Cronaca Italia

Covid, gli altri malati non riescono ad essere operati:”Malattie benigne diventano patologie letali”

Il Presidente Scatizzi di Acoi ha spiegato quanto la situazione sia difficile per coloro che devono essere operati o abbiano patologie che ora sono gestibili ma potrebbero diventare invalidanti.
Covid, gli altri malati non riescono ad essere operati:"Malattie benigne diventano patologie letali"

Come è chiaro fin dall’inizio della pandemia, il Covid non nuoce -più o meno gravemente- solo a coloro che vengono contagiati da esso ma anche a tutti i malati di altro tipo che necessitano delle forze e dei posti degli ospedali italiani, che per colpa del Covid-19 non possono però andare sempre incontro alle esigenze dei malati.

Covid, gli altri malati non possono essere operati

Anche nel gennaio 2022 il problema rimane: i malati non-Covid subiscono i ritardi e le procrastinazioni sanitarie che gli ospedali sono costretti a mettere in atto per via di terapie intensive piene e reparti riconvertiti a uso Covid.

Posticipare, in materia sanitaria, non è purtroppo sempre solo un provvedimento temporale: spesso si può trasformare in un serio aggravamento di una patologia o un problema clinico che, se gestiti al momento giusto, non avrebbero dato preoccupazioni. A farlo presente ad AdnKronos Salute è il Presidente dell’Associazione chirurghi ospedalieri italiani Marco Scatizzi, che dichiara: “Se una operazione programmata alla colecisti, che di norma si supera con una operazione in laparoscopia e una notte di degenza, viene rimandata per un anno o oltre il paziente si ritroverà con una pancreatite.

Una condizione che può diventare invalidante. Quindi abbiamo oggi malattie benigne che si trasformano in patologie letali”.

Una soluzione, anche se non immediata, ci sarebbe secondo Scatizzi: “Se il ministro della Salute, Roberto Speranza, e le Regioni investono oggi in quello che chiediamo, ovvero più operatori (infermieri, anestesisti, chirurghi) e nelle strutture, in un anno possiamo recuperare il 70% degli interventi rimandati. Mancherebbe un 30% che si può smaltire nel 2023 se riprendiamo a regime e non ci sono ulteriori problemi”.

Covid, scarseggiano medici ed infermieri, Codogno oberata

Il problema non nasce solo per via dei reparti oberati, ma anche per la scarsità di medici e infermieri disponibili: “Il finanziamento ad oggi non ha coperto la stabilizzazione degli infermieri e dei medici che sono stati assunti per l’emergenza.

Se avessimo dato una programmazione certa a queste risorse umane, forse oggi non saremmo in queste condizioni”.

Una situazione che può essere esempio di quanto detto finora è quella attualmente in atto a Codogno, nello stesso ospedale che ebbe in cura il paziente 1 del Covid 19, Mattia Maestri. A Codogno le ambulanze non possono accedere al pronto soccorso, dove ci sono troppi malati in attesa, ed il reparto Covid da 20 posti-che era chiuso ed è appena stato riaperto- è già tutto occupato.

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