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Giacimenti di gas in Italia non sfruttati. Perché si compra gas dalla Russia e cosa sta cambiando

Il 94% del fabbisogno di gas annuo in Italia proviene dall'estero, 1/3 solo dalla Russia. Eppure nel nostro sottosuolo ce ne è in abbondanza da risolvere la crisi energetica
Crisi energetica: nel sottosuolo italiano gas in abbondanza ma preferiamo comprarlo all'estero. Ecco perché

L’aumento del costo dell’energia in Italia sta arrivando a livelli insostenibili. Basta sapere che nel primo trimestre 2022 rispetto al primo trimestre 2021 si è registrato un aumento del 131% per il cliente domestico tipo di energia elettrica e del 94% per quello del gas naturale (fonte ARERA). Non va diversamente per il costo del carburante che in diverse province ha già superato i 2 euro al litro.

La preoccupazione aumenta parallelamente all’escalation dello scontro tra Russia e Ucraina con l’Italia che rischierebbe di essere una delle nazioni più penalizzate soprattutto per una crisi di importazione di gas dalla Russia.

Nei giorni scorsi l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale ha pubblicato una mappa che riepiloga i paesi maggiormente esposti a una crisi del gas dalla Russia e tra questi l’Italia figura ai primi posti. Già a Gennaio la fornitura di gas russo in Europa è scesa del 40% rispetto alle attese.

La Russia possiede le più grandi riserve di gas naturale al mondo e esporta in Europa circa il 40% dei suoi giacimenti tramite gasdotti. L’Italia ha un fabbisogno annuo di circa 76,1 miliardi di metri cubi di gas, di questi circa 28,4 miliardi arrivano dal paese russo che è quindi il primo fornitore del nostro paese.

Per questo qualora la Russia decidesse di chiudere i rubinetti come rappresaglia nei confronti dell’Europa le conseguenze, soprattutto per l’Italia, sarebbero molto serie per l’aumento dei costi a causa dell’approvvigionamento da altre zone in un momento di crisi come quello attuale. Eppure basterebbe sfruttare l’enorme tesoretto di metano che il nostro paese ha nel proprio sottosuolo.

In Italia 120 miliardi di metri cubi di gas non sfruttato

In fondo ai nostri fondali ci sono 90 miliardi di metri cubi di metano che potrebbero diventare 120 se si comprendono i potenziali giacimenti ancora non scoperti.

120 miliardi di metri cubi che sono lì in attesa senza essere sfruttati dopo che due anni fa ci fu la moratoria del Pitesai. Si tratta del Piano per le aree idonee alle coltivazioni di idrocarburi che bloccò i permessi di ricerca e prospezione già rilasciati e lo stop ai procedimenti per il rilascio di nuovi permessi di prospezione, ricerca o coltivazione.

Il Pitesai determinò la sospensione di 73 permessi di ricerca vigenti e 79 istanze pendenti di permessi di ricerca, oltre a 5 istanze di permesso di prospezione in mare.

Per questo oggi di quei 120 miliardi di metri cubi l’Italia ne produce soltanto 4, il resto lo importa dall’estero: Russia come detto, ma anche Qatar, Algeria, Norvegia e Stati Uniti.

Senza contare che trasportare tutto questo gas ha il suo impatto sull’ambiente.

L’Italia ha il potenziale quindi per produrre in casa la maggior parte del suo fabbisogno energetico a costi irrisori e anche rivenderne una parte e guadagnarci anche tanto. Invece è “costretta” ad acquistare al prezzo che decide il mercato.

Il Governo ha approvato il nuovo PITESAI

Per fortuna qualcosa nel Governo si sta muovendo, spinti anche nel trovare una soluzione ai continui aumenti del costo del gas.

Lo scorso 12 Febbraio è stato rilasciato dall’esecutivo il nuovo Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee (PITESAI) con cui si sospende la moratoria del 2019 oltre al progetto di aumentare le estrazioni dai giacimenti già esistenti e avviarne di nuovi.

Il Governo punta a raddoppiare l’estrazione di gas ad almeno 7 miliardi di metri cubi l’anno per ridurre le bollette del metano, come è ovvio, ma anche dell’elettricità, prodotta soprattutto bruciando metano.

Ma se sulla carta il progetto è ambizioso, nella realtà dei fatti è molto più complesso da attuare.

Innanzitutto per motivi burocratici; per rilasciare nuovi permessi ed autorizzazioni i tempi vanno dai 10 mesi fino ai 3 anni. E poi bisogna investire. Dopo una moratoria che di fatto ha tenuto fermi la maggior parte dei giacimenti, questi si presentano ora usurati e obsoleti.

Per aumentare la produzione vanno cambiati impianti e soprattutto vanno perforati nuovi pozzi per prelevare il gas da sfruttare. Insomma per avere un aumento di capacità di estrazione di gas significativa ci vorranno anni. E nell’attesa la bolletta continua a salire.

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