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Gas russo, se arriva stop all’Italia necessario razionamento a case e aziende: “È una prospettiva bruttissima”

Dopo lo stop a Polonia e Bulgaria, occorre pensare concretamente a come agire in caso di stop di forniture di gas russo all'Italia: i provvedimenti messi in atto.
Gas russo, se arriva stop all'Italia necessario razionamento a case e aziende: "È una prospettiva bruttissima"

La decisione di Mosca di non fornire più gas russo a Polonia e Bulgaria dall’oggi al domani ha sortito l’effetto voluto: spaventare l’Europa.

I Paesi che dipendono dalla fornitura di gas russo -e tra questi c’è anche l’Italia- devono ora considerare quali possono essere le mosse strategiche, nell’ottica di una futura chiusura dei rubinetti da parte di Mosca. Si sta valutando, in questi giorni, cosa significherebbe per l’Italia rimanere senza gas il prossimo inverno, sia a livello di privati cittadini che per l’economia del Paese.

Flussi di gas in arrivo, ma potrebbe arrivare stop nei prossimi mesi

Per ora, la Snam ha assicurato che i flussi di gas dalla Russia arriverebbero regolari: al contempo, il governo Draghi ha assicurato di non avere alcuna intenzione di sottostare a ricatti russi sul fronte delle forniture, considerando peraltro che per Mosca interrompere le forniture vorrebbe dire non ricevere più i soldi per esse (che siano in rubli, euro o dollari) e dunque non poter finanziare la guerra in Ucraina.

Se, da una parte, Mario Draghi sta stringendo accordi con altri Paesi (in primis in Africa) per ricevere forniture alternative, è pur vero che nella pratica l’arrivo di quel gas non è immediato: serve tempo per creare le giuste infrastrutture per farlo arrivare da noi.

L’ipotesi principale è che vi sia uno stop totale e non parziale di arrivi dalla Russia, e che si debba procedere con un razionamento.

Razionamento, cosa significa e perché dobbiamo temerlo

Davide Tabarelli, presidente di Nomisma energia, ha spiegato a Il Sussidiario: “Vuol dire razionare il gas anche alle grandi industrie, che quindi saranno costrette a chiudere, e smettere di dare gas alle centrali elettriche, che quindi non potrebbero più produrre l’energia elettrica di cui hanno bisogno famiglie e imprese.

Il razionamento è una prospettiva bruttissima. Non si sa neanche come potrebbe essere messo in atto”. Per ora l’ipotesi del razionamento è estrema, ma è ovvio che sia necessario valutarla.

Tra le operazione fatte per velocizzare le procedure di ricerca e acquisizione di nuovo gas rientra l’approvazione del Pitesai, il piano finalizzato all’individuazione di nuove aree da cui estrarre idrocarburi: la prospettiva è quella di avviare nuove trivellazioni su territorio nazionale.

Senza il gas russo cosa accade: i blackout programmati e i tagli alle industrie

Senza il gas russo, all’Italia mancherebbero 29 miliardi di metri cubi di forniture.

Per sopperire a questa mancanza sarebbe necessario aumentare le attuali importazioni da Algeria e Qatar, e sarebbero attivate 4 centrali a carbone in maniera solo temporanea. Non si arriverebbe comunque a sostituire l’intera quantità di gas perso, per cui sarebbe necessario pensare a distacchi programmati, blackout elettrici, nonché i tagli alle erogazioni di gas per uso civile e industriale.

Intanto, in attesa di una decisione a livello europeo che sembra tardare, arriva una parziale decisione da parte di Eni: se necessario, i pagamenti a Gazprombank verranno fatti dall’azienda con il metodo proposto dalla Russia, ovvero l’apertura di un nuovo controcorrente e di un doppio passaggio di soldi, prima in euro e poi convertiti in rubli.

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