Le Picconate

Mattarella e il suo senso del dovere che fa vergognare i partiti e li rende un cumulo di macerie

Le parole di Sergio Mattarella, appena rieletto Presidente della Repubblica, sono da sottolineare: La tanto bistrattata Prima Repubblica è ancora l’unica in grado di portare in luoghi chiavi persone di qualità.
Sergio Mattarella e il senso del dovere

In un Paese dove l’interesse “particulare” – così ben descritto dallo storico Francesco Guicciardini nel 1500 – è largamente dominante, è meritevole il senso del dovere dimostrato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha scelto di non sottrarsi al senso di responsabilità, e ha quindi deciso di accettare di essere presidente della Repubblica per altri sette anni. Per lui, ottantenne, si tratta di sottoporsi a un lungo tour de force (per la cronaca, Sandro Pertini fu eletto a 81 anni).

Mattarella come Mazzini: il richiamo ai “Doveri dell’uomo”

In un’epoca caratterizzata dal dirittismo, dall’invocazione di diritti slegati dai doveri, le parole pronunciate da Mattarella sabato sera, una volta eletto dal Parlamento in modo plebiscitario, sono da sottolineare: “Le condizioni (emergenza sanitaria, economica e sociale, ndr) impongono di non sottrarsi ai doveri cui si è chiamati”.

La tanto bistrattata Prima Repubblica è ancora l’unica in grado di fornire riserve della Repubblica, di portare in luoghi chiavi persone di qualità, che si richiamano ai “Doveri dell’uomo” di Giuseppe Mazzini, tra i padri del nostro Risorgimento.

La soluzione espressa dai Grandi elettori perpetua uno status quo che questa volta è decisamente favorevole.

Un Paese immobile, incapace di riformarsi, di cambiare, di modernizzarsi, ha consentito a due fuoriclasse, Mario Draghi e Sergio Mattarella, di permanere ai loro posti di combattimento.

Quirinale, dei partiti resta un “cumulo di macerie”

I leader dei partiti ne escono per lo più sconfitti, a partire dal leader della Lega Matteo Salvini e dall’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, capaci solo di beceri tatticismi, di bruciare candidati/e cambiare idea nell’arco di un quarto d’ora. Il sistema dei partiti ne esce disfatto, un “cumulo di macerie” commissariato da Mario Draghi, il quale, non dimentichiamo, è stato portato con maestria alla Presidenza del Consiglio da Sergio Mattarella.

L’Italia vive una sequela continua di occasioni mancate. Addirittura è nata una corrente degli storici economici chiamati “mancatisti”, che spiegano perché l’Italia perde tutti i treni possibili immaginabili. La ragione sta nell’incapacità dei leader politici di indicare una via, una prospettiva ai cittadini che non sia l’ennesima elargizione di denaro pubblico, che come pochi ricordano, è il denaro dei contribuenti, quell’esigua maggioranza degli italiani che paga le tasse.

Draghi e Mattarella: il duo vincente che non piace alla politica

Arrivati a un anno alla fine della legislatura la speranza degli italiani è di vedere il governo guidato da Mario Draghi andare avanti spedito – non bloccato dai partiti che lo sostengono – nella realizzazione delle riforme necessarie per ottenere i fondi europei del PNRR, che sono condizionati: senza risultati sul fronte riformista, non verranno erogati.

I partiti non amano né Draghi né Mattarella perché questo duo vincente li ha commissariati, li ha fermati per quanto possibile nei loro progetti insulsi basati sui bonus (casa, mobili, biciclette, monopattini, Ecobonus, etc) dove la politica economica viene basata su elargizioni per ottenere consenso politico.

Il cittadino, però, non deve tirarsi fuori da questo impasse: è il primo responsabile dello sfascio: quando si reca alle urne tende a premiare i partiti della spesa pubblica corrente, coloro i quali promettono l’impossibile. A furia di creare deficit, il debito pubblico italiano è tra i più alti del mondo (ma non siamo più una potenza economica). Tutti sono contro (a parole) la crescita del debito pubblico, ma gli stessi sono a favore nel creare deficit.

La cosa non funziona. Se l’Italia vuole uscire dalle sabbie mobili, deve uscire dal gioco delle illusioni e indirizzare la classe politica a premiare i progetti seri, le politiche educative basate sul merito, a premiare la produttività, a riformare la pubblica amministrazione, palla al piede del Belpaese.

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