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Stefania morta dopo un intervento al naso: “Ecco come si poteva salvare”

Pubblicato: 15/12/2023 14:14
Stefania Camela morta naso

Michele Sobillo è disperato e non si dà pace. L’uomo è il compagno di Stefania Camela, la donna di 47 anni, impiegata del Comune di San Benedetto del Tronto, morta due giorni dopo un intervento al naso eseguito in una clinica privata di Milano. Ad ucciderla secondo l’autopsia è stata una tromboembolia polmonare massiva. Eppure in un primo momento sembrava che l’operazione chirurgica fosse perfettamente riuscita. Ma, una volta uscita dall’ospedale, Stefania si è sentita male in albergo e non ha più ripreso conoscenza. La Procura di Milano ha aperto un fascicolo per omicidio colposo.
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La disperazione del compagno di Stefania Camela

“L’anatomopatologo dopo il riconoscimento mi ha fatto alcune domande. – questo lo sfogo di Michele Sobillo secondo quanto riporta Il Resto del Carlino – Sono molto arrabbiato nell’aver appreso che, con molta probabilità, la mia compagna si sarebbe potuta salvare con il semplice impiego di un anticoagulante”. Si tratta di un farmaco che impedisce la formazione di coaguli in modo da prevenire il rischio di trombosi.

“Stefania non vedeva l’ora di poter respirare a pieni polmoni, riaprendo i turbinati. – riferisce ancora il compagno di Stefania Camela – Ma temeva l’anestesia e i tamponi da portare dopo l’intervento. Ecco perché, dopo tante titubanze, aveva scelto la clinica Blumar Medica di Milano. Il chirurgo le aveva promesso che non l’avrebbe intubata e che non le avrebbe applicato i tamponi”.

Purtroppo però neanche tutte queste precauzioni sono servite ad evitare a Stefania Camela una morte assurda. I suoi funerali si svolgeranno oggi, venerdì 15 dicembre, alle ore 16, nella cattedrale della Madonna della Marina a San Benedetto del Tronto, sua città natale.
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