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Il governo Meloni mette al rogo i libri “scomodi”: il caso Valentina Mira

Pubblicato: 13/04/2024 14:16

C’è della reciprocità, se non della banalità, nell’accanimento della destra italiana contro un libro considerato antipatico. Un metodo del tutto uguale a quello utilizzato sulla sponda politica opposta per attaccare lo scritto di un generale ideologicamente scorretto. Valentina Mira contro Roberto Vannacci o viceversa: la cultura azzannata al collo dal politicamente incorretto. Con il libro dell’autrice romana destinato a seguire i fortunati passi di quello dell’alto ufficiale, venduto per centinaia di migliaia di copie grazie al battage mediatico, radicato su quello politico.

Si avvicina la data del 25 Aprile, festa della Liberazione della Repubblica. Una bella polemicona su siti, giornali e tv può fare da antipasto agli inevitabili strascichi sulle varie non partecipazioni di esponenti di Governo alle celebrazioni. “Ecco cosa fa la sinistra, non cambia mai”, è il refrain che esponenti di Fratelli d’Italia stanno ripetendo in questi giorni. Il destro, vien da dire, è fornito dalle stroncature al romanzo dell’autrice Mira per l’editore Sem, “Dalla stessa parte mi troverai”, che prende la narrazione dai fatti del gennaio 1978 accaduti a Roma. Davanti alla sezione Msi del quartiere Appio Latino, in via Acca Larenzia, furono uccisi a colpi d’arma da fuoco due giovani. Il libro si occupa però della storia che emerge dalle indagini su quel delitto: l’arresto nell’aprile del 1987 di Mario Scrocca, militante vicino a Lotta Continua, accusato di esser stato nel commando che colpì i due missini. Scrocca fu trovato impiccato la notte dopo in una cella di Regina Coeli. “Ma troppe cose non tornano…”, dice Mira nel racconto diventato un libro (uscito, va ricordato, lo scorso gennaio).


Per la destra al governo il libro è indegno rispetto ai fatti storici, men che mai di entrare tra i 12 lavori finalisti del premio letterario più prestigioso d’Italia. Lo dice il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Tommaso Foti. “Spiace vedere un’ombra inquietante allungarsi anche sul Premio Strega, che tende a offuscare la strage di Acca Larenzia e vilipendere quei ragazzi innocenti uccisi negli anni più bui della Repubblica, solo perché militanti del Movimento sociale italiano. Mira nell’opera ha provato a banalizzare l’atroce assassinio avvenuto, in una rassegna importante quale il Premio Strega si preferisce offendere la memoria di giovani innocenti e i cui assassini non sono mai stati assicurati alla Giustizia”. La messa all’indice del libro, e le (purtroppo) conseguenti minacce di morte all’autrice comparse sui social, evidenziano come “certa” politica tenda a normalizzare “certa” cultura, soprattutto se vista con gli occhi miopi della propaganda.


Il fatto è che la grancassa del potere oggi al potere vorrebbe normalizzare tutto, finanche di cosa e come dovrebbe scrivere la letteratura italiana. Con questo stigma il Premio Strega si avvicinerà alla serata finale di luglio al Ninfeo di Villa Giulia a Roma. Il minisitro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, giurato con diritto di voto sui libri in concorso, potrebbe essere costretto a leggere i 5 libri finalisti, non come l’anno scorso quando confessò in diretta tv di non averlo fatto. Una gaffe, tra le altre, che spiega forse meglio di tanti argomenti (pretestuosi?) il senso di questa destra per la letteratura e gli autori italiani. Appare infatti ideologicamente ossessionata dal dover sostituire l’egemonia culturale di sinistra imperante con una del proprio spazio politico. Che poi questa rottamazione-sostituzione debba concretizzarsi perché autori definiti di destra scrivano libri più interessanti e apprezzati-venduti di altri (e capaci di alimentare costruttivamente il dibattito intellettuale), potrebbe essere un dettaglio.

Proprio il caso – più che altro mediatico – scaturito intorno al precedente libro del generale dell’Esercito evidenzia il cortocircuito che quell’intellettualismo sta tenacemente alimentando intorno al libro di Mira. Come lo stesso Federico Mollicone (Fratelli d’Italia), presidente della commissione Cultura editoria della Camera, ha sottolineato oggi di “aver letto il libro e di confermare il giudizio personale: è un pessimo libro, scritto male, con assoluta non conoscenza dei fatti storici e mancato rispetto dei morti”. Non prima di aver detto a Gruber e Massimo Giannini (che ne hanno parlato a “Otto e mezzo” ieri sera su La7) di vergognarsi per “aver dato scena a un libro che parla in questa maniera di vittime del terrorismo riconosciute dallo Stato”.

Se per Mollicone “il libro di Mira tra i finalisti dello Strega è solo squallido marketing politico-letterario”, sorge spontaneo domandarsi se è lo stesso presidente della commissione Cultura della Camera che a Il Giornale (di riferimento) del 24 agosto 2023 così argomentava sul libro “Il mondo al contrario”, rispetto alla domanda se fosse bersaglio di una censura del politicamente corretto. “Chi ha letto il libro sa – disse Mollicone – che la critica al politicamente corretto che fa Vannacci l’abbiamo già letta più volte. Nessuno ha dato alla sinistra italiana il diritto di autonominarsi censori, agenti morali del politicamente corretto. Non spetta al Pd decidere cosa si può scrivere o non scrivere nei libri. In una democrazia liberale non è compito della politica vagliare la correttezza morale dei contenuti degli scritti”. Va ricordato che dallo stesso partito di Mollicone in settimana è emersa la proposta per varare una norma che preveda il carcere per i giornalisti, “fino a 4 anni e mezzo”. Lo prevede uno degli emendamenti al decreto legge sulla diffamazione presentati dal relatore Gianni Berrino. Da qui al passare (anche senza condividerlo) ai libri dei “nemici” bruciati in piazza, come accaduto non secoli fa, il passo può essere breve.

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