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E la Lega si riscoprì moderata (ma solo quando c’è di mezzo Putin)

Pubblicato: 19/02/2024 21:50

“Qualche sospetto lo abbiamo, ma nessuna certezza”. Parole di Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega in Senato, pronunciate nel bel mezzo della manifestazione di piazza del Campidoglio a Roma, alla quale il Carroccio aveva dato l’adesione soltanto all’ultimo, tra non poche polemiche. Una frase data in pasto alla stampa a pochi metri, sembrati però un’enormità, dalla gigantografia di Navalny, il dissidente russo trovato senza vita in un gulag della Siberia, dove era stato confinato dopo l’arresto. Accompagnata dai fischi dei manifestanti, che fin da subito avevano messo nel mirino gli esponenti del partito di Matteo Salvini. E sembrata un tentativo, l’ennesimo, di rimarcare le differenze tra la Lega e il resto dei partiti italiani nei rapporti con Vladimir Putin, anche ora che i media di tutto il mondo puntano il dito contro il leader russo.

Quel “nessuna certezza” di Romeo è stato accolto dai presenti, ovviamente, come peggio non si sarebbe potuto. Sono partiti fischi, insulti, accuse pesanti. “Traditore”, “torna in Russia dal tuo amico Putin”, “vattene”. E via dicendo, in un crescendo del quale non possono essere riportate tutte le sfumature, alcune piuttosto volgari. La sintesi, però, è chiarissima: la Lega ha un problema, un problema grande come la Russia. E fatica a prendere le distanze dal Cremlino anche di fronte alla morte di un oppositore, l’ennesimo che ha pagato con la vita il prezzo per aver sfidato a viso aperto lo zar. Come tanti prima di lui e, si teme, come accadrà ancora, inevitabilmente.

E pensare che proprio la Lega, su un caso di tutt’altro genere, aveva mostrato un volto granitico, determinato. Mentre si sollevavano le polemiche per le condizioni di detenzione di Ilaria Salis, prigioniera in Ungheria e fatta sfilare con ceppi e catene, avevano puntato il dito contro la donna, rimarcando i suoi “crimini” (l’assalto a un gruppo di neonazisti ungheresi). Con frasi nette, lapidarie. Sentenze opposte alla vaghezza con cui affronta oggi in piazza la morte di Navalny. “Putin? Non abbiamo ancora prove…”. Prove che il mondo sbandiera da ore, giorni. Ma alle orecchie (e agli occhi) dei salviniani, tutto questo non arriva. Cautela nei giudizi, sembra la parola d’ordine in seno al Carroccio. Soltanto perché c’è di mezzo Putin? Il numero di persone che la pensa così è in vertiginoso aumento.

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