grande per fallire (“too big to fail”), tra i fondatori dell’Unione europea. Il mondo ci guarda, non dobbiamo sembrare un Paese alla deriva che non ripaga il proprio debito e rischia di far saltare l’euro. Quel tempo dobbiamo archiviarlo. Abbiamo quanto mai bisogno di esempi per pensare a un futuro serio. Urgono competenza e credibilità.  Mario Draghi è l’uomo giusto al posto giusto.

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