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Chef Antonello Mochi morto nello schianto, il padre: “Guidava e faceva video, lo sgridavo sempre”

Pubblicato: 04/01/2024 17:25

“Tanti auguri di buon inizio a tutti, belli”. Un video con un calice di spumante per brindare, poi un post con un bilancio: “Per quanto possa essere difficile la vita, tu devi combattere sempre fino all’ultimo respiro. Esco stanco dal 2023 ma entro nel 2024 con il sorriso”. Sono le ultime storie messe su Instagram da Antonello Mochi, il pasticcere 27enne morto in un incidente stradale in via Leone XIII. E ora quei post fanno infuriare Fabio Mochi, funzionario del ministero degli Interni e padre di Antonello.

“Cosa sia successo la sera dell’incidente non lo so. Però mio figlio Antonello era un irresponsabile con il telefonino. Tante volte io e mia moglie lo abbiamo rimproverato per l’uso che ne faceva. Lui, come molti giovani, non capiscono che i cellulari alla guida sono oggetti pericolosi. Per rispondere a una chiamata o a leggere un messaggio, si può morire o diventare colpevoli di tragedie che ti segnano per il resto della vita. E poi non metteva la cintura di sicurezza, l’altro motivo di grandi arrabbiature. Antonello non deve essere una morte inutile” ha spiegato affranto l’uomo.
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Il padre di Antonello lo sgridava spesso per il suo modo di guidare spericolato

Fabio raccontato quella tragica notte: “Quando mi sono alzato verso le nove e non l’ho visto girare per casa, ho subito capito che fosse successo qualcosa di grave. Poi sono venuti i rappresentanti delle forze dell’ordine. Hanno chiesto a me e mia moglie di accompagnarli in ospedale. Allora abbiamo sperato che non gli fosse successo niente di irreparabile. Ma quando mi hanno chiesto di voltare per un corridoio, anziché andare dritti, mi è crollato il mondo addosso. Ecco perché voglio parlare. Perché bisogna fare in modo che termini questa strage”.

Antonello e il padre litigavano spesso per questo motivo. Il giovane era disattento alla guida e questo faceva infuriare i genitori: “L’ho ripreso mille volte Antonello perché faceva riprese col cellulare mentre guidava, oppure si leggeva whatsapp. Mentre era molto accorto a mettersi alla guida senza aver bevuto, con quel maledetto telefonino perdeva la testa. Sempre con quel cellulare in mano. La notte della tragedia, durante una festa, ha fatto una diretta perché gli piaceva apparire, per comunicare. Ma se durante una festa non corri pericoli, il discorso cambia in auto”.

Poi l’appello accorato

Il papà non punta affatto il dito contro il figlio ma dice: “Antonello è uno dei ragazzi di questa generazione. Non c’è certo solo lui a usare il cellulare in modo sconsiderato, mi creda. Io giro in moto, vedo quello che fanno i guidatori nelle macchine cui passo accanto. Stanno tutti concentrati su uno schermo, invece che sulla strada. Soprattutto i più giovani sono distratti da questi marchingegni. Perché osservo quello che fanno? Mica sono un guardone. Lo faccio perché così prevengo le distrazioni degli altri. Pensi cosa tocca fare per colpa dei telefonini”.

Infine l’uomo fa una proposta per limitare questa continua strage: “Obbligare le case produttrici a inserire dei sistemi che impediscano l’uso del cellulare per chi guida. Così come dovrebbe essere reso obbligatorio l’alcolock per impedire a chi ha alzato il gomito di mettersi alla guida. Con qualche centinaio di euro, si risparmiano vite. Perché se non facciamo niente, ogni 31 dicembre conteremo il numero di decessi, aggiornando nuovi macabri record». Lo rabbia sfuma e fa spazio all’atroce sofferenza di un uomo che ha perso il figlio: “Antonello era una persona piena di vita. Aveva mille idee, gli piaceva stare con la gente. Avrebbe regalato tanta felicità a tutti, come ha fatto sempre con noi”.
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