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“Sono Gioia, ho trenta anni e sono in coma”, la lettera dopo un anno dall’incidente

Pubblicato: 27/01/2024 12:16

Una lettera struggente quella scritta da una mamma a nome della figlia, Gioia, giovane di Oria coinvolta in un incidente stradale nell’8 ottobre del 2021 sulla provinciale che collega Francavilla Fontana a Ceglie Messapica.

La donna ha preso carta e penna e ha raccontato il calvario della giovane sopravvissuta ma da oltre un anno a letto, in stato vegetativo. Il commovente testo è stato inviato alla pagina Inchiostro di Puglia che l’ha ricondivisa.
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La lettera

A fare da tramite Pompea, un’amica della mamma di Goia: “Ciao “Inchiostro di Puglia”. Io mi chiamo Pompea e lavoro come operatrice socio sanitaria, faccio assistenza domiciliare nella provincia di Brindisi. Ti scrivo perché tra qualche giorno ad Oria ci sarà il compleanno di Gioia, una delle mie pazienti, sopravvissuta a un incidente stradale nell’ottobre del 2021. Gioia è viva, è tra noi, anche se qualcuno sembra essersene dimenticato. Gioia capisce quello che le succede intorno e negli ultimi anni ha lottato tanto per raggiungere i suoi piccoli ma enormi progressi. Questa lettera che ti giro l’ha voluta scrivere sua madre Anna, a nome di Gioia che non può farlo. Tanti auguri di Buon Compleanno amica mia”.

Comincia così: “Io sono Gioia, una giovane ragazza pugliese. Vittima di un incidente stradale avvenuto l’8 ottobre del 2021 sulla provinciale che collega Francavilla Fontana a Ceglie Messapica. Oggi è il mio compleanno: compio 30 anni! E ci tenevo a ringraziare chi mi è sempre stato vicino, chi non si è scordato che io esisto, seppur in condizioni diverse. Voglio ringraziare in particolare la mia famiglia, i miei fisioterapisti, le mie oss: i miei “angeli dai guanti blu“. Tutte le persone che si occupano di me, che mi aiutano a reagire, che mi donano affetto, dignità, amicizia, supporto, amore”.

E continua a raccontare: “Io quel maledetto giorno non ero ubriaca, non ero drogata. Dovevo solo andare a lavorare. Sì perché io sono un’infermiera. Curavo le persone e amavo il mio lavoro, i miei assistiti, i miei colleghi. Chi mi conosce sa che non mento. Oggi compio 30 anni e la mia cartella clinica recita così: ‘stato neurovegetativo’. Io ci sono, sono viva, vedo, sento, percepisco tutto, soprattutto la mancanza di chi non c’è più, di chi mi ha lasciata per sempre come il mio papà. Come sento la mancanza di chi non c’è perché forse pensa che non vale la pena esserci. Buon compleanno a me. Gioia”.
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