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Il terremoto a Taiwan e la crisi dei chip: le conseguenze per il mondo

Pubblicato: 05/04/2024 19:08

Il terremoto dei chip. Perché il sisma spaventoso che ha colpito Taiwan lo scorso mercoledì rischia di avere pesantissime conseguenze per le produzioni tecnologiche mondiali? A temere un effetto domino sono, tra gli altri, i comparti degli smartphone, dei veicoli elettrici e dello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Con perdite stimate per milioni di dollari. I motivi delle preoccupazioni sono evidenti. Il più violento terremoto degli ultimi 25 anni registrato nell’isola asiatica può avere pesanti ripercussioni sulla produzione globale dei semiconduttori, ovvero dei chip di categoria più avanzata utilizzati dalle big tech dell’hardware mondiale. Come ha spiegato Bloomberg, da Taiwan arriva una fetta tra l’80 e il 90% dei chip di fascia alta e il sisma potrebbe aver causato danni ai macchinari per la loro produzione. Un processo industriale molto delicato, per il quale anche dei piccoli danni potrebbero causare lo stop.

Il maggiore produttore mondiale di chip è la Tsmc (Taiwan semiconductor manufacturing company) che a causa del sisma molto violento ha bloccato alcuni macchinari e fatto evacuare il personale dalle sedi. Stesso procedimento per l’altra tech di Taipei, la United Microelectronics. Detto che tra i clienti di queste fabbriche ci sono leader mondiali del settore come Apple e Nvidia, basta poco per comprendere perché sia scattato l’allarme a livello mondiali. Anche se ieri la stessa Tsmc, come riportato dal sito Wired, “ha rassicurato il mercato sostenendo che il 70% delle sue apparecchiature per produrre i microprocessori è tornata operativa la sera stessa del 3 aprile, quando si è verificato il terremoto. Dai controlli di sicurezza effettuati, nessun macchinario chiave ha subìto danni che ne hanno compromesso il funzionamento”.

Pericolo scampato, quindi? Non proprio, se si analizza lo scenario mettendo a confronto la sismologia e la geopolitica. Come ha rilevato Luca Miele su Avvenire (La doppia fragilità di Taiwan), il sisma ci fa interrogare sulla doppia vulnerabilità che minaccia di ipotecare il futuro dell’isola, “grande un po’ meno della Toscana e del Lazio messe insieme, lungo e sotto la quale non corre soltanto l’Anello di Fuoco del Pacifico – la linea di faglie sismiche – ma anche la “linea rossa” tra Stati Uniti e Cina e l’incubo di un nuovo conflitto mondiale”.

Le guerre appunto, quelle in corso e quella possibile che potrebbe avere per epicentro proprio Taipei. “Al futuro di Taiwan è appeso il destino della globalizzazione, quel fenomeno – analizza Miele – fino a poco tempo fa considerato irreversibile e che prima il Covid, poi la guerra in Ucraina, poi le turbolenze geopolitiche hanno ammaccato. Svelando il punto debole del commercio mondiale: le catene di approvvigionamento”. Un blocco di queste ultime potrebbe generare effetti incontrollabili, perché secondo il modello del “just in time” i materiali vengono spostati quando sono necessari, non prima. “Niente scorte. Così se si fermasse Taiwan, il mondo si ritroverebbe senza chip”.

Insomma, essendo l’isola asiatica la capitale mondiale dei semiconduttori, con impianti di produzione tutti lì concentrati, “un’eventuale drammatica interruzione causata da un terremoto (come quello di mercoledì scorso) paralizzerebbe i mercati di mezzo mondo”, ci spiega Miele. Ma ancora peggiori sarebbero gli effetti di un conflitto con la Cina, che nonostante le recente telefonata tra Biden e Xi – i leader di Usa e Cina – resta un’ipotesi possibile negli scenari geopolitici futuri. Oggi vediamlo che “Pechino mostra i muscoli, Taiwan cerca l’abbraccio degli Usa, Washington gioca la sua partita per rallentare l’ascesa della Cina: l’allora presidente Trump lanciò la guerra commerciale contro il gigante asiatico nel 2018, Biden ha bloccato il trasferimento di know how verso Pechino”.

Secondo un’analisi di Bloomberg Economics, il Pil degli Stati Uniti – se gli Usa fossero coinvolti in una guerra per Taiwan – solo nel primo anno di conflitto potrebbe ridursi del 6,7% .Ma l’infezione sarebbe globale: sempre per Bloomberg “una guerra per Taiwan potrebbe costare all’economia mondiale qualcosa come 10 trilioni di dollari, circa il 10% del Pil globale”.

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Ultimo Aggiornamento: 05/04/2024 19:48