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Che cosa sono gli accordi di Minsk e perché sono stati invocati per risolvere la crisi tra Ucraina e Russia

Gli accordi di Minsk sono stati più volte menzionati come possibile soluzione alla crisi tra Ucraina e Russia, sebbene in passato non siano stati rispettati. In cosa consistono e in quale contesto sono stati siglati.
Che cosa sono gli accordi di Minsk e perché sono stati invocati per risolvere la crisi tra Ucraina e Russia

La crisi internazionale tra Russia e Ucraina sembra sempre più difficile da sanare con una soluzione diplomatica. Una possibile strategia sembra quella di riportare al centro gli accordi di Minsk, sottoscritti tra il 2014 e il 2015 per porre fine ai conflitti nell’Ucraina orientale. Ecco in cosa consistono tali accordi e perché incontrano l’opposizione dell’Ucraina.

Accordi di Minsk, che cosa sono e quando sono stati siglati

Il primo protocollo di Minsk è stato firmato il 5 settembre 2014 per porre fine alla guerra che aveva coinvolto la regione di Donbass nell’Ucraina orientale, al confine con la Russia, in seguito a lunghe trattazioni tra Ucraina, Russia, Repubblica Popolare di Doneck e Repubblica Popolare di Lugansk, con la mediazione dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce).

Questo accordo è volto a stabilire un immediato cessate il fuoco, oltre allo scambio dei prigionieri tra i due Paesi e l’impegno dell’Ucraina ad assegnare maggiori poteri alle repubbliche di Doneck e Lugansk. Inoltre, l’Osce avrebbe monitorato il rispetto dell’ordine di cessare il fuoco e il confine tra Russia e Ucraina. Questo primo accordo, però, non viene rispettato e si registrano numerose riprese del conflitto armato.

Il 19 settembre 2014 si istituisce un “memorandum supplementare” che rafforza il ruolo di sorveglianza dell’Osce e crea una zona smilitarizzata di 30 km al confine, vietando inoltre le armi di calibro superiore a 100 mm a 15 km dalla linea di contatto.

Che cosa prevedono gli accordi di Minsk invocati dalla Russia

Nel febbraio del 2015 si arriva a un altro accordo, detto Minsk II, approvato anche da una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Consiste in un pacchetto di misure per l’attuazione del protocollo di Minsk, dunque ribadisce la richiesta di cessare il fuoco, ritirare le armi dal fronte sotto monitoraggio dell’Osce e riprendere il dialogo per le elezioni locali in alcune zone di Doneck e Lugansk occupate dai ribelli filorussi e rendere più autonome zone della regione del Donbass, che dunque non sarebbero più state totalmente sotto il governo ucraino.

In seguito a Minsk II si registra una riduzione nel numero di vittime e della ripresa del conflitto. Eppure, la situazione fotografa 14.000 vittime e 1.500.000 sfollati in Ucraina.

La questione della regione del Donbass e l’opposizione dell’Ucraina agli accordi di Minsk

La questione della definizione delle autonomie del Donbass, in Ucraina, è una delle più delicate dell’accordo di Minsk e non è ancora stata trovata una risoluzione.

Da parte dell’Ucraina si ribadisce la volontà di riprendere il controllo del suo confine prima che si tengano le elezioni locali nelle aree del Donbass controllate dai ribelli filorussi, da svolgersi secondo standard internazionali e nel rispetto della legge ucraina.

In più c’è la richiesta che le forze di Mosca si allontanino dal confine stesso. Da parte della Russia, al contrario, c’è la richiesta di indire le elezioni mentre la regione del Donbass è ancora caratterizzata dalla presenza dei separatisti e dunque non è completamente sotto il governo di Kiev.

Lo status della stessa regione del Donbass non è stato definito con precisione. Per l’Ucraina si tratta di una regione dotata dell’autonomia che è conferita a tutte le altre dalla struttura di tipo federale. Secondo la Russia, invece, ha uno status speciale e può quindi essere dotato di forze di polizia e di un sistema giudiziario propri. Il governo ucraino sarebbe disposto a riconoscere dei poteri extra a questa regione, nell’ottica di un decentramento, e in questo modo potrebbe evitare la presenza di rappresentanti filorussi nel Parlamento nazionale.

Per la Russia, la presenza di rappresentanti potrebbe invece contribuire a contrastare alcune decisioni, come per esempio l’adesione dell’Ucraina alla NATO.

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