MomentoFinanza

Accise benzina: quali sono e quanto costerebbe oggi il carburante senza tasse. Le cifre

Il prezzo della benzina da qualche giorno ha superato i 2 euro al litro in tutta Italia. Colpa della guerra ma anche di una fiscalità che pesa enormemente sul prezzo finale. Ecco quanto.
Accise benzina

Il prezzo del carburante in Italia ha toccato negli ultimi giorni cifre da record. Ormai in tutto il Paese il costo sia della benzina che del diesel è oltre i 2 euro al litro al self. In modalità servito è arrivato a superare anche i 2.50€/litro.

Frutto di una speculazione dei mercati che dopo l’inizio del conflitto in Ucraina ha fatto balzare al rialzo ancora di più il costo del petrolio. Ma se la benzina è arrivata a questi prezzi da record in Italia è colpa anche della fiscalità che incide sul prezzo finale in maniera determinante. Si pensi che nel nostro Paese il 59% di quanto paghiamo per un pieno è dovuto alle famose accise e all’Iva.

Si, proprio loro, le tanto odiate accise che da anni si promette di tagliare e che invece sono lì immobili a rimpolpare le tasche del Governo ormai da 90 anni. Inserite per finanziare eventi eccezionali, ancora oggi gli automobilisti italiani pagano per avvenimenti successi tantissimi anni fa. E l’utilizzo delle accise ha preso una brutta piega soprattutto negli ultimi anni: nell’ultimo decennio ne sono state introdotte ben 10. Quali sono le accise che pesano pesantemente sul prezzo finale del carburante e quanto costerebbe senza.

Cosa e quali sono le accise sulla benzina in Italia

Le accise sono una tassa che lo Stato pone sulla fabbricazione o sulla vendita di prodotti di consumo.

A differenza dell’Iva viene posta su specifiche categorie di prodotti e applicata non in percentuale ma secondo quanto deciso dall’esecutivo.

Il legislatore da anni fa uso di tale tassa per trovare immediatamente fondi consistenti. Si tratta di uno strumento di politica economica fondamentale. Le accise offrono allo Stato due vantaggi: quella di avere un’entrata immediata, sicura, costante essendo applicata su beni che nel circuito del consumo non risentono molto della variazione di prezzo.

Il secondo motivo è la facilità con cui può modificare al rialzo le aliquote nel momento in cui ha bisogno di maggiore cassa.

Oltre al carburante, le accise ad oggi sono poste anche su: bevande alcoliche, tabacchi, energia elettrica, oli lubrificanti e fiammiferi. Le più odiate e famose sono sicuramente quelle su benzina, gasolio e gpl. A gravare sulle tasche degli italiani ne sono ben 18: la prima fu introdotta nel 1935, l’ultima nel 2014. Alcune sono state riassorbite in seguito a un parziale riordino, altre sono rimaste. Ecco l’elenco di tutte le accise introdotte:

  • 1) finanziamento della crisi di Suez (1956) – 0,00723 euro; 
  • 2) ricostruzione dopo disastro del Vajont (1963) – 0,00516 euro; 
  • 3) ricostruzione dopo alluvione di Firenze (1966) – 0,00516 euro; 
  • 4) ricostruzione dopo terremoto del Belice (1968) – 0,00516 euro; 
  • 5) ricostruzione dopo terremoto del Friuli (1976) – 0,00511 euro; 
  • 6) ricostruzione dopo terremoto dell’Irpinia (1980) – 0,0387 euro; 
  • 7) finanziamento missione ONU in Libano (1982 – 1983) – 0,106 euro; 
  • 8) finanziamento missione ONU in Bosnia (1996) – 0,0114 euro; 
  • 9) rinnovo contratto autoferrotranvieri (2004) – 0,020 euro;
  • 10) acquisto autobus ecologici (2005) – 0,005 euro; 
  • 11) ricostruzione dopo terremoto de L’Aquila (2009) – 0,0051 euro; 
  • 12) finanziamento alla cultura (2011) – 0,0071; 
  • 13) finanziamento crisi migratoria libica (2011) – 0,040 euro; 
  • 14) ricostruzione per alluvione che ha colpito Toscana e Liguria (2011) – 0,0089 euro; 
  • 15) finanziamento decreto “Salva Italia” (2011) – 0,082 euro; 
  • 16) finanziamento per ricostruzione dopo terremoto dell’Emilia (2012) – 0,024 euro; 
  • 17) finanziamento del “Bonus gestori” (2014) – 0,005 euro; 
  • 18) finanziamento del “Decreto fare” (2014) – 0,0024

Dal 1995 le accise sono inglobate in un’unica imposta che lo scorso anno ha portato nelle casse dello Stato 24 miliardi di euro.

Quindi non si fa più riferimento alle motivazioni originali, ma cambia poco.

Nel corso degli anni il valore di questa imposta è salito sempre di più fino al 2014 quando ha toccato il punto più alto: 0,73 centesimi di accisa su ogni litro di carburante. Oggi non è cambiato molto visto che grava per 0,728. Poi c’è da aggiungere l’IVA per arrivare ad una tassazione finale di circa 1,049 a litro.

Quanto costerebbe oggi la benzina senza accise

Ad oggi quanto costerebbe la benzina senza tasse? L’esempio emblematico arriva da Livigno, rinomata località turistica in provincia di Sondrio che a causa della sua particolare posizione geografica gode di una zona extradoganale, per cui nel territorio non si paga né IVA né accise.

Per questo motivo lì il prezzo del carburante è sempre concorrenziale. In questi giorni secondo il sito Osservaprezzi del Mise nei distributori di Livigno la benzina costa 1,36 euro al litro e il diesel 1,25 euro al litro. Ed ecco che ci sono file chilometriche ai vari distributori di benzina.

Una magra consolazione per l’Italia è che in Europa c’è anche chi sta peggio di noi. Come la Grecia che è al primo posto per incidenza fiscale sul litro di benzina: ben il 60%.

Potrebbe interessarti