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Maria Montessori, la neuropsichiatra che creò il Metodo: come arrivò a creare le “case dei bambini”

Maria Montessori ci lasciava il 6 maggio di 70 anni fa: a un secolo di distanza il suo metodo pedagogico è ancora rispettato e seguito in moltissime scuole e da molte famiglie.
Maria Montessori, la neuropsichiatra che creò il Metodo: come arrivò a creare le "case dei bambini"

Maria Montessori non è stata solo una delle pedagogiste, neuropsichiatre e filosofe più importanti d’Italia: è stata anche colei che ha cambiato la visione mondiale dell’adulto nei confronti del bambino. La sua visione-il metodo Montessori– che si è introdotta nel mondo scientifico italiano nei primi decenni del ‘900, è ancora oggi seguita e rispettata in moltissime scuole e, nel privato, nell’educazione dei propri figli da parte di molti genitori.

Maria Montessori, la laurea in medicina e le difficoltà di vivere in un mondo maschile

Essere una donna con ambizioni culturali negli ultimi decenni dell’800 no era semplice e non lo fu neanche per Maria Montessori.

La giovane Maria, figlia Alessandro Montessori e Renilde Stoppani, crebbe a Chiaravalle (Ancona) ma viaggiò molto per seguire il padre nei trasferimenti di lavoro: i suoi genitori erano persone molto sensibili dal punto di vista culturale e crebbero la figlia nel rispetto delle sue ambizioni, che si svilupparono molto presto. Fu però solo un trasferimento del padre nella capitale che le permise di frequentare la prima scuola governativa femminile, di cui Maria Montessori fu una delle prime 10 alunne.

Anche lo studio della medicina, che venne subito dopo, non fu privo di ostacoli: benché fosse fortemente sostenuta dalla madre, i pregiudizi sull’idea di una donna laureata in medicina erano molti.

Nel corso della sua carriera accademica Maria Montessori venne spesso guardata con diffidenza, lasciata da parte e ostacolata apertamente. Pare, addirittura, che la Montessori dovesse fare pratica sui cadaveri di notte, perché al tempo l’idea di una donna che lavorava sul corpo nudo era inaccettabile.  

Da subito Maria Montessori capì su cosa avrebbe concentrato i suoi studi scientifici: gli emarginati, gli incompresi ed i più fragili. Nel 1896 si laureò in neuropsichiatria, e divenne la terza donna medico in Italia.

Maria Montessori e Giuseppe Ferruccio Montesano: l’incontro che cambiò la vita della neuropsichiatra

Pochi anni dopo la laurea ci fu l’incontro con la persona che gli cambiò la vita: Giuseppe Ferruccio Montesano, psichiatra, con cui lavorò alla cura ed al recupero di bambini con problemi psichici. L’approfondimento degli studi in questo senso la portò a sviluppare la teoria che le potenzialità di un bambino considerato all’epoca “anormale” non venissero espresse dai metodi educativi dell’epoca. 

Montesano divenne, oltre che collega, anche l’amore della sua vita.

In breve tempo i due cominciarono ad avere una relazione che portò alla nascita del figlio Mario. Il bambino, nato fuori dal matrimonio, non poté essere cresciuto dalla madre, che dovette affidarlo a una famiglia. Quando Mario compì 14 anni Maria poté riprenderlo con sé, dicendo però che era un nipote. Solo nel suo testamento avrebbe dichiarato la verità sui genitori del ragazzo. Con Montesano la relazione finì invece in breve tempo e per Maria Montessori la rottura rappresentò un grandissimo dolore.

Nel 1904 Maria Montessori cominciò a lavorare con gli asili infantili, grazie anche al sostegno di alcuni finanziatori che credevano nel suo metodo: nasce così il Metodo Montessori illustrato proprio nel saggio Metodo, e nascono le Case dei Bambini, ovvero gli istituti fatti su misura secondo le tesi montessoriane, e nelle quali gli insegnanti seguivano i suoi metodi pedagogici.

Metodo Montessori, l’attenzione della comunità scientifica internazionale

Ad interessarsi al metodo Montessori in breve tempo fu la comunità pedagogica internazionale: il Metodo arriverà negli anni ’10 in America mentre, in patria, nascevano la Scuola Magistrale Montessori e l’opera Nazionale Montessori.

Maria Montessori fu una grandissima viaggiatrice, e lo fu perché per lei portare il Metodo in giro per il mondo era fondamentale: andò in India (dove rimase bloccata e internata per via dello scoppio della seconda guerra mondiale), nei Paesi Bassi ed in Ghana, dove chiesero il suo aiuto per organizzare l’ordinamento scolastico. Maria Montessori, ormai anziana e sempre affiancata dal figlio nella sua opera, morì il 6 maggio 1952. Maria Montessori era convinta che il giusto metodo di apprendimento ed evoluzione personale potesse portare risultati talmente incisivi nella “costruzione” della psicologia del bambino, che seguire il suo metodo avrebbe portato ad enormi vantaggi di tipo sociale, al punto di poter portare ad una limitazione della violenza e a maggiori possibilità di costruire una società pacifica.

Metodo Montessori: il bambino lasciato libero di crescere in autonomia

Il Metodo Montessori nasceva dall’analisi del comportamento dei bambini definiti “frenastenici” -ovvero con limitare capacità mentali- all’interno degli istituti scolastici, nonché dall’analisi del comportamento di coloro che si relazionavano con questi bambini.

Maria Montessori concluse che spesso non vi erano motivi clinici che limitassero le capacità di questi bambini, bensì un errato metodo pedagogico. Dopo approfondite ricerche, Montessori capì che era il metodo pedagogico utilizzato con tutti i bambini a dover essere migliorato. Partiva infatti dalla tesi che l’evoluzione e lo sviluppo fossero favoriti non dall’imposizione di ordini e disciplina, ma in primis dal creare una dimensione di libertà (d’azione, di movimento e di pensiero) all’interno della quale il bambino potesse compiere delle scelte. Un bambino che è libero, può scegliere: un bambino che può scegliere, può scegliere di obbedire, ed è consapevole del perché lo fa. Un bambino che riceve semplicemente un ordine, secondo Montessori, non sta facendo alcuna scelta, né è in grado di farla: ciò non può portare ad un vero apprendimento e sviluppo delle potenzialità individuali.

Giochi montessoriani ed aule su misura: l’ambiente per il bambino

Nasce così la creazione di ambienti appositi, dove il bambino può sviluppare una propria autonomia e imparare in libertà: nacquero così nelle scuole bagni e zone su misura ed aule ricche di stimoli, con giochi montessoriani ad hoc: torri da costruire, giochi a incastro ed oggetti impilabili. La regola aurea è non dire ai bambini come fare una cosa, ma lasciare che lo scoprano da soli, con la propria velocità di apprendimento ed il proprio modo di imparare. Il ruolo dell’adulto, nel metodo Montessori, sarà quello di osservatore, stimolatore e dovrà essere capace di comprendere le caratteristiche intrinseche di ogni bambino.

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