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Alberto Scagni è in coma dopo l’aggressione in carcere

Pubblicato: 24/11/2023 11:47
Alberto Scagni è in coma dopo l'aggressione in carcere

Alberto Scagni si trova in coma farmacologico: le percosse, violente e ripetute, che due detenuti gli hanno inferto in carcere lo hanno ridotto in condizioni molto gravi. Al momento il detenuto, condannato per l’omicidio della sorella Alice Scagni, si trova nel reparto di rianimazione dell’ospedale Borea di Sanremo, dopo essere stato soccorso dagli agenti nel carcere di Marassi.
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Alberto Scagni torturato e picchiato a sangue: salvato dagli agenti

La violenza abbattutasi su Alberto Scagni è stata devastante: ad aggredirlo sarebbero stat due detenuti che erano sotto l’effetto del siero ottenuto dalla macerazione della frutta, che causa una sorta di ebbrezza: a riportarlo è il sindacato Sappe. Scagni sarebbe stato torturato, poi aggredito a calci e pugni, poi picchiato con sgabelli e sedie. Le ossa del viso sarebbero fratturate e, se non ci fosse stato l’intervento degli agenti, con ogni probabilità Scagni sarebbe stato ucciso.

Rabbia da parte della famiglia: “Lo Stato ci restituirà cadavere anche Alberto”

Fabio Anselmo, che assiste la famiglia Scagni, ha raccontato ad Adnkronos l’aggressione: “Quello che è successo è gravissimo. Alberto è stato colpito più volte al volto con degli sgabelli, ha fratture al volto che lo hanno costretto a un intervento di chirurgia maxillofacciale. Non solo. Ha subito un tentativo di strangolamento ed è sotto osservazione per le condizioni del collo”. Le parole della madre, Antonella Zarri, sono di grande indigazione e ricordano che già nel caso della morte della figlia Alice lo Stato non agì tempestivamente: “Lo Stato ha fatto in modo che Alice morisse e finirà per restituirci un cadavere anche con Alberto. Ci aspettiamo una nuova aggressione. La temiamo. E sappiamo che questo accontenterà la pancia di molte persone perché ormai in Italia più che la giustizia ci si aspetta la vendetta. Anche se Alberto è ostaggio dello Stato noi abbiamo ancora il coraggio di andare avanti e ribadire la verità: lo Stato ci ha abbandonato nella figura delle istituzioni di salute mentale e delle forze di polizia, secondo noi in modo plateale. Uno schiaffo, questo abbandono dello Stato, incomprensibile. E parlo dell’omicidio di Alice. Quante telefonate di minacce di morte registrate, quante richieste di aiuto. E lo Stato non ha fatto in modo che Alice non morisse”.