Vai al contenuto

Ragazzina stuprata, i suoi fratelli la vessano: “Ti devi suicidare”. Poi la visita psichiatrica per farla passare per pazza

Pubblicato: 21/12/2023 10:04
Incinta, la picchia e la costringe a dormire in auto: arrestato 46enne

Costretta a subire stupri e non essere aiutata dai suoi familiari che, anzi, l’avrebbero vessata fino a spingerla a compiere un gesto estremo e cercare di farla passare per incapace di intendere e di volere e invalidare. La terribile vicenda arriva dalla Calabria, dove quattro persone sono state arrestate in mattinata dagli agenti della Polizia di Stato del Commissariato di Palmi, coadiuvato da personale dell’Upgsp della Questura di Reggio Calabria.
Leggi anche: Violenza sessuale a Roma, arrestato un nigeriano. Chi è: sconvolgente
Leggi anche: Suicida l’attrice Emmanuelle Debever. Accusò Depardieu di stupro: descrisse la violenza sui social

Si tratta di due donne e due uomini, familiari della giovane vittima, finiti agli arresti domiciliari per i reati di violenza o minaccia per costringere a commettere reato ed intralcio alla giustizia, commessi in concorso tra loro. Sono il fratello, la sorella e i rispettivi partner della vittima del presunto stupro, che erano contrari alla sua scelta di denunciare la violenza sessuale.

Lo stupro a due minorenni

L’attività investigativa, condotta sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Palmi è strettamente collegata alla recente “Operazione Masnada” che aveva portato all’individuazione di 20 soggetti, alcuni anche minorenni, accusati a vario titolo di violenza sessuale di gruppo aggravata nei confronti di due vittime minorenni, alcuni dei quali legati da parentele a vari esponenti di vertice di cosche di ‘ndrangheta. (Continua a leggere dopo la foto)

Una delle vittime vessata dai familiari

I poliziotti infatti, nel prosieguo delle indagini, hanno accertato svariati e reiterati episodi di vessazione subiti da una di quelle due giovani vittime da parte dei propri familiari, in particolare dal fratello, dalla sorella e dai rispettivi compagni, che, contrari alla sua scelta di denunciare, hanno costantemente tentato di ostacolarne la collaborazione con gli investigatori, tentando in svariati modi di farle ritrattare quanto già dichiarato davanti all’Autorità Giudiziaria.

Gli inviti al suicidio e la visita psichiatrica

Oltre ad averla invitata a compiere gesti suicidi ed aver disattivato la sua scheda telefonica simulandone uno smarrimento, tra i diversi episodi, è emerso come gli indagati avessero anche tentato di costringere la ragazza a sottoporsi ad una visita psichiatrica, con il chiaro intento di ottenere una certificazione medica attestante la sua non capacità di intendere e di volere, rendendone così inutilizzabili ed inattendibili le dichiarazioni. Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, sono state effettuate anche perquisizioni personali e locali che hanno consentito di sequestrate dispositivi elettronici, informatici e telefoni cellulari.