Sostenibilità

Transizione ecologica in Italia, perché il bilancio dopo un anno è negativo e cosa si deve fare adesso

Il primo anniversario dell’attività del Ministero per la Transizione Ecologica è l’occasione per fare il punto sulle risorse assegnate dal PNRR e sugli investimenti 2022 previsti
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Tempo di bilanci, per quello che riguarda la svolta green del nostro Paese. Era il 13 febbraio 2021 quando è stato istituito per la prima volta il Ministero per la Transizione Ecologica, guidato da Roberto Cingolani.
Contrasto della crisi climatica, tutela della biodiversità, agricoltura sostenibile, economia circolare, inquinamento da plastica sono i grandi temi su cui il Ministero è stato chiamato a innovare.
A un anno di distanza, le associazioni ambientaliste italiane tirano le somme. Facciamo il punto anche sulle risorse assegnate dal PNRR e su quelli che sono gli investimenti previsti per il 2022.

Secondo gli ambientalisti, il primo anno chiude in negativo

Pollice in giù dalle tre principali associazioni ambientaliste italiane, Greenpeace Italia, Legambiente e WWF. Secondo le quali non sono state messe in campo politiche e linee di intervento coerenti con i principi recentemente inseriti nella Carta Costituzionale e con gli obiettivi dell’European Green Deal. Né è stata aperta la strada a una trasformazione sistemica per coniugare ambiente e opportunità economiche.

Le risorse assegnate dal PNRR

Gli ambientalisti definiscono “marginali” le risorse assegnate dal PNRR alla transizione ecologica, e non corrispondenti all’ambizione espressa dal Governo italiano in campo internazionale, con gli impegni assunti in ambito G7 e G20.

Ad esempio, all’innovazione nel settore dell’economia circolare il PNRR assegna solo 600 milioni di euro, pari allo 0,3% di tutte le risorse del Piano. Inoltre, dei 2,10 miliardi di euro assegnati specificamente sino al 2026 dal PNRR all’economia circolare, 1,5 miliardi sono destinati alla realizzazione di impianti per la gestione di rifiuti urbani.

Alla tutela della biodiversità il PNRR assegna sino al 2026 la cifra di 1,19 miliardi di euro equivalenti allo 0,5% dell’ammontare complessivo (191,5 mld di euro).

Troppo pochi in vista della prevista approvazione entro l’anno della Strategia Nazionale Biodiversità (SNB) al 2030, che deve puntare, in coerenza con la Strategia Europea, a proteggere il 30% del nostro territorio e dei nostri mari, assicurando una protezione integrale al 10% del nostro territorio. E destinare il 10% del territorio agricolo alla tutela della biodiversità naturale.

Cosa chiedono le associazioni ambientaliste

Greenpeace Italia, Legambiente e WWF chiedono, quindi, di adeguare gli strumenti operativi per la transizione ecologica.

Di tenere conto dell’innalzamento dei target di riduzione delle emissioni climalteranti a livello europeo. E di avviare la revisione del PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia Clima), con un adeguato processo partecipativo e di consultazione.

Ricordano, anche, come si attenda ancora versione aggiornata e definitiva del Piano Nazionale per l’Adattamento al Cambiamento Climatico, nonostante il moltiplicarsi degli eventi estremi, dalle alluvioni alle ondate di calore, e la siccità, un atto importante per dare il via anche ad analoghe azioni a livello regionale e comunale, particolarmente in ambito urbano.

Transizione ecologica, gli investimenti 2022

Ammontano a € 12,5 miliardi le risorse del PNRR messe a bando dal Mite entro giugno 2022. Entro la fine del secondo trimestre il ministero guidato da Roberto Cingolani dovrà conseguire 11 obiettivi. Inoltre entro giugno saranno pubblicati nuovi bandi per un valore vicino a 10 miliardi di euro.

In base ai dati rilasciati saranno 39 le misure contenute nel PNRR per cui sono richiesti interventi da parte del Mite nel corso del 2022. Tali misure si suddividono fra 26 investimenti e 13 riforme. Per far fronte a questa sfida il Ministero della Transizione Ecologica si sta rafforzando, e annuncia di poter contare a breve su un nuovo contingente di più di 100 esperti e project manager dedicati al PNRR.

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