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Morte Andrea Purgatori, la perizia inguaia i medici: “Bastava un antibiotico per curarlo”

Pubblicato: 07/04/2024 08:24

Ci sarebbe anche un problema cardiopolmonare tra le cause della morte di Andrea Purgatori, il giornalista scomparso a Roma lo scorso luglio. Ad evidenziarlo è stato l’autopsia effettuata nell’istituto di medicina legale di Tor Vergata a sul corpo del reporter, al quale era stato diagnosticato tre mesi prima di morire un tumore ai polmoni, patologia confermata anche da un primo esame dell’organo in sede autoptica. La morte del cronista, dopo i dovuti esami, è stata individuata in maniera più precisa. L’esito è endocardite infettiva. Una malattia che non gli è mai stata diagnosticata e che proprio senza quella diagnosi l’ha portato alla morte. Per salvare Purgatori sarebbe bastata una efficace cura antibiotica.
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La relazione della Procura di Roma

Il dettaglio inquietante emerge nella relazione finale dei medici legali incaricati dalla procura di Roma (l’aggiunto Sergio Colaiocco e il pm Giorgio Orano) per capire le cause del decesso. Un errore che ha ridotto la sua aspettativa di vita. Sulle condizioni di Purgatori, paziente oncologico, infatti si deve ancora fare chiarezza sull’ipotesi di un’errata diagnosi di metastasi al cervello.

Nella consulenza richiesta dal pm Giorgio Orano (a firma Luigi Marsella e Alessandro Mauriello) che, in seguito all’esposto della famiglia, ha indagato per omicidio colposo quattro medici curanti, si legge che Guido Laudani, il cardiologo che aveva in cura Purgatori “ometteva la prescrizione di accertamenti clinici, laboratoristici e strumentali finalizzati alla diagnosi di endocardite infettiva. Tali omissioni risultano a nostro avviso ascrivibili a imperizia e non rispondenti alle buone pratiche cliniche da noi individuate in letteratura”.

Così i consulenti del pm hanno suggerito alla procura un altro esame da affidare a uno specialista neuroradiologo. Dovrà capire se il radiologo Gianfranco Gualdi, il suo assistente Claudio Di Biasi e la dottoressa Maria Chiara Colaiacomo hanno scambiato un’ischemia per una metastasi al cervello.

La morte

Purgatori, inutilmente sottoposto a terapia anticoagulante ma anche a radioterapia per aggredire ipotetiche metastasi cerebrali diagnosticate dal professor Gianfranco Gualdi, lamenta un malessere significativo: la febbre è salita. In quel caso “sulla base dei dati clinici, radiologici e della terapia impostata era opportuno valutare altre ipotesi diagnostiche oltre a quella proposta dalla dottoressa Giallonardo di un’embolia conseguente a una fibrillazione atriale” scrivono i consulenti del pm.

“Sarebbe stato certamente opportuno — annotano gli esperti — eseguire un set di emocolture e richiedere una consulenza infettivologica. Gli accertamenti indicati avrebbero potuto intercettare il patogeno responsabile degli eventi febbrili e dell’endocardite infettiva con successiva richiesta di trasferimento in altra struttura”.
Il giornalista fu sottoposto a verifiche anche al Policlinico Umberto I, ma solo successivamente, troppo tardi. “All’Umberto I sostanzialmente con gli stessi elementi (di Villa Margherita, ndr) i sanitari sin da subito ipotizzavano un’endocardite batterica e tempestivamente effettuavano gli accertamenti necessari a confermare la diagnosi”.

In conclusione se ci fosse stata la cura antibiotica le condizioni del giornalista con molta probabilità non sarebbero precipitate in modo così repentino. Avrebbe magari perso la sua battaglia contro il tumore più avanti ma sicuramente gli avrebbe allungato la vita. “Ringraziamo la procura perché è stato fatto un accertamento molto approfondito in poco tempo – ha dichiarato il legale Alessandro Gentiloni, penalista che assiste la famiglia del giornalista – Per adesso è stata confermata l’ipotesi contenuta nella querela, ovvero che la diagnosi di estese metastasi cerebrali fosse errata e a causa di questa inesatta valutazione non è stato curato per la vera patologia che l’aveva colpito”.
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