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Si lancia nel vuoto con la figlia, la confessione: “Ho premeditato tutto. Wendy non doveva vivere senza di me”

Pubblicato: 10/01/2024 11:58

“Ho sospeso di recente l’assunzione dei farmaci che mi erano stati prescritti dal centro di salute mentale”. Lo ha ammesso davanti al pm, Giulia Lavatura Truninger, la donna di 41 anni che lunedì mattina si è buttata dal nono piano del palazzo dove vive, a Ravenna, portando con sé la figlia Wendy, di sei anni. La piccola è morta per le conseguenze dell’impatto.
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La premeditazione

La donna è ricoverata a Cesena, in stato di arresto, ed è stata sentita dal pm, investigatori e medici. Alternando il pianto alle parole, ha risposto a tutte le domande, ricostruendo i dettagli della tragedia. Alle 7.15 ha aperto una finestra all’ultimo piano del condominio, ha camminato sui ponteggi che circondano le facciate con la figlia in braccio e la cagnolina. Poi si è lanciata nel vuoto. La bimba è morta, l’animale anche, lei invece è sopravvissuta, riportando una lesione alla colonna vertebrale giudicata guaribile in poche settimane senza conseguenze. Straziante il passaggio in cui ammette: “L’unica esitazione l’ho avuta quando mia figlia ha cercato di fermarmi. L’avevo presa in braccio che ancora dormiva e poi si è svegliata. Volevo suicidarmi e volevo che lei non rimanesse senza di me. Avevo premeditato tutto giorni prima”. (Continua dopo la foto)

Giulia ammette: “Avevo smesso di curarmi”

Nel corso dell’interrogatorio, la donna ha assicurato di non avere somministrato alcun farmaco alla bimba per stordirla prima di lanciarsi nel vuoto. Per togliere ogni dubbio, la Procura ha tuttavia disposto un prelievo di sangue sulla piccola per accertare un’eventuale presenza di sostanze, e nel caso quali. L’autopsia non sarà invece necessaria: la ragione del decesso è palese, basterà perciò solo un’ispezione cadaverica prima della restituzione della salma e del nulla osta ai funerali. Si è ora in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto per omicidio aggravato e uccisione di animale. In quella sede, il legale è pronto a sollevare formalmente la questione psichiatrica legata al movente del caso.

La donna infatti, era seguita da circa dieci anni dal Centro di salute mentale e nel 2018, dopo la nascita della figlia era stata sottoposta a un Tso e lo stesso era avvenuto qualche anno prima. A dicembre aveva deciso di sospendere i farmaci prescritti per il suo disturbo bipolare. “È sbagliato permettere a una persona di scegliere in autonomia di non assumere medicine fondamentali come quelle”, ha detto il suo avvocato Massimo Ricci Maccarini. Anche la zia della donna, Rosaria Berardi ha dichiarato alla trasmissione Rai Ore 14: “A dicembre era stata brava a convincere i medici a sostituire le iniezioni al Csm con le pasticche. Credo che i percorsi terapeutici in questi casi vadano ripensati. Siamo stati lasciati soli“. Adesso gli inquirenti dovranno verificare alcune dichiarazioni, come quella secondo cui uno psichiatra che l’aveva in cura, le avrebbe suggerito di buttare via i farmaci.

Ultimo Aggiornamento: 10/01/2024 17:53