Cronaca

Inammissibile il referendum per l’eutanasia: negato il diritto a votare per scegliere sulla “buona morte”

La Corte Costituzionale ha giudicato inammissibile il referendum sull'eutanasia: no alla possibilità di votare per scegliere una "buona morte" per i malati.
Inammissibile il referendum per l'eutanasia: negato il diritto a votare per scegliere sulla "buona morte"

La Corte Costituzionale ha ritenuto inammissibile il referendum per l’eutanasia. Lo si apprende da una notizia flash dopo la consulta di oggi: la Corte era chiamata a valutare la possibilità di far scegliere ai cittadini se abrogare parzialmente l’articolo 579 del Codice Penale riguardo l’omicidio del consenziente. Ancora una volta, l’Italia ha perso l’occasione per dimostrarsi laica e democratica.

Inammissibile il Referendum sull’eutanasia: la Corte dice no alla dignità di morire

Niente da fare. Nonostante le oltre 1.2 milioni di firme raccolte dall’associazione Luca Coscioni e dalla campagna Eutanasia Legale, la Corte Costituzionale ha negato la possibilità di far votare i cittadini sulla modifica di un articolo di legge che impedisce di aiutare malati irreversibili a smettere di soffrire e andare verso una “buona morte”.

Secondo quanto riportato dal comunicato della Corte, il referendum sull’eutanasia è stato ritenuto inammissibile.

Questa la motivazione: “A seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, cui il quesito mira, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili“.

Cosa si chiedeva con il referendum per l’eutanasia bocciato dalla Corte

Era attesa per oggi la sentenza che avrebbe potuto cambiare l’Italia. Eutanasia Legale aveva chiesto di modificare parzialmente l’articolo 579 e dare seguito a un processo iniziato già 4 anni fa con al sospensione del processo di Marco Cappato e quindi con una sentenza della Corte che ha modificato l’articolo 580 per rendere possibile il suicidio medicalmente assistito in determinate circostanze.

Il referendum bocciato in serata dalla Corte, proponeva di cambiare il testo che recita: “Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui è punito con la reclusione da sei a quindici anni“.

Una norma scritta nel 1930: si chiedeva di rendere l’Italia un paese laico, democratico e rispettoso del principio di autodeterminazione di ogni individuo. Il referendum, se approvato, avrebbe aggiornato la norma di modo da eliminare il reato di omicidio fatto salvo casi di eutanasia contro minorenni, persone inferme di menti e nei casi di un consento estorto con inganno o violenza.

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