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Alex Pompa dopo la condanna per l’omicidio del padre: “Sono pentito, ma la nostra famiglia non era normale”

Pubblicato: 14/12/2023 14:45

Alex Pompa, le prime parole dopo la sentenza per l’omicidio del padre. “Sono assolutamente pentito” dice Alex a Luca Casadei, che lo intervista per il suo podcast, “One more time”. Alex, che ora ha assunto il cognome della madre, Cotoia, è stato condannato ieri a 6 anni di carcere per aver ucciso il padre, Giuseppe, per fermare la violenza bruta che si accaniva su di lui e la moglie. Dall’assoluzione piena in primo grado, il processo si era riaperto con la richiesta di condanna a 14 anni. Al ventiduenne di Collegno è stata riconosciuta la seminfermità.
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Alex Pompa

“La sentenza per me è comunque un ergastolo”

“È veramente difficile alzarsi e avere questo peso sulle spalle, uccidere tuo padre per salvare la tua famiglia. Ho 22 anni, sono ancora tanto giovane per vivere tutta la vita con questo peso. Ho ottenuto un ergastolo, non sotto il punto di vista giuridico ma psicologico“. Questo uno dei passaggi più difficili dell’intervista. “Mia mamma fa la cassiera, mio papà faceva l’operaio. Vengo da un contesto familiare semplice. Ho trascorso la mia infanzia a Piossasco, in provincia di Torino”.

“Abbiamo vissuto dieci anni in quell’abitazione: i primi anni non sono stati come gli ultimi, c’è stata un’evoluzione della violenza che vivevamo dentro casa e questo elemento ha influenzato i miei rapporti con le altre persone e con la mia sfera sociale di amici e conoscenze. Mi è sempre piaciuta la scuola. Era quel momento in cui io non ero a casa, era il mio svago. Sapevo che il difficile veniva dopo, quindi per me la scuola era bella. Mi piaceva socializzare, ho conosciuto lì la mia attuale ragazza”.

“Con mio papà non c’è mai stato un rapporto d’affetto”

Il 30 aprile 2020, Giuseppe Pompa è stato ucciso a coltellate dal figlio, Alex, che intervenne in questo modo allo scoppio dell’ennesima lite. Si era poi costituito. “Con mio papà non c’è mai stato un rapporto affettuoso. La prima volta che mi ha picchiato avevo 6 anni. Avevo fatto cadere una cosa per terra e mi ha tirato un calcio così violento che sento il dolore ancora adesso se ci penso. Verso i 10, 11 anni inizio a capire che nella nostra famiglia c’era qualcosa di diverso, inizio a capire che insulti, minacce e botte nei confronti nostri e di mia mamma non erano cose normali…”.

“In pubblico era molto equilibrato, voleva apparire come una persona a modo. Usava le mani, cinghie e spesso anche coltelli… Noi vivevamo due fasi ‘papà pronto ad accendersi’ e ‘papà acceso’, nella prima dominava un silenzio assordante in cui sapevi che bastava poco per trasformarsi in violenza pura e cruda”.

Ultimo Aggiornamento: 14/12/2023 14:46