Lilith e Eva

Il ciclo della violenza nelle relazioni intime. Quali sono le fasi psicologiche e comportamentali

Uno dei modelli più noti per spiegare come si evolve e si sussegue la violenza all’interno delle relazioni d’intimità è quello delineato da Leonore Walker nel 1979
Ciclo della violenza: maltrattamenti all'interno della coppia

Articolo a cura della D.ssa Michela Garzia, psicologa della Rete dei CAV SanFra

La violenza all’interno delle relazioni intime è un vero e proprio fenomeno strutturale. Cosa significa questo? Che l’uccisione di una donna per mano del partner o ex partner non indica un evento fortuito, l’esito di un raptus momentaneo di follia, l’ovvia conseguenza di situazioni degradanti all’interno di famiglie o di coppie disagiate o di norme culturali retrograde. 

La violenza domestica è, al contrario, democratica e caratterizzata da trasversalità culturale, sociale, etnica, religiosa e generazionale. 

A tal proposito, la Convenzione di Istanbul riconosce la natura strutturale della violenza maschile sulle donne, identificandola altresì quale fondamentale meccanismo sociale attraverso il quale le donne vengono poste in una posizione di subalternità rispetto agli uomini.

 

Questo può essere vero in generale, in tutti gli ambiti di vita degli esseri umani, e altrettanto acclarato all’interno di quelle coppie ove sono presenti forme di violenza fisica, psicologica, verbale, sessuale, economica e di persecuzione. 

Relazione di coppia: il modello psicologico del ciclo della violenza

La violenza nella coppia, dove tra i suoi componenti non si instaura una vera e propria “relazione” ma piuttosto un rapporto di dominanza dell’uno sull’altra, si presenta e si sviluppa seguendo una dinamica ben definita che, così come è stato osservato in numerosi studi e così come le operatrici del settore hanno modo di constatare ascoltando le storie più disparate, si presenta quasi sempre uguale.

 

In quest’ottica potremmo dunque parlare di un vero e proprio circolo vizioso che si innesca e si mantiene nel tempo, dove i maltrattamenti si presentano secondo delle sequenze ben scandite, cicliche e ripetitive. 

Uno dei modelli più noti che spiega come si evolve e si sussegue la violenza all’interno delle relazioni d’intimità è quello delineato da Leonore Walker nel 1979 e che ancora oggi viene utilizzato per spiegare in modo tecnico la violenza nella coppia.

 

Dopo l’idillio dell’innamoramento iniziano i silenzi e le punizioni

  • Fase dell’accumulo della tensione: dopo che il legame è stato costituito e dopo un periodo sufficientemente lungo in cui la donna ha investito emotivamente e materialmente nel rapporto, visto inizialmente come un rapporto normale dove sono presenti litigi normali e ognuno sembra avere la possibilità di portare avanti la propria individualità, quest’ultimo inizia a presentare caratteristiche diverse dal periodo idilliaco iniziale.

    In un primo momento si tratta di segnali poco chiari agli occhi della donna e che molto facilmente essa confonde, per stereotipi o per la loro sottigliezza, con estrema gelosia, difetti caratteriali “nella norma”, momenti di tensione che la vita naturalmente pone dinanzi a tutti e tutte.

    In questo caso però non è presente una tensione che fa rimanere inalterata la posizione di parità di entrambi i membri della coppia ma, al contrario, si presentano comportamenti ostili nei confronti della donna, agiti inizialmente in modo verbale e che portano gradualmente all’obiettivo per cui vengono esperiti, ossia il controllo e il predominio sulla partner. È la fase in cui si presentano silenzi prolungati, con carattere punitivo, dove la donna percepisce una rabbia crescente da parte dell’uomo nel momento in cui esprime un punto di vista che diverge da quello del partner e dove ella si rende gradualmente conto di dover ridurre sempre di più il proprio spazio personale per favorire lo spazio “della coppia”, che va ad assumere caratteristiche di graduale e maggiore pervasività e inglobamento.

    In questa prima fase non è mai presente la violenza fisica, quanto piuttosto forme di violenza più subdole come quella psicologica, verbale ed economica. Queste forme di violenza hanno lo scopo di atterrare e affossare sempre di più la donna la quale, trovandosi anche isolata dalla propria rete familiare, amicale e sociale, assume essa stessa quale unica verità quella propinata dal proprio partner maltrattante. Questo tipo di dinamiche si possono presentare in maniera più o meno grave all’interno di una coppia e possono avere durata variabile. La violenza fisica non è sempre “necessaria” all’uomo maltrattante ma piuttosto essa viene agita proprio quando tutto quello che si verifica in questa fase di tensione non è più sufficiente a mantenere il controllo su quella donna. Quando il ciclo della violenza si è ripetuto più volte ed è oramai radicato, in questa fase si possono presentare anche comportamenti più espliciti come le minacce da parte dell’uomo nei confronti della donna, da quelle di farle perdere i propri figli finanche alle minacce di morte.

Violenza fisica come arma per ripristinare il potere di chi comanda

  • Fase dell’esplosione della violenza o fase dell’attacco: quando l’uomo percepisce di non stare riuscendo a mantenere il controllo mentale e fisico della propria partner mediante la violenza psicologica, quella verbale, economica o attraverso il possesso, e quando quest’ultima non accetta passivamente di aderire a questa pretesa di ruolo subordinato, si presenta il momento più pericoloso per la donna e per la propria incolumità. Questa è la fase in cui viene agita una violenza più esplicita e tangibile: quella verso gli oggetti, specie se sono quelli della donna, e verso lei stessa.

    La violenza fisica sulla donna si manifesta gradualmente nei modi più gravi, passando da spintoni, strette alle braccia o al viso, lancio addosso di oggetti (prima di materiale più morbido fino ad arrivare ad oggetti più pesanti o contundenti), schiaffi, tirate di capelli e fino ad arrivare ad aggressioni più forti come pugni, calci e stretta di mani al collo e colpi in testa, anche per mezzo di oggetti pesanti. L’uso della forza adempie dunque alla funzione di ripristino del predominio e del potere dell’uomo sulla partner, ingenerando paura e senso di impotenza nella stessa. 

La riappacificazione, tra scuse e promesse di cambiamento

  • Fase della luna di miele o delle false riappacificazioni: subito dopo aver agito la violenza fisica, e quindi dopo la fase di attacco, l’uomo si rende conto che la propria partner può mettere in atto comportamenti che minacciano ulteriormente il rapporto, come ad esempio chiedere aiuto, coinvolgere familiari, lasciarlo, denunciarlo. È proprio per evitare questo che la fase successiva all’attacco si configura come una sorta di luna di miele, dove l’idillio iniziale del rapporto ai suoi albori si ripresenta. Questa è la fase in cui l’uomo maltrattante tenta di ristabilire un equilibrio falsato con la partner, chiedendole scuse, promettendole che cambierà, investendola di un ruolo salvifico e di fatto deresponsabilizzandosi dall’agito violento, attribuendolo a cause esterne o al comportamento della donna stessa o addirittura minimizzandolo.

    In questa fase non è raro che l’uomo si renda disponibile ad intraprendere un percorso psicologico o una terapia di coppia, mettendo comunque la donna su un piano di parità per ciò che concerne le responsabilità della violenza. La donna, dal canto suo, rivede nuovamente l’uomo di cui si è innamorata, con il quale ha progettato una vita insieme, investendovi energie e risorse emotive e fisiche. Questa è la fase che funge da meccanismo di mantenimento della relazione abusante, poiché la donna viene convinta che con il suo comportamento possa effettivamente controllare le esplosioni di rabbia e aggressività del partner e dunque scongiurarle, pena la sua totale sottomissione che, dinanzi alla ferocia e alla pericolosità della violenza fisica, non viene più vista come un problema. 

Cosa fare se hai paura

Questa dinamica ciclica non fa che ripetersi nel corso di una relazione abusante, con le varie fasi che possono alternarsi gradualmente anche in breve tempo. La donna finisce così per trovarsi nel fondo di questa spirale, perdendo sempre di più il contatto con la realtà e normalizzando progressivamente la violenza. 

Se anche a te è capitato di veder susseguirsi queste fasi, anche solo una o poche volte, allora è necessario che tu chieda aiuto. Perché la luna di miele non è reale ma strumentale e con la funzione di “rimetterti a posto” prima di un nuovo attacco. 

1522 numero antiviolenza e stalking
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