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Linfoma: una nuova cura riduce il rischio di morte del 58% nei casi più gravi non idonei al trapianto

La scoperta di questo anticorpo-farmaco può rappresentare un cambiamento radicale nel trattamento dei linfomi meno curabili, soprattutto nei casi di pazienti che non possono accedere al trapianto. Ecco come funziona la terapia della multinazionale Hoffmann – La Roche.
Linfoma: una nuova cura riduce il rischio di morte del 58% nei casi più gravi non idonei al trapianto

La cura del linfoma ha fatto passi da giganti negli ultimi anni, tuttavia i casi più gravi e difficili da contrastare hanno richiesto numerosi studi in merito a cure, tra i più recenti quello della multinazionale svizzera del settore farmaceutico Hoffmann-La Roche, che ha sviluppato un farmaco-anticorpo per i malati recidivi o che hanno ricevuto una terapia senza successo; una cura oggi disponibile anche in Italia.

Linfoma non-Hodgkin, la nuova terapia per i casi più gravi

Il linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) è la tipologia di LNH più diffusa. Hoffmann – La Roche ha diffuso alcuni dati in merito: 30-48% di tutti i casi di LNH e il 60% dei linfomi aggressivi.

In Italia sono 5mila i nuovi casi ogni anno.Il trattamento R – CHOP (che oltre al rituximap prevede altri chemioterapici tra cui il ciclofosfamide) cura due terzi dei casi.

Per i pazienti recidivi o refrattari, per cui non è possibile effettuare un trapianto di cellule staminali, la terapia prevedeva un’azione di contenimento, con una sopravvivenza mediana di 6 mesi. È confermata, nei pazienti refrattari, nonostante un ulteriore terapia e un successivo trapianto, una sopravvivenza senza peggioramenti per 3 anni nel 17% dei casi.

Hoffmann – La Roche ha sviluppato una nuova terapia per i casi recidivi e refrattivi che non possono ricevere un trapianto. Si chiama polatuzumab vedotin, ed è un coniugato farmaco-anticorpo (ADC). Gli ADC sono un trattamento che unisce la selettività degli anticorpi con la capacità dei farmaci di eliminare il tumore. Capaci di erogare fino a 10mila volte la potenza della chemioterapia, distinguono i tessuti sani, limitandone i danni.

Linfoma non-Hodgkin, l’efficacia della nuova terapia

La multinazionale ha confermato l’efficacia della terapia, sostenendo che il farmaco-anticorpo, se combinato con la bendamustina e il rituximab, riduce il rischio di morte del 58% rispetto a chi ha ricevuto la cura non combinata.

Aumenta inoltre la sopravvivenza mediana, da 4,7 mesi a 12,4.Una maggior efficacia è evidente nei pazienti che affrontano un secondo trattamento, con una sopravvivenza mediana di 18,4 mesi e una sopravvivenza libera dalla progressione mediana (senza peggioramenti della malattia) di 11,5 mesi.

Sergio Amadori, presidente dell’Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma, è soddisfatto dei progressi, ma avverte: “È necessario però che le innovazioni messe a disposizione dai progressi scientifici vengano rese accessibili in tempi rapidi ai pazienti, offrendo così maggiori opportunità terapeutiche rispetto al passato, soprattutto nei casi in cui le alternative disponibili sono limitate”.Intanto, con il via libera dell’Aifa, il farmaco ha ottenuto la rimborsabilità a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Linfoma non-Hodgkin, che cos’è e chi colpisce

Il linfoma è un tumore che coinvolge il sistema linfatico. Quest’ultimo è composto da vasi, incaricati di trasportare la linfa, un fluido con i materiali di scarto e i liquidi in eccesso dei vari tessuti.

Il tumore è suddiviso in due categorie: il linfoma di Hodgkin (LH) e il linfoma non-Hodgkin (LNH), molto più diffuso.

Il linfoma non-Hodgkin può comparire nei linfonodi (un accumulo di linfociti, ovvero un tipo di globuli bianchi, e altre cellule immunitarie), stomaco, intestino, cute e nel sistema nervoso centrale. Le origini della malattia sono spesso legate ai linfociti B e T.

I LNH costituiscono il 3% di tutti i tumori, colpendo maggiormente gli adulti e gli anziani, con oltre la metà dei casi che riguarda persone con più di 65 anni.

Nel 2020 sono stati registrati 13 100 nuovi casi (7 000 uomini, i più colpiti dal tumore, e 6 100 donne).

Linfoma non-Hodgkin, sintomi, diagnosi e trattamento

I sintomi variano rispetto alla sede del tumore. Può verificarsi un ingrossamento dei linfonodi, se nel collo o nell’inguine, anche se in molti casi si tratta di un’infezione e non di un linfoma. Nell’addome può ingrossare gli organi colpiti, come lo stomaco, causando nausea. Se la sede è il torace il linfoma causerà dolori al petto e difficoltà a respirare, se invece colpisce il sistema nervoso centrale indurrà mal di testa e difficoltà a parlare.

La visita dal medico, che accerterà l’esistenza della malattia può essere seguita da esami più approfonditi. La biopsia dei linfonodi (prelievo e analisi del tessuto dei linfonodi) è essenziale. Oltre al microscopio, i prelievi vengono esaminati anche tramite test molecolari, per una diagnosi mirata.

I trattamenti predominanti sono la chemioterapia e la radioterapia, singolarmente o in contemporanea. Esistono anche farmaci definiti intelligenti, come l’anticorpo monoclonale rituximab, che tra le varie funzioni, colpiscono la molecola presente sulle cellule tumorali. In caso di un trattamento che da dato esiti negativi o di malattia recidiva, si effettua un trapianto di cellule staminali, prelevate dal paziente o da un donatore.   

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