Cronaca Nera

Stuprata dal capo e poi ricattata, “se stai zitta ottieni il posto fisso”: emanata sentenza nei confronti dell’imprenditore

La donna, stuprata dal capo che poi le avrebbe chiesto di scambiare il silenzio con il consenso ad altri rapporti, ha denunciato la brutale violenza.
Donna denuncia stupro

Stuprata dal capo sul posto di lavoro e poi ricattata: se fosse stata zitta avrebbe potuto avere il posto fisso. È la drammatica storia di una ragazza che lavorava in un’azienda agricola in Val Seriana, in provincia di Bergamo, che in epoca pre-pandemia ha subito atroci violenze ma ha avuto la forza di denunciare: la Cassazione si è espressa in questi giorni nei confronti dell’imprenditore accusato dello stupro.

Lavapiatti stuprata e poi umiliata: il “regalo” dei 30 euro

La violenza è accaduta nel contesto di una fiorente attività di ristorazione in Val Seriana: nell’agriturismo di proprietà di un imprenditore locale la donna ricopriva la mansione di lavapiatti e veniva pagata 20 euro al giorno.

Un giorno, la donna è stata aggredita brutalmente dal dato di lavoro mentre si cambiava nello spogliatoio per i dipendenti: la violenza è stata così brutale che la donna ha avuto bisogno di un ricovero ospedaliero e due mesi di prognosi. 

Dopo la violenza era scattato il ricatto: l’uomo avrebbe detto alla donna che se fosse stata zitta e avesse acconsentito ad altri rapporti avrebbe in cambio ottenuto il posto fisso. Ancora più umiliante era stato il gesto compiuto pochi giorni dopo: oltre a darle i 20 euro di paga giornalieri l’uomo aveva dato alla donna ulteriori 30 euro, spiegando di volerle “fare un regalo”.

La donna ha denunciato: condannato in 3 gradi di giudizio

Contrariamente alle aspettative dell’uomo, che aveva agito nei confronti di una donna con gravi difficoltà economiche, forse convinto che non avesse forze e coraggio per denunciarlo, la donna si è fatta valere ed ha raccontato l’accaduto alle autoritá.

Nel 2019 l’uomo è stato condannato il primo grado a 6 anni e mezzo di reclusione, poi confermati nel 2021 in appello. Ora, la Cassazione ha reso la condanna definitiva. La Cassazione ha anche giustificato l’assenza di concessione di attenuanti, come riporta TgCom24 : “Assenza di elementi suscettibili di positiva considerazione, a fronte del disvalore della vicenda insito nel fatto che l’imputato ha compiuto una condotta illecita approfittando di una situazione lavorativa in cui egli si trovava in una posizione sovraordinata, essendo il datore di lavoro della persona offesa”.

La Cassazione ha anche confermato che l’uomo dovrà dare un risarcimento alla donna di 45mila euro, considerati congrui per via della “sofferenza non solo morale ma anche fisica, in considerazione delle conseguenze” dello stupro subito dalla donna.

 

Il legale del condannato aveva invece chiesto le attenuanti generiche “in considerazione dello status di incensurato dell’imputato, la cui condotta di vita precedente al fatto è stata sempre inappuntabile”. Addirittura il legale avrebbe parlato di fatto avvenuto solo una volta, e compiuto da un uomo definito tanto per bene: “Essendosi in presenza di un gesto occasionale, compiuto da un onesto lavoratore e da un padre di famiglia sempre rispettoso delle regole”.

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